Bartolomeo I, l'umanità interrompa il geocidio
e apra allo sviluppo sostenibile
L'appello del patriarca ecumenico nella giornata di preghiera per l’ambiente. Asse centrale di questo sistema di valori è il principio di solidarietà: "Solidarietà come fonte di responsabilità condivisa, dialogo e sincera reciprocità, unitamente alla responsabilità collettiva per la tutela dell’ambiente naturale"
L’area dell’Europa colpita dagli incendi boschivi è destinata a crescere di circa il 40 per cento
se le emissioni di gas serra saranno basse e a triplicarsi nel 2100 (AFP or licensors)
Che “il ricco stolto” cessi di demolire la sua casa, che “l’uomo-dio” — malato di consumismo, accecato da bisogni insaziabili — interrompa il “geocidio” prendendo finalmente la strada dello sviluppo sostenibile, «l’unica via ecologica»: il messaggio del patriarca ecumenico Bartolomeo diffuso per l’inizio dell’anno ecclesiastico e per la giornata di preghiera per l’ambiente naturale (1° settembre) è un ultimo, drammatico appello all’umanità affinché prenda finalmente coscienza della crisi ecologica contemporanea, «multidimensionale, crisi della libertà umana, della nostra religione e filosofia, della nostra etica e cultura», che produce una «dannosa alterazione», una «condotta distruttiva» separandoci e alienandoci dalla “Fonte della Vita”.
Il limite dimenticato dell’uomo
Bartolomeo, da sempre paladino della salvaguardia ambientale, ribadisce che l’umanità «deve smettere di comportarsi come se non sapesse e abbandonare definitivamente l’illusione che il pianeta Terra possa sopportare in eterno i fardelli e la distruzione causati dall’attività umana, o che la natura abbia il potere di rinnovarsi da sola. L’etica della responsabilità per la tutela dell’ambiente naturale deve trovare espressione a livello globale, nazionale, locale e personale. Ribadiamo ancora una volta che la coltivazione della responsabilità ecologica è un imperativo categorico per l’umanità che si trova ad affrontare la più grande minaccia mai incontrata nel corso della sua storia». L’arcivescovo di Costantinopoli parla di “geocidio” del quale è colpevole “l’uomo-dio” che ignora «ogni misura e limite in nome di disegni geopolitici e interessi economici, del consumismo e della soddisfazione di bisogni essenzialmente insaziabili, ma anche, a un livello più profondo, a causa di un sovvertimento dell’esperienza e dei valori interiori». I “peccati della modernità” continuano a creare nuove divisioni e fratture tra l’umanità e la natura: «Le conseguenze del predominio globale del desiderio di manipolare, strumentalizzare e sfruttare la natura si riveleranno tragiche per la vita sul nostro pianeta».
Tornare custodi del creato
Dunque, non c’è più tempo. Il modello antropologico dominante non può più essere rappresentato dal “ricco stolto” del Vangelo (Luca, 12, 16-21). Occorre frenare le tendenze distruttive, tornando a rispettare i pilastri fondamentali della civiltà ecologica. Più in generale, scrive il patriarca ecumenico, «l’umanità ha bisogno di raggiungere un accordo su un insieme di valori fondamentali comuni che, in un mondo segnato da conflitti e polarizzazioni, fungano da bussola per il cammino verso il futuro». Asse centrale di questo sistema di valori è il principio di solidarietà: «Solidarietà come fonte di responsabilità condivisa, dialogo e sincera reciprocità, unitamente alla responsabilità collettiva per la tutela dell’ambiente naturale».
Una svolta copernicana per salvare il creato
Il rispetto, nella pratica, della sacralità della persona umana e la cura dell’integrità del creato sono, in prospettiva cristiana, «manifestazioni vitali della realizzazione eucaristica della Chiesa e della chiamata dell’uomo a diventare “sacerdote” del creato». Di qui, scrive il primate ortodosso, l’urgenza di «una “svolta copernicana” nella nostra comprensione dell’idea di progresso e nell’atteggiamento dell’umanità verso la natura, nonché nelle azioni di coloro che operano nella vita politica, economica e sociale, delle Chiese e delle religioni, della scienza e della tecnologia, e di coloro che sono responsabili dell’educazione delle giovani generazioni».
Le conseguenze dei devastanti incendi che, quest'estate, hanno devastato l'Europa (AFP or licensors)
(fonte: Vatican News, articolo di Giovanni Zavatta 31/08/2026)
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