giovedì 21 maggio 2026

Ero malato e (non) siete venuti a visitarmi. Andrò in prigione: verrete a visitarmi?


Ero malato e (non) siete venuti a visitarmi. Andrò in prigione: verrete a visitarmi?

La tragedia di Modena ci invita a meditare di nuovo sulle parole di Gesù dedicate agli stranieri da accogliere, ai malati da visitare, ai carcerati da andare a trovare.

Foto di Arun Anoop su Unsplash

Molti italiani sono razzisti e hanno una storia eccellente di razzismo.

Noi abbiamo inventato il fascismo e le leggi razziali non le abbiamo copiate dai nazisti, ma erano già l’essenza del movimento che sconvolse il novecento. Noi, il razzismo, l’abbiamo applicato in Africa: uccidendo, torturando, violentando, acquistando schiave bambine a costo zero per la nostra lussuria e questo ben al di là delle leggi del ’38.

Noi abbiamo la lega: ve la ricordate la lega appena nata? Io ero in campagna a raccogliere mele e pere e ricordo i discorsi che facevano gli anziani, vecchi ex socialisti, conquistati dalla retorica violenta contro i meridionali. Ancora oggi il terrone, nel mio paese, è il terrone, anche se la lega è riuscita nella grande impresa di conquistare chi prima disprezzava.

Poi ascolti Salvini che, in tono sarcastico, si riferisce al responsabile dei fatti di Modena dicendo “eh, avrà problemi psichiatrici, sarà disoccupato, ecc.”, e ti accorgi che già qui c’è un grosso problema. Il problema è la necessità retorica di costruire a piacere una gerarchia di problemi.

Ma voi avete l’idea di cosa voglia dire essere borderline? Essere schizofrenico? Essere malato di mente? Come si fa a mettere sullo stesso piano la disoccupazione e la malattia mentale?

Eppure un discorso simile l’ho letto anche oggi anche sulla mia bacheca. Come se la malattia psichiatrica fosse una scusa, una certificazione scolastica per non svolgere le verifiche come gli altri.

Mi rendo conto, inoltre, che malattia psichiatrica è un termine orrendo, inadatto, non scientifico, perché i problemi della mente hanno infinite sfumature e declinazioni, sulle quali di sicuro non sono competente, ma di quest’ultime ne ho viste parecchie e, con la stragrande maggioranza, si può vivere con ottimo profitto per sé e per gli altri.

Certo, dipende anche moltissimo da cosa la società, stato compreso, è disposto a fare. E non mi pare che negli ultimi anni si sia fatto molto in questo campo…

Il fatto che la malattia psichiatrica sia collegata a quel mondo produttivo che oggi non riguarda solo l’ambito della produzione di merci ma tutti gli ambiti – dalla formazione scolastica al divertimento – non lo dico io: lo diceva Mark Fisher in quel piccolissimo capolavoro che è “Realismo capitalista”.

Allora, se si riesce a congiungere i puntini, non si può non accorgersi che la mente può andare in tilt quando all’esterno c’è un ambiente che respinge invece che accogliere, con esiti tragici, dalla strage al suicidio – e in Italia, soprattutto tra i giovani, abbiamo più esperienze dei secondi che delle prime.

“Ma la radicalizzazione…?”. C’è, nessuno nega che vi sia radicalizzazione, anzi di questo passo progredirà di sicuro col tempo. Quando ti senti respinto, preso in giro, in una parola “emarginato”, è naturale ti venga una sete di vendetta. Se non fai parte del gioco vuoi interromperlo. Vi ricordate quando eravate bambini? Succedeva questo: se ne avevamo il potere e il gioco non ci piaceva, lo facevamo saltare, con una scusa qualsiasi. Però – spiace deludere i novelli Bruzzone – qui pare non ci sia radicalizzazione. Ho letto perfino che il responsabile è ateo.

La radicalizzazione c’è e la sentiremo sempre di più, ma sarà un grande buffet su cui gettarsi. Nel frattempo, a Taranto, per Sako Bakari nemmeno un fiore. Ma noi non siamo razzisti, sono loro ad essere islamisti…
(fonte: Vino Nuovo, articolo di Franco Ferrari 19/05/2026)

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