Il cardinale Zuppi:
“La guerra è follia, serve un clima costituente per il Paese”
Dalla guerra alle riforme istituzionali, dalla crisi educativa alla missione della Chiesa italiana. È un discorso ampio e fortemente politico, nel senso più alto del termine, quello pronunciato dal cardinale Matteo Zuppi aprendo l’Assemblea generale della Cei in Vaticano. Un intervento attraversato dal richiamo costante alla pace e alla responsabilità collettiva, nel solco dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, definita dal presidente della Cei “un dono prezioso, un faro di luce nel buio di pensiero e di violenza che talvolta avvertiamo intorno a noi”.
La guerra e il riarmo
“La costruzione di un mondo in stato di belligeranza permanente è un male”, ha affermato Zuppi, denunciando il progressivo indebolimento del diritto internazionale e la diffusione di una “cultura violenta della potenza”. Per il cardinale, “la violenza sembra tornata a essere il linguaggio normale della politica internazionale”, mentre il riarmo viene presentato “come un destino inevitabile”.
Il presidente della Cei ha richiamato i dati sull’aumento globale delle spese militari e ha rilanciato con forza l’appello di Papa Leone XIV: “Fermatevi. È il tempo della pace. Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”. “Ci uniamo, con tutte le nostre energie – ha scandito il cardinale di Bologna – al Papa e ai miliardi che scelgono la pace. Facciamo sentire la nostra voce, gridando che è tempo di fare la pace. La spesa militare mondiale ha raggiunto la punta più alta nel 2025 con 2.887 miliardi di dollari: un aumento di quasi il 3%. È destinata a crescere di molto nel 2026. L’Europa è il Continente che ha conosciuto il maggiore investimento in armi con un incremento medio rispetto al 2024 del 14%. Tutti gli anni del Pontificato di Francesco sono stati segnati da una costante denuncia della pericolosità dell’investimento nelle armi, che diventa una premessa per la guerra”.
Citando l’enciclica Magnifica humanitas pubblicata oggi, Zuppi ha poi ribadito che “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile” e che “è errata la convinzione che la deterrenza nucleare sia condizione indispensabile per la sicurezza”. Da qui l’invito a “disarmare” prima di tutto i cuori e a investire in diplomazia, cooperazione e mediazione. “Il dialogo non è mai debolezza”, ha osservato. “La sicurezza si costruisce pensandosi insieme, gli uni per gli altri, non contro o senza gli altri”. “ Noi cristiani siamo il popolo della pace”, ha insistito il cardinale, invitando le comunità ecclesiali a promuovere educazione alla nonviolenza, cultura dell’incontro e accoglienza. In questo quadro ha ricordato anche il progetto della rete Caritas che ospiterà in estate centinaia di bambini ucraini in Italia.
Le riforme e il “clima costituente”
Accanto allo scenario internazionale, Zuppi ha dedicato ampio spazio alla situazione politica italiana, segnata secondo lui da “polarizzazione” e “contrapposizioni permanenti”. Il presidente della Cei ha richiamato il dibattito sulle riforme istituzionali, a partire dalla legge elettorale, chiedendo “uno spirito costituente” capace di coinvolgere “il più possibile le forze politiche e la società civile”.
“Il confronto democratico rappresenta un grande valore, ma troppo spesso si dissolve e lascia spazio a uno scontro che prescinde dai contenuti”, ha detto. Per questo, ha aggiunto, “esiste un bene comune da ricercare insieme” e le riforme che riguardano “l’architettura fondamentale della vita del Paese” non possono essere affrontate con logiche di parte o di breve periodo.
Zuppi ha citato l’adagio di Giovanni XXIII, “cercare ciò che unisce e mettere da parte ciò che divide”, definendolo ancora oggi attuale. “La Chiesa non si sottrae a questa responsabilità come popolo di Dio”, ha spiegato, proponendosi come “seme di speranza e di unità” nel dibattito pubblico.
Il cardinale ha affrontato anche il tema della giustizia, chiedendo un confronto “serio e non ideologico” sul sistema giudiziario e sul carcere. “Una giustizia credibile ha bisogno di tempi ragionevoli, decisioni prevedibili, norme chiare, istituzioni rispettate e persone responsabili”, ha affermato. E ancora: “La giustizia non può rinunciare alla possibilità di un futuro per chi ha sbagliato”.
I giovani, i migranti e la crisi educativa
Tra i passaggi più intensi dell’intervento, il ricordo di Sako Bakari, il bracciante maliano ucciso a Taranto il 9 maggio scorso, definito “vittima di una violenza gratuita che lascia attoniti”. Secondo Zuppi, dietro episodi come questo “c’è una povertà educativa profonda”.
“Quando mancano relazioni significative, punti di riferimento, senso del limite, quando non si riceve amore disinteressato e non si riesce a dare un senso alla propria vita, si cerca forza nel gruppo, nel dominio sull’altro, nell’umiliazione del più debole”, ha detto il presidente della Cei.
Il cardinale ha denunciato anche il ruolo di un linguaggio pubblico che alimenta “sospetto e disprezzo verso chi è straniero o vulnerabile”, creando così “un terreno ancora più fertile” per la violenza. “Gli stranieri non sono ospiti provvisori della nostra umanità. Sono persone, famiglie, volti, storie”, ha scandito.
Rivolgendosi ai giovani, Zuppi ha osservato che “il problema oggi non è soltanto cosa fanno, ma cosa sognano – o non riescono più a sognare”. Per questo ha invitato a evitare che “odio generi altro odio”, indicando nella comunità, nelle relazioni e nell’educazione le risposte decisive al disagio sociale.
La Chiesa italiana e la sfida della comunità
Nel suo intervento il presidente della Cei ha insistito più volte sul ruolo della Chiesa come luogo di comunità in “un Paese di solitudini”. “Costruire comunità non è un’operazione di marketing pastorale. È la forma stessa della fede”, ha affermato, parlando delle fragilità che attraversano il Paese: anziani soli, giovani senza prospettive, famiglie schiacciate dalla precarietà, poveri invisibili.
“La Chiesa non alza né pianta bandiere di conquista”, ha spiegato, mettendo in guardia dal “fondamentalismo della verità”, cioè dalla tentazione di trasformare le proprie convinzioni in strumenti di imposizione. “La verità non è un territorio da difendere ma un bene da condividere”.
Da qui il richiamo alla sinodalità come stile permanente della vita ecclesiale. “Siamo popolo e non la somma di singoli interessi”, ha detto Zuppi, annunciando anche un percorso di revisione dello statuto e dei processi decisionali della Cei per rafforzare collegialità e corresponsabilità.
Infine il riferimento alle grandi questioni sociali, dalla casa alla crisi climatica. Il Piano Casa del Governo è stato definito “un passo significativo”, mentre sul cambiamento climatico Zuppi ha ricordato che “colpisce soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi”. La Chiesa, ha concluso, deve continuare a essere “anima della ricostruzione morale e umana del Paese”, senza chiudersi “a difesa di un recinto” ma tornando “a parlare al cuore con parole comprensibili e vite credibili”.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Sante Cavalleri 25/05/2026)
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Il testo integrale dell'Introduzione del Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, alla 82ª Assemblea Generale (Roma, 25-28 maggio 2026):