giovedì 28 maggio 2026

UDIENZA GENERALE 27/05/2026 Leone XIV: liturgia, tradizione e progresso si integrano e fanno crescere la vita cristiana - La sorpresa del sacerdote che si è visto soccorrere dal Papa

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 27 maggio 2026


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Il Papaliturgia, tradizione e progresso si integrano
e fanno crescere la vita cristiana

All'udienza generale, nella seconda catechesi dedicata alla Costituzione conciliare "Sacrosanctum Concilium", Leone XIV spiega che il culto della Chiesa si è “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca divenendo motore di evangelizzazione: oggi "occorre rinnovare questa energia" rispettando le norme liturgiche, non si disorientino i fedeli aggiungendo, togliendo o modificando qualcosa, le innovazioni non compromettono la comunione ecclesiale ma la confermano


Il Papa mentre benedice un bambino (@Vatican Media)

“Conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso”: questo il proposito della Sacrosanctum Concilium, il primo documento promulgato dal Concilio Vaticano II, convocato per “far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli”, “adattare alle esigenze” del “tempo” le istituzioni “soggette a mutamenti”, “favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo” e “rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa”. Leone XIV lo spiega all’udienza generale, nella seconda catechesi dedicata alla Costituzione sulla sacra liturgia, nell’ambito del ciclo sui documenti dell’assise conciliare.
Tendere sempre alla comunione ecclesiale

È un progresso, quello evocato dalla Sacrosanctum Concilium che “non compromette affatto la comunione ecclesiale”, sottolinea il Papa ai 25.mila fedeli e pellegrini radunati in piazza San Pietro, semmai vuole “confermarla e favorirla”. Da qui l’invito ad osservare le disposizioni e le norme liturgiche.

Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale.

Tradizione e progresso

Sviluppando il tema “La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo”, il Papa premette che negli anni Sessanta, durante i quali si è svolto il Vaticano II, “si avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali” e che “grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione” dello stretto “legame” tra “rinnovamento della liturgia” e “rinnovamento di tutta la vita della Chiesa”. Cosa già evidenziata da Pio XII nell’Enciclica Mediator Dei, dove si legge che “la Chiesa è un organismo vivente”, dunque, “anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze” del tempo. Come ha chiarito Benedetto XVI, sebbene “tradizione e progresso” vengano contrapposti, “in realtà, i due concetti si integrano”. E in effetti i padri conciliari nella Sacrosanctum Concilium hanno specificato che il progresso “è radicato nell’autentica Tradizione”, ricorda Leone, ma “distinguendo all’interno della liturgia ‘una parte immutabile, perché di istituzione divina’ e “parti suscettibili di cambiamento” se vi “si insinuassero elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia”, o se divenissero “meno opportune”.

Un momento dell'udienza generale (@VATICAN MEDIA)

Un culto incarnato

Per permettere “ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo”, che è “fondamento della fede cristiana”, dunque, ci sono stati “mutamenti” nella liturgia “lungo i secoli”

Il culto della Chiesa si è dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità.

Leone XIV tra la folla (@Vatican Media)

Evitare il disorientamento dei fedeli

Lo stretto legame fra tradizione liturgica e progresso emerge anche nella raccomandazione dei padri conciliari ad una “revisione dei riti”, lì dove vi fosse “una vera e accertata utilità della Chiesa”, fatta in modo che “le nuove forme” nascano “organicamente da quelle esistenti”, precisa il Pontefice, che raccomanda riforme ponderate e ben studiate nel rispetto della tradizione.

Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre “preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale”. Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa.

Piazza San Pietro gremita di fedeli (@Vatican Media)

(fonte: Vatican News, articolo di Tiziana Campisi 27/05/2026)

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La sorpresa del sacerdote che si è visto soccorrere dal Papa

Don Franco Semeraro racconta ai media vaticani come Leone XIV abbia soccorso suo fratello Diego, il sacerdote che ieri, 27 maggio, ha avuto un leggero mancamento all'udienza generale in Piazza San Pietro per il grande caldo: il Pontefice gli ha dato personalmente un rosario


L'immagine è circolata in poco tempo sui media di tutto il mondo: un nugolo di uomini in giacca e cravatta scura raccolti ieri, 27 maggio, nelle prime file di Piazza San Pietro per l'udienza generale. E poi la figura bianca di Papa Leone XIV, che scende dal sagrato e si inginocchia per rendersi conto di quanto accaduto. Ad essere soccorso è stato don Diego Semeraro, sacerdote di Martina Franca, comune italiano della provincia di Taranto in Puglia, giunto a Roma insieme al fratello don Franco, che quest’anno celebra i 60 anni di sacerdozio e ha consegnato al Pontefice un album con alcune fotografie delle reliquie di sant'Agostino quando circa 20 anni fa giunsero proprio a Martina Franca.

“Santità, ma è proprio lei?”

"Una cosa straordinaria", racconta don Franco ai media vaticani, riportando l'accaduto. Nell'approcciarsi al sagrato per il tradizionale baciamano al Papa, "stando tre ore al sole, mio fratello ha avuto un piccolo mancamento, ha ruzzolato parecchio, adesso è un po' indolenzito, ma adesso grazie a Dio sta bene". Ed il primo a prestare soccorso è stato proprio Leone: "Si è prostrato per primo, è andato a soccorrerlo", racconta don Franco, generando sorpresa nello stesso don Diego, al punto da fargli esclamare: "Santità, ma è proprio lei?". Il Papa gli ha poi stretto la mano e gli ha consegnato personalmente un Rosario. Dopo l'episodio, il sacerdote è stato accompagnato al pronto soccorso vaticano per gli accertamenti, che non avrebbero evidenziato problemi. Ha pranzato dopo l'udienza generale e ha anche celebrato la Messa.

L’ordinazione in Piazza San Pietro

Un’emozione, quella vissuta in San Pietro da don Diego, 82 anni a giugno, che non è stata la prima nell’abbraccio dell’emiciclo berniniano. Lì, infatti, nel 1970, è stato ordinato sacerdote da Paolo VI. Per anni è stato legato alla parrocchia della Santa Famiglia a Martina Franca dove ha svolto un lungo servizio pastorale
(fonte: Vatican News 28/05/2026)


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LEONE XIV

I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 2. La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Nell’Enciclica Mediator Dei, Venerabile Pio XII scrive che «la Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo» (I,V).

In piena continuità con questo principio, il Concilio Vaticano II nel Proemio della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) riconosce come «suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (n. 1). L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo «di far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa» (ibid.).

In quel momento storico si avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano. Grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione, espressa in seguito da San Giovanni Paolo II, che «esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa non solo agisce, ma si esprime anche nella liturgia e dalla liturgia attinge le forze per la vita» (Lett. Dominicae Cenae, 13).

Per favorire l’accesso dei fedeli alla ricchezza dei doni di grazia dispensati dalla sacra liturgia, la Costituzione Sacrosanctum Concilium indica dunque con una formula molto efficace la direzione da seguire: «conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso» (SC, 23).

Papa Benedetto XVI ha colto in questa dichiarazione d’intenti il «programma di riforma» dei Padri conciliari, «in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro», notando come «non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso», mentre, «in realtà, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce» (Discorso ai partecipanti al Convegno nel 50° anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, 6 maggio 2011).

Il Concilio afferma la legittimità di tale progresso radicato nell’autentica Tradizione, distinguendo all’interno della liturgia «una parte immutabile, perché di istituzione divina», da «parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia, o si fossero rese meno opportune» (SC, 21). Mutamenti di questo genere sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo, fondamento della fede cristiana. Il culto della Chiesa si è dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità.

Si comprende allora perché i Padri conciliari abbiano raccomandato che la revisione dei riti, quando corrisponde a «una vera e accertata utilità della Chiesa», sia sempre compiuta «con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti» (SC, 23). Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre «preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale» (ibid.). Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa (cfr SC, 22). Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla.

Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale.
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Saluti

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APPELLO

Seguo con preoccupazione la guerra in Ucraina, che conosce in questi giorni una forte intensificazione. Desidero esprimere la mia vicinanza a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi, compiuti anche contro civili.

La guerra non risolve i problemi, ma li aggrava; non costruisce sicurezza, ma moltiplica la sofferenza e l’odio. Dove cadono missili e droni, cadono anche le speranze, si distruggono case e luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti.

Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della Pace.

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le persone consacrate presenti a questa Udienza: le Religiose dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia, le Suore di San Paolo di Chartres, le Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, le Orsoline Missionarie del Sacro Cuore, i Fratelli Maristi. A ciascuno auguro di ravvivare il fervore della consacrazione e di dare nuovo impulso alla missione delle rispettive comunità

Accolgo con affetto i Seminaristi del Seminario Regionale Pugliese, i partecipanti al campionato mariano festa dei popoli di Orte Scalo, la Confraternita del Beato Angelo da Furci: tutti incoraggio ad essere testimoni di autentica vita cristiana e di solidale apertura verso gli altri.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il vostro pellegrinaggio a Roma, e in particolare alle tombe degli Apostoli rinvigorisca la vostra fede in Cristo: sia Egli la luce e la via per la vostra esistenza.

A tutti la mia benedizione!