sabato 28 febbraio 2026

CARMELO RUSSO: LA GIUSTIZIA “ECCEDENTE” DI AMORE. Dal “non uccidere” a “l’amare il nemico” (Mt 5,20-48) - VIDEO INTEGRALE

LA GIUSTIZIA “ECCEDENTE” DI AMORE.
Dal “non uccidere” a “l’amare il nemico” 
(Mt 5,20-48)
Carmelo Russo

VIDEO INTEGRALE

11.02.2026 - Secondo dei MERCOLEDI' DELLA BIBBIA 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano
per un progetto di umanizzazione del mondo

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)


             " .. La prospettiva gesuana, dunque, non si accontenta dell’osservanza minimale della legge. Non aver commesso un omicidio non significa essere nel giusto se il cuore è pieno di odio e di disprezzo. Il vero obiettivo è la guarigione delle intenzioni del cuore, non solo il contenimento degli atti omicidi. Bisogna passare dalla visione dell’altro come “inferno” o “ostacolo” all’abbraccio dell’altro come fratello. 
             La ridondanza sul “non uccidere” — intesa come “non adirarti” e “non disprezzare” — si fa ancora più esplicita nei due inviti che seguono: verso il “fratello” e persino verso “l’avversario”.
             Gesù prende ad esempio una pia scena al tempio: la presentazione dell’offerta all’altare. Non basta non avere nulla contro qualcuno; conta anche accertarsi se l’altro «ha qualcosa contro di te» (v. 23). Non puoi presentarti al Padre (all’altare) se rifiuti il fratello. L’accesso a Dio è mediato dall’amore verso il prossimo. Negare la disponibilità alla riconciliazione significa, di fatto, negare la propria natura di figli di Dio. Ciò che conta non è il risultato perfetto (l’eventuale pace raggiunta), ma la disponibilità interiore. Chi sposa il messaggio di Cristo ha l’obbligo morale di fare il primo passo, di tentare il dialogo e di offrire la pace. Certo, la riconciliazione effettiva dipende da due volontà. Se l’altro rifiuta, ciò non deve impedire il mio rapporto con Dio, purché io abbia sinceramente abitato il desiderio di pace: «lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (v. 24). Il culto, quale espressione di una fede sincera, non è un esercizio solitario e rituale tra l’individuo e Dio, ma passa necessariamente attraverso il “ponte” della fraternità. Il cristiano è chiamato a tentare sempre la riconciliazione, non perché il successo sia garantito, ma perché avere un cuore aperto all’altro è l’unico modo per essere davvero in comunione con il Padre. 
           Per quanto riguarda il confronto con l’avversario, il testo completa la riflessione introducendo una prospettiva esistenziale e pragmatica, ribaltando il concetto tradizionale di “giustizia”. Il senso profondo della vita non sta nell’aver ragione, ma nella trasformazione della relazione. L’esistenza umana è descritta come un percorso: «Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui» (v. 25). Da notare che il testo non entra nel merito della res litigiosa: non importa chi ha ragione o torto. In questo cammino, piuttosto, la presenza dell’avversario (colui che ci contraddice o con cui non andiamo d’accordo) non è un incidente di percorso, ma l’elemento centrale su cui saremo misurati. Finché consideriamo l’altro un nemico, ci condanniamo a presentarci davanti a un Giudice. La vita diventa rivalità e nel giorno in cui vinciamo (eventualmente) la causa, perdiamo tutto il resto; il mondo diventa una scacchiera di cenere, dove l’altro non è più il volto che mi svela, ma l’ombra che oscura il mio cammino. Se l’altro non è fratello, allora nego la paternità di Dio e anch’io smetto di essere figlio. Non resta che pagare «fino all’ultimo spicciolo!» (v. 26). La controproposta di Gesù è esigente, ma “conveniente: se infatti lavoriamo insieme per riconciliarci, l’avversario diventa fratello e compagno. In questo caso, non troveremo più un giudice ad attenderci, ma il Padre, che non commina la pena, ma accompagna nella ricerca della comunione. 
      Negli esempi fatti, Gesù contrappone la giustizia degli uomini (fatta di colpe e di pene) a una giustizia nuova, dettata dall’amore, che cerca il perdono come principio cardine. L’alternativa alla riconciliazione è l’annientamento reciproco: mentre si uccide l’altro (fisicamente o moralmente), si distrugge se stessi.
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Incontro integrale
                                                                 

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