VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
13-23 APRILE 2026

Martedì 14 aprile 2026
ALGERI – ANNABA
09:20 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boumédiène” per Annaba
10:30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Annaba “Rabah Bitat”
11:00 VISITA AL SITO ARCHEOLOGICO DI IPPONA
A CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI DELLE PICCOLE SORELLE DEI POVERI
12:10 INCONTRO PRIVATO CON I MEMBRI DELL’ORDINE AGOSTINIANO nella Casa della Comunità Agostiniana
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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Algeria
Gli incontri di martedì mattina
Ad Annaba sui passi di sant’Agostino
Piove a dirotto ad Annaba, è una giornata grigia. Eppure tra le rovine dell’antica Ippona il passato e il presente oggi sembrano fondersi. Due epoche diverse, lontane più di sedici secoli, ma dalle quali giunge al mondo lo stesso messaggio, da sant’Agostino e da Leone XIV: si può vivere come fratelli se si costruisce insieme la pace.
È il secondo giorno del viaggio apostolico del Papa in Africa e quello nel sito archeologico è uno dei momenti più attesi. Il Pontefice agostiniano, tra la pioggia battente, percorre un breve tratto dell’area, parte di una strada attraversata tante volte dal vescovo Aurelio Agostino, nativo di Tagaste, l’odierna Souk Ahras, e vescovo della fiorente città portuale.
Ampliando lo sguardo si abbraccia la collina di Annaba, con la basilica dedicata al grande padre della Chiesa. Ieri e oggi. Il primo Pontefice in terra algerina viene a rendere omaggio al suo padre spirituale, per raccoglierne l’eredità e dare ancora voce al suo invito a vivere concordi, perché ci sia armonia tra i popoli. Perché «la pace è il fine del nostro bene», scrive Agostino ne La città di Dio, nel capitolo XIX (11), dove ripete la parola «pace» oltre un centinaio di volte.
Leone XIV — partito in mattinata in aereo da Algeri — giunge poco dopo le 11.30 all’ingresso. Ad accoglierlo è un responsabile del sito, che lo saluta in arabo. Il Pontefice, riparato da un ombrello bianco, subito osserva, visibilmente emozionato, le rovine di Hippo Regius, fino al V secolo abitata da pescatori, marinai, soldati, commercianti, artigiani, e ancora funzionari e agricoltori, ma pure da famiglie agiate, armatori e uomini d’affari.
Il maltempo costringe a una cerimonia più breve rispetto a quella prevista. Simbolico il momento in cui il Papa, da sotto un gazebo e con l’aiuto di due giovani boy scout, depone una corona di rose bianche e gialle. Sullo stesso punto, pianta un ulivo, simbolo di pace: quel dono che oggi sembra impossibile e che il Pontefice affida all’intercessione di sant’Agostino. L’ulivo richiama anche quello secolare della città natale del vescovo di Ippona, che la tradizione vuole risalga al suo tempo.
Per alcuni istanti il Papa rimane assorto in preghiera, con le mani giunte. Intanto vengono fatte volare nel cielo carico di pioggia delle colombe bianche, mentre la corale dell’Istituto della Musica di Annaba intona dei canti in latino, berbero e algerino, con testi tratti dagli scritti agostiniani sui temi della pace e della fratellanza.
Un gruppo di giovani vestiti con abiti tipici, di colore chiaro, canta per il Pontefice, il quale si dirige dinanzi a loro per ascoltare l’esecuzione dell’ultimo brano. Li applaude alla fine e li ringrazia scandendo con le labbra un «thank you». Poi, ancora sotto la pioggia incessante, si avvia verso l’uscita del sito per proseguire questa seconda giornata di viaggio sui passi di sant’Agostino.
(fonte: L'Osservatore Romano, articolo di Tiziana Campisi 14/04/2026)
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Un polo di solidarietà
che offre speranza
anche ai musulmani
14 aprile 2026
dal nostro inviato
Salvatore Cernuzio
Il cuore di Dio «è straziato» da guerre, violenze, ingiustizie e menzogne. E allora vedere in una città come Annaba — ricca di storia, ma povera nei mezzi e nelle possibilità — una Casa come la Ma Maison, polo di accoglienza e solidarietà per gli anziani gestita dalle Piccole sorelle dei poveri, fa esclamare: «Allora c’è speranza!». Leone XIV dà voce al pensiero che affiora alla mente di quanti varcano il cancelletto di questa struttura situata a Lala Bouna, la collina di Annaba, a fianco alla basilica di Sant’Agostino. Un edificio risalente all’Ottocento, con all’interno una cappella e una piccola moschea, dove è forte, all’ingresso, l’odore di carne messa a cuocere e di fiori bagnati.
Qui nove suore ospitano e si prendono cura — con il supporto di personale retribuito e di volontari — di una quarantina di persone. Uomini e donne relegati, per età o malattia, ai margini del perimetro sociale, pieni di bisogni e senza famiglia. Tra loro, anche diversi musulmani.
Il Papa si reca in visita nella Casa, viva e attiva grazie anche alla carità degli abitanti, come secondo appuntamento del suo secondo giorno di viaggio in Algeria. Una giornata — anch’essa segnata da una violenta bufera di pioggia e vento — trascorsa interamente nell’antica Ippona della quale fu vescovo sant’Agostino.
In questa tappa “tutta” agostiniana, Leone XIV ha voluto ritagliarsi tra i vari impegni un breve momento in questo centro di carità in cui «abita Dio». Perché sempre, come ha detto, «dove c’è amore e servizio, lì c’è Dio».
Il Pontefice viene accolto dai canti e dagli applausi delle suore e del personale della struttura, oltre che dalle zagharit, il grido di esultanza tipico delle donne arabe e africane.
La stanza è piccola, stretta, ma ricolma dell’entusiasmo dei diversi anziani (tra loro anche l’arcivescovo gesuita Paul Desfarges, emerito di Alger), espresso ognuno secondo le proprie possibilità. Chi muovendo una mano, chi aprendosi in un sorriso, chi spostandosi in avanti con la sedia a rotelle o agitando la bandierina bianco/verde dell’Algeria. Gli “ospiti” hanno indosso gli abiti della festa: tuniche dagli ornamenti dorati, veli, turbanti, collane, kufi.
È la madre superiora, suor Philomena Peter, a dare il marhaban, il “benvenuto”, al Vescovo di Roma, seguita dalla testimonianza dell’arcivescovo Desfarges. Parole «toccanti», le definisce il Papa nel suo saluto in inglese, tradotto in arabo. A conclusione del quale, gli ospiti si affrettano a disporsi in fila indiana per recarsi dall’ospite illustre. A turno gli porgono doni, tra quadri e prodotti artigianali, mentre il Papa ricambia con coroncine del Rosario. Un anziano infila la propria nel taschino della camicia dopo averla baciata. Una foto di gruppo conclude l’incontro, il primo di un Pontefice in questa oasi di carità, nascosta al mondo al quale, tuttavia, lancia un segnale in controtendenza: «Allora c’è speranza!».
Il Pontefice, salutati tutti i presenti lasciando in dono anche un’Icona del Mandato Missionario, si reca quindi a pranzo con i confratelli dell’ordine di Sant’Agostino, che qui officiano la vicina basilica intitolata al vescovo d’Ippona. Giunto a piedi, incontra i religiosi di diverse nazionalità africane ai quali è affidato il tempio. E in dono lascia loro una riproduzione in polvere di marmo dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.
(fonte: L'Osservatore Romano, articolo di Salvatore Cernuzio 14/04/2026)
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Testi e video integrali
Partenza da Algeri e Arrivo ad Annaba
Atterato all’Aeroporto Internazionale di Annaba Rabah Bitat alle ore 10.32, è stato accolto da alcune Autorità locali, poi si è trasferito in auto al sito archeologico di Ippona.
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VISITA AL SITO ARCHEOLOGICO DI IPPONA
Alle ore 11.00 Papa Leone XIV ha raggiunto il sito archeologico di Ippona, dove è stato accolto all’ingresso da un responsabile.
Il Santo Padre ha attraversato le rovine, e giunto al termine del percorso, ha deposto una corona di fiori in memoria di Sant’Agostino, che per più di trent’anni fu vescovo della città romana. La corale dell’Istituto della Musica di Annaba ha intonato un canto e il Papa si è raccolto per un momento di preghiera.
Al termine, alle ore 12.50 circa, il Pontefice si è trasferito in auto alla Casa di accoglienza per Anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri.
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VISITA ALLA CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI DELLE PICCOLE SORELLE DEI POVERI
Alle ore 13.10 circa, Papa Leone XIV ha raggiunto in auto la Casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri ad Annaba, in Algeria.
Al suo arrivo, il Santo Padre è stato accolto dalla Superiora della Comunità. Nella sala dell’incontro, dove sono raccolte le circa 40 persone assistite, le sorelle della Congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri e gli operatori della casa, dopo il saluto della Superiora, le testimonianze dell’Arcivescovo emerito di Algeri, S.E. Mons. Paul Desfarges, e di un residente algerino musulmano, il Papa ha rivolto il suo saluto ai presenti, seguito dallo scambio di doni e da un canto.
Eccellenze,
Care Sorelle,
cari fratelli e sorelle, buongiorno! As-salamu alaykom!
Vi ringrazio di accogliermi in questa casa! Sono contento perché qui abita Dio, perché dove c’è amore e servizio, lì c’è Dio.
Ringrazio le Piccole Sorelle dei Poveri insieme al Personale della Casa. Grazie, Madre Filomena, per il benvenuto che mi ha rivolto.
Grazie, caro Monsignor Desfarges, per le Sue parole, le sue toccanti parole! AscoltandoLa e vedendo la Sua presenza qui in mezzo ai fratelli e alle sorelle anziani, viene spontaneo lodare Dio e ringraziarlo. Come fece Gesù quel giorno, in cui gioì nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Lc 10,21).
Ringrazio il Signor Salah Bouchemel per la sua testimonianza, così bella e consolante. Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c’è speranza! Sì perché il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel vostro servizio quotidiano, nella vostra amicizia, nel vivere insieme.
Grazie, care sorelle e cari fratelli, di questo incontro! Vi porto nella mia preghiera e di cuore vi lascio la mia benedizione.
Al termine il Santo Padre ha salutato individualmente gli anziani residenti della struttura, si è poi recato a piedi, alle ore 13.30 circa, alla Casa della Comunità Agostiniana, dove incontra i membri dell’Ordine e si trattiene a pranzo con loro.
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Vedi anche il post precedente:

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