venerdì 28 dicembre 2018

Retromarcia del governo (sembra) sulla manovra che invece di combattere la povertà colpisce i poveri e chi li aiuta.


Retromarcia del governo (sembra) sulla manovra che
invece di combattere la povertà colpisce i poveri e chi li aiuta.



Manovra, per il governo il «non profit» è un bene di lusso

La «manovra del popolo» ha raddoppiato l’Ires al «non profit», per raggranellare 118 milioni di euro. Ne valeva la pena?


Erano 65 anni che nessuno osava metter sullo stesso piano un’oreficeria di lusso, una multinazionale con 119 stabilimenti e il servizio ambulanze d’una valle alpina. La «finanziaria del popolo» l’ha fatto. Raddoppiando l’Ires al «non profit» per portarla al livello delle società che dal lucro sono mosse. Una scelta accolta dal mondo del volontariato come un pugno nell’occhio. 

Pensioni, quota 100, reddito di cittadinanza:
Fino a 9 mila euro

Esempio: i soldi raschiati dalla nuova legge giallo-verde nei bilanci delle Pubbliche Assistenze dell’Anpas (350mila soci, 90 mila volontari, fondazione nel 1904) potrebbero esser superiori ai 20 milioni di euro nella sola Toscana, una delle realtà più generose d’Italia. Il costo, spiega Dimitri Bettini, «di 300 ambulanze o pulmini per disabili nuovi. Perché a questo sono serviti, negli anni, gli utili tassati fino a ieri al 12 e ora al 24%: a comprare mezzi di soccorso, campi tendati, cucine mobili, pompe, gruppi elettrogeni per le emergenze e le attività della di protezione civile». Val la pena di toglierli da lì e buttarli nel calderone delle casse statali? Boh… Forse, prima di fare un passo così incauto in nome della «quota 100» e del reddito di cittadinanza, Matteo Salvini e Luigi Di Maio avrebbero potuto dare un’occhiata ai numeri del Terzo Settore. Cinque milioni e mezzo di volontari censiti dall’Istat (un italiano su sei, dai venti ai sessantaquattro anni), 343.432 organizzazioni senza fini di lucro, 812.706 dipendenti… Un figurone, per un paese come il nostro imbarazzato spesso da tante cose che non vanno.

Un mondo di donne, uomini, ragazze e ragazzi che tutti i santi giorni, senza marcar visita i sabati e le domeniche o le feste comandate, quando c’è bisogno, tappano i buchi lasciati da tutte le parti da uno Stato che non ce la fa a fornire ai suoi cittadini, soprattutto quelli disabili troppo spesso abbandonati a se stessi, quella assistenza che viene loro solennemente garantita nei bla-bla della politica degli spot e della propaganda. 

Sono 118 i milioni che il governo gialloverde ha messo in conto di rastrellare sopprimendo quel 50% di sconto sull’imposta sul reddito delle società che lo Stato riconosceva alla galassia del volontariato dal lontano 1953 e confermato nel 1973. Tanti? Pochi? Fate i conti: mediamente ognuno di quei 5,5 milioni di volontari regala a chi ne ha bisogno almeno tre ore alla settimana (almeno: in realtà sono sempre di più, senza contare le emergenze di un terremoto o un’alluvione) per un totale annuale di 858 milioni di ore di lavoro. A 10 euro l’ora, paga ridicola per tanti impagabili esempi di abnegazione, quel volontariato regala allo Stato oltre otto miliardi e mezzo di euro. Quasi settanta volte di più di quanto andrà a rosicchiare sull’Ires. E parliamo di un mondo bastonato mentre parallelamente la stessa finanziaria gialloverde taglia il «soccorso civile» da 6,7 miliardi nel 2019 a 3,4 nel 2021. Speriamo bene…

Sempre lì torniamo: valeva la pena? Eppure, secondo Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore, la botta alle organizzazioni senza fini di lucro potrebbe esser ancora più dura: « Il problema è l’indotto. Un ente religioso che ha messo a disposizione uno stabile a un affitto basso per un asilo nido, un ospizio, un centro rieducativo, come potrà permettersi ancora la stessa generosità?» Vale per le scuole, centri di assistenza, i ricoveri per anziani… «Almeno centomila organizzazioni non-profit saranno colpite», spiega Riccardo Bonacina, fondatore e animatore di Vita.it, «Nell’attesa che la povertà venga abolita (mai annuncio fu più infelice), il Governo pare voler colpire chi ancora lavora a favore dei poveri e opera nella cultura e nell’assistenza. E intanto proroga le concessioni agli stabilimenti balneari (103 milioni incassati nel 2016) che per Nomisma hanno un giro d’affari di 15 miliardi».

Non basta. «Buona parte di queste organizzazioni non-profit che vengono oggi stangate», ricorda Luca Degani dell’Università del volontariato, «sono nate anche oltre un secolo fa da donazioni di mecenati che si fidavano di “quell’istituto”. Avrebbero fatto lo stesso sapendo che un quarto dei proventi sarebbe finito allo Stato?» E le faranno quelle donazioni i mecenati di oggi e di domani? Il giudizio più duro, però, è forse quello di Silvio Garattini, fondatore e presidente del «Mario Negri», già scottato dall’obbligo di pagare l’Imu per un istituto di ricerca al servizio dei cittadini: «Raddoppiare l’Ires sulle Ong del volontariato un’idea stupida prima ancora che sbagliata o ingiusta. E anche un cattivo affare per le casse dello Stato. Perché mai colpire i bilanci di organizzazioni benemerite che suppliscono generosamente tutti i giorni, in tanti settori, alle carenze dello Stato stesso? C’è da mettersi le mani nei capelli. Meno male, verrebbe da dire amaramente, che non raschieranno niente nella ricerca perché ormai, lì, dopo tanti tagli niente c’è…».
(fonte: CORRIERE DELLA SERA, articolo di Gian Antonio Stella 23/12/2018)

La tassa sulla solidarietà: quel regalo di Natale che sa tanto di punizione

Un balzello sulla solidarietà familiare e di prossimità proprio mentre si promulga un ennesimo condono agli evasori fiscali: è l'effetto Scrooge di dickensiana memoria


Scrooge, l’avaro di dickensiana memoria, è tornato proprio a Natale, colpendo sistematicamente ogni azione di solidarietà. È tornato e, più che manifestarsi nel cinismo egoista che, secondo la troppo affrettata e un po’ corriva analisi dell’ultimo Rapporto Censis, caratterizzerebbe oggi gli italiani, indossa i panni del governo "del cambiamento"
Chiusi i porti ai migranti e a chi li soccorre, senza neppure la carità di un pacco viveri per affrontare la lunga attesa di un porto che li accolga, la legge di Stabilità fatta approvare con voto di fiducia ad un Senato, e presto anche ad una Camera, totalmente esautorate contiene vere e proprie cattiverie nei confronti dell’agire solidale. 
Un balzello imposto sui sudati risparmi che i migranti (regolari) mandano nei Paesi di origine per aiutare chi è rimasto là, esattamente come hanno fatto per decenni i migranti italiani all’estero, sostenendo con le loro rimesse intere economie locali. Tasse raddoppiate alle associazioni non profit e di volontariato. 
Si tassa, cioè, la solidarietà familiare e di prossimità, proprio mentre contestualmente si promulga un ennesimo condono agli evasori fiscali. Questa apparente contraddizione temo possa essere spiegata, appunto, con l’effetto Scrooge: si punisce chi non corrisponde ai propri desideri, alla propria rappresentazione della realtà. 
Non solo i migranti, ormai diventati il simbolo del nemico da cui ci si dovrebbe difendere. Anche le associazioni non profit e le migliaia di volontari che prestano la loro opera a chi si trova in condizioni di vulnerabilità, o che diffondono conoscenze critiche e occasioni plurali e pluralistiche di approfondimento culturale. 
Proprio perché costituiscono una potenziale opinione critica della narrazione governativa su come vanno le cose, sulla compattezza del "popolo" dietro le scelte governative, perché mettono in campo azioni che contrastano quella narrazione, le loro azioni devono essere rese più costose. Non importa se il raddoppio della tassazione implicherà che l’anno prossimo si potranno offrire meno pasti caldi, meno posti letto ai senza dimora, meno punti di ascolto, meno servizi alla persona, meno iniziative di accompagnamento per chi è in difficoltà. Non importa, anzi meglio così, se si faranno meno iniziative culturali libere da padroni politici. Non importa se tutto ciò porterà anche alla perdita di qualche posto di lavoro, dato che anche le associazioni non profit e di volontariato, per poter operare in modo continuativo e affidabile, devono poter contare anche su lavoratori remunerati il giusto. 
Il governo cercherà di presentare la protesta che sta montando da parte di associazioni grandi e piccole, come la reazione al fatto che, anche in questo caso, «la pacchia è finita»
Ma quale «pacchia»? Quella di lavorare per il bene comune, per una maggiore inclusione e civilizzazione dei rapporti, per la costruzione di comunità di prossimità con una qualità della vita decente, se non sempre ottimale, per tenere vivo lo spirito critico, la voglia di imparare, di ascoltare anche chi la pensa diversamente? Ci saranno anche associazioni che si fregiano impropriamente di "non profit" e godono di indebiti privilegi fiscali. E non vi è dubbio che grande è l’eterogeneità qualitativa e di efficacia tra le varie associazioni. Ma si tratta di accertarlo e di definire meglio i contorni di questo mondo, non di punirlo in quanto tale perché considerato estraneo, se non ostile, al governo del cambiamento.
(fonte: “la Repubblica”, articolo di Chiara Saraceno del 27/12/2018)

"È una provocazione Salvini attacchi noi vescovoni ma lasci stare chi aiuta gli altri" 
intervista a Gualtiero Bassetti a cura di Paolo Rodari 

«Una provocazione di chi non ha abbastanza memoria per la società italiana». La definisce così, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, la cancellazione dello sconto del cinquanta per cento sull’Ires, l’imposta dei redditi sulle società. 


Il taglio delle agevolazioni non riguarda soltanto realtà collegate alla Chiesa, anche se sono tanti i soggetti penalizzati legati al mondo cattolico. Cosa pensa la guida dei vescovi italiani? 
«Ripeto, il raddoppio dell’Ires non è un dono, ma una provocazione. Il nostro Paese sta vivendo un momento difficile, ma non mi sarei aspettato di vedere colpito il volontariato e tutto ciò che rappresenta: si tratta di migliaia di istituzioni senza fini di lucro, che coprono uno spettro enorme di bisogni ed esigenze, da quelle ambientali a quelle sanitarie, da quelle di supporto alla coesione sociale e di contrasto alla povertà a quelle ricreative, culturali ed educative. La storia italiana è stata tormentata, ma se c’è una cosa che ha riscattato tante cattiverie e miserie è il sentimento morale di partecipazione popolare alle difficoltà e alle disgrazie della gente. Partecipazione generosa e concreta, creativa e competente. Attenzione: non siamo davanti a un problema dei cattolici o per i cattolici, ma dell’umanità del nostro popolo, quindi di dignità e rispetto per chi ha sempre operato con abnegazione ed ha contribuito a tenere in piedi il nostro Paese». 

L’Italia versa in evidente difficoltà. Eppure perché andare a colpire le fasce più deboli della popolazione? 
«Il Censis, in un suo Rapporto, affermava che ci vuole un salto di qualità culturale per non considerare più le reti comunitarie come realtà puramente ancillari, ma come protagoniste di quel welfare comunitario che può generare coesione, qualità e sostenibilità. Senza questo salto culturale, non si colpiscono soltanto le fasce più deboli, ma la dignità di tutti, anche di coloro che, avendone la possibilità, accettano di donare parte del loro tempo e delle loro energie a fin di bene: gruppi, enti, fondazioni bancarie, singoli. Quando calamità, emergenze umanitarie ci colpiscono chi corre? Chi nel quotidiano aiuta tante famiglie a portare il peso della vita? Chi cerca di aiutare? La politica fa e tante volte disfa, la povera gente fa e non chiede nulla. A che scopo mettere in difficoltà una rete secolare di opere e di impegno?».

Il quotidiano della Cei, Avvenire, proprio su questo punto si è scontrato duramente con il ministro Salvini. Cosa gli direbbe oggi se lo incontrasse? 
«Gli direi: Signor ministro, se la prenda con chi vuole, con i vescovoni, con la stampa cattolica, con i preti meschini e arrivisti… ma non tocchi l’umanità e il senso del dovere che hanno ispirato la nostra Costituzione. Da credente aggiungo: il Bambino nato a Betlemme è il seme di una speranza invincibile, che rinasce malgrado le difficoltà, le persecuzioni e anche gli sberleffi. La Chiesa italiana ha i suoi limiti, ma non può essere processata sui social o con qualche dichiarazione. Chiedo che sia compresa e, al più, sfidata con comportamenti e azioni degne di essere imitati». 

La Chiesa vive sul territorio: dalle sedi locali quali notizie del Paese arrivano? 
«L’Italia non sta bene; non è in pace con se stessa, geme. I problemi sono molti, ma troppi — anziché riflettere — agitano paure o promettono miracoli. Eppure, la nostra storia ci ha consegnato esempi di politici cristiani e non che hanno fatto di tutto per proteggere il Paese, accompagnandolo per strade difficili; l’hanno fatto con dignità e rispetto della storia e della propria fede, religiosa e laica». 

Un anno dopo l’elezione del governo 5Stelle-Lega, quale giudizio ha dell’attuale leadership del Paese? 
«Ci sono voluti decenni per costruire in Italia quella laicità positiva che tanto ha aiutato la democrazia italiana: non mi faccia entrare in un campo che non è di nostra competenza. Se proprio vuole, la misericordia è il nostro metro di giudizio. E le opere di misericordia sono ben 14, spirituali e corporali: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti; consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Sono cose che ci hanno insegnato da bambini: vogliamo davvero disincentivare dal praticarle, proprio nel momento in cui il Paese ne ha più bisogno che mai?».
(fonte: “la Repubblica” del 27/12/2018) 


La norma sulla tassazione dell'Ires per gli enti non profit sarà cambiata a gennaio. «Provvederemo quanto prima, a gennaio, a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale», scrive su Facebook il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. A precederlo e a seguirlo di pochi minuti i suoi due vice. Dapprima è Luigi Di Maio a dire che la misura, che tante proteste ha suscitato, «va cambiata nel primo provvedimento utile. Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato ed è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli».

A completare la manovra di retromarcia del governo arriva il ministro dell'Interno Matteo Salvini, il quale «dopo aver incontrato e ascoltato tanti presidenti ed associazioni» si fa garante dell'impegno del governo a «intervenire per aiutare le tante associazioni di volontariato che utilizzano solo a scopi sociali i loro fondi, ci sarà invece massimo rigore con i "furbetti" che fanno altro».

La norma non può essere cambiata subito in manovra perché si rischia l'esercizio provvisorio, ma si interverrà, appunto, «nel primo provvedimento utile». Come l'impegno sarà onorato, al momento non viene specificato.

In mattinata a difendere la misura era intervenuto il viceministro all'Economia Laura Castelli. L'abolizione della tassazione agevolata in favore di quella piena (in sostanza un raddoppio) «è giusta», ha detto ai cronisti. «Se sei del terzo settore - ha proseguito - si presuppone che tu non faccia utili, visto che sei senza scopo di lucro. Noi tassiamo i profitti delle non profit mica tassiamo i soldi della beneficenza». Dichiarazioni prontamente rintuzzate dalla portavoce del Terzo Settore Claudia Fiaschi, che si dice sorpresa, perché «le organizzazioni senza scopo di lucro, non possono in alcun modo distribuire gli utili», bensì li devono reinvestire nella loro attività. ...


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Servizio TG2000