sabato 26 marzo 2022

Gesù, il Messia Figlio di Dio che non si vergogna di chiamarci fratelli - Egidio Palumbo - I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2022 (VIDEO)

I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2022
Gesù, il Messia Figlio di Dio
che non si vergogna
di chiamarci fratelli
Egidio Palumbo
(VIDEO)

23 marzo 2022 
Settimo e ultimo 
dei
I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2022
"Volti di fraternità e sororità
nella fede biblica"

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)


1. L’ingiusta e assurda guerra fratricida nei nostri giorni
    In questi giorni drammatici dell’assurda guerra fratricida tra Russia e Ucraina – paesi cristiani – ci appare sempre più evidente l’urgenza di ritornare all’evangelo, per riaffermare e consolidare la nostra fede/fiducia in Cristo Gesù, in colui che è «la nostra Pace» (Ef 2,14) e che ci dona la sua pace e non la pace che scaturisce dalle logiche aggressive e violente del mondo (cf. Gv 14,27). Facciamo nostre le parole di papa Francesco che, nell’appello del 23 febbraio al termine dell’udienza generale, definendo insensata questa guerra (come d’altronde lo sono tutte le guerre), affermava con chiarezza che il Dio che noi professiamo e davanti al quale noi stiamo è «Dio della pace e non della guerra; che è Padre di tutti, non solo di qualcuno; che ci vuole fratelli e non nemici».

  Con amarezza constatiamo invece che Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, ha dichiarato giusta questa guerra nell’omelia di domenica 6 marzo, denominata, secondo la liturgia ortodossa, “Domenica del perdono” (!!!) che precede la Grande Quaresima.

   Assieme al patriarca Kirill, anche altri cristiani, pastori e fedeli laici, pensano e affermano che la guerra sia uno strumento utile e giusto per eliminare i mali del mondo. Ma questo nostro mondo è complesso, dove le ragioni per confliggere ci sono da una parte e dall’altra, e dove per governare la complessità sono necessari non la demonizzazione dell’altro, l’aggressione e le armi, bensì il rispetto dell’altro, il dialogo e il confronto per capire le ragioni dell’altro e per arrivare ad un sano compromesso. Si tratta di saper coltivare quello che papa Francesco nella Fratelli tutti (nn. 215-221) chiama “la cultura dell’incontro”, che è una modalità per coniugare nel quotidiano il valore umano ed evangelico della fraternità.

     Affermare poi da cristiani che la guerra è giusta, significa semplicemente dimenticare Gesù, piegando lui e il suo vangelo alle nostre logiche e convenienze… (cf. Fratelli tutti, nn. 256-262).

2. Ritornare a Gesù, nostro Fratello
     E allora è necessario ritornare (verbo di conversione) a Dio e al suo Figlio Gesù, nostro Fratello e Signore, il quale, come scrive l’autore della Lettera agli Ebrei in 2,11, non si vergogna di chiamarci fratelli (e sorelle). Per quale motivo? Forse perché siamo tutti buoni, giusti, fedeli e irreprensibili? No. Perché tutti veniamo «da una stessa origine» (Eb 2,11), vale a dire da Dio Padre; tutti siamo figli di Dio che Gesù riceve come dono (cf. v. 13); tutti siamo fatti di «sangue e carne», cioè apparteniamo alla stessa umanità debole, fragile e limitata (cf. v. 14).

     Anche Gesù è «sangue e carne» – ce lo ricorda l’evangelista Giovanni («E il verbo si fece carne»: Gv 1,14) –, ovvero appartiene alla nostra umanità debole e fragile, circoscritta nei limiti del tempo e dello spazio; e per questo egli è «in tutto simile ai fratelli» (Eb 2,17). Infatti, continua l’autore della Lettera agli Ebrei, Gesù ha preso parte alle nostre debolezze: come ogni persona umana, nell’intero arco della sua esistenza egli è stato messo alla prova su ogni aspetto della vita (cf. Eb 4,15); da tutto ciò che ha patito e dalla passione per il Padre che ha sempre animato il suo modo di essere e di agire, egli ha imparato ad obbedire sia al Padre sia alla complessità della vita (cf. Eb 5,8), è rimasto fedele al Padre e alla vita, alla storia, senza tuttavia rimanere succube e “prigioniero” delle schematizzazioni e delle visioni pseudo-religiose, mondane e disumane (ricchezze, arroganza, potere e privilegi…) di cui sono piene la vita e la storia, ieri come oggi.

      Perciò è scritto che Gesù è stato messo alla prova in ogni cosa, «escluso il peccato» (Eb 4,15), vale a dire esclusa l’esperienza del fallimento della propria esistenza, del non-senso della vita. Restando fedele alla Parola di Dio e alla sua condizione di Figlio di Dio e di Fratello dell’umanità, egli ha superato – ripeto, nell’intero arco della sua esistenza – la tentazione/prova del potere, della ricchezza e della gloria rivestita dell’apparato religioso-mondano (cf. Mt 4,1-11). L’esperienza della prova e del superamento della stessa, vissuta nella propria umanità fragile («ebbe fame»: Mt 4,2), lo ha reso capace di venire in aiuto a coloro che fanno la stessa esperienza con il rischio di fallire nella vita (cf. Eb 2,18), mostrando loro, non la clava o la spada, ma il suo volto di Fratello misericordioso e compassionevole, che sa prenderli per mano, sa intercedere per loro (cf. Eb 7,25) e accompagnarli verso la salvezza, verso il Senso vero della vita (cf. Eb 4,16).
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