domenica 4 gennaio 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 9 - 2025/2026 - II DOMENICA DOPO NATALE

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

II DOMENICA DOPO NATALE - anno A

Vangelo:

Il Prologo del Vangelo di Giovanni si presenta come l'ouverture di una magnifica sinfonia, una meravigliosa sintesi del suo Vangelo, un canto d'amore alla Parola fonte di ogni cosa, «luce e vita» per il cammino dell'uomo. La Parola sarà l'argomento principale di tutta l'opera di Giovanni, nel corso della quale l'evangelista svilupperà i temi accennati nel Prologo. «Dio nessuno lo ha mai visto!». Non abbiamo di Dio alcuna immagine e nemmeno è lecito farcene una (cfr. Es 20,4)«Solo l'Unigenito Dio, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato», ce ne ha fatta l'esegesi, ce lo ha spiegato attraverso la sua Parola e le sue opere, con tutta la sua vita. La Gloria di Dio, prima inaccessibile, «si è manifestata a noi e noi l'abbiamo veduta» (1Gv 1,1-3), ha piantato la sua Tenda tra di noi e dentro di noi sposando la nostra fragilità, il nostro limite, prendendo un volto e un nome: Gesù, vita e salvezza per coloro che lo accolgono. E' questo «il Mistero nascosto da secoli» di cui ci parla San Paolo (Col 1,26), il grande progetto d'amore del Padre: quello di fare di ogni creatura umana un figlio di Dio se solo accoglierà il Figlio come UNICO modello di vita (cfr. Fil 2,6). All'apostolo Filippo, che domanda di voler vedere il Padre, Gesù così risponde: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Giovanni ci dice in questo modo che se vogliamo davvero conoscere, fare esperienza del Padre, dobbiamo guardare solo a Gesù e a nessun altro. Anche noi, allora, siamo invitati a mettere da parte tutte quelle immagini di Dio che non trovano riscontro nella persona e nel vissuto di Gesù. «Quel Gesù che con la Parola e gli innumerevoli segni si è manifestato a noi nel Vangelo, ci narra di quel Dio che nessuno mai ha potuto vedere, Dio stesso che si fa carne per dimorare tra di noi e in noi.» (cit.).