Cappellani militari alla parata del 2 giugno???
Ma anche NO!

“… Ai preti-soldato è richiesta la divisa di ordinanza: veste talare con stellette, fascia, basco nero con fregio dell’Ordinariato militare e guanti neri, come si legge nella comunicazione interna inviata da monsignor Siddi, vicario generale della diocesi castrense, che ha i gradi e il salario di generale di divisione…”
Il Consiglio nazionale di Pax Christi, sconcertato e indignato dalla recente disposizione dell’ordinariato militare che ha comunicato la presenza in grande spolvero dei cappellani militari alla parata del prossimo 2 giugno, condivide a fa propria l’ Opinione di don Tonio Dell’Olio del 29 maggio, sulle pagine on line di Mosaico di Pace, rivista promossa dallo stesso Movimento:
Cappellani militari alla parata? Ma anche no!
Nel Mosaico dei giorni del 22 maggio scorso avevamo riproposto – come facciamo ormai ogni anno – l’idea che la “parata” del 2 giugno venisse smilitarizzata. La Festa della Repubblica, infatti, celebra una Costituzione fondata sul lavoro, non sulle armi. Ma quest’anno quella richiesta aveva un motivo ulteriore e più urgente: l’appello lanciato dalle pagine di Avvenire da un gruppo di amici provenienti da culture ed esperienze diverse, uniti dall’idea che la pace non possa essere evocata mentre si esibiscono strumenti di guerra.
Avevamo anche suggerito che ad aprire simbolicamente una parata civile fossero gli italiani della Global Sumud Flotilla: uomini e donne che rappresentano oggi una delle esperienze più avanzate di presenza nonviolenta nei conflitti, nel Mediterraneo e accanto ai popoli feriti dalla guerra.
Per tutta risposta apprendiamo oggi, da un articolo di Luca Kocci sul Manifesto, che per la prima volta alla parata militare sfilerà anche un drappello di cappellani militari. Una scelta improvvida e profondamente antievangelica. Non solo perché contraddice il richiamo di Papa Leone XIV a una pace “disarmata e disarmante”, ma anche perché ignora il percorso avviato dalla Chiesa italiana per ripensare radicalmente il ruolo dell’assistenza spirituale nelle Forze armate. È scritto nero su bianco nel Documento di sintesi del Sinodo delle Chiese italiane (24, c) e nella Nota pastorale firmata dai vescovi italiani “Educare a una pace disarmata e disarmante” (3, e).
La partecipazione dei cappellani alla parata segna, invece, un’integrazione ancora più marcata dei preti dentro l’apparato militare, nella sua logica e nella sua mentalità. E tutto questo con ingenti risorse pubbliche. È un segnale preoccupante, che occorre invertire con urgenza se vogliamo restare credibili nell’annuncio evangelico della pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27).
(fonte: Pax Christi 29/05/2026)
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Vedi anche i nostri post precedenti:
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