PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI 22 Gennaio 2026
Per anni abbiamo immaginato, sognato e proposto una riforma in senso democratico delle Nazioni unite. Il riferimento è soprattutto al Consiglio di sicurezza. Ora arriva Trump che dell’Onu ha una considerazione pari a nulla e propone un “board of peace”. Ma c’è da chiedersi quale ‘board’? E quale ‘peace’?
Il board è formato da nazioni più o meno compiacenti che lui invita e la pace è quella che lui stesso impone come, quando e dove vuole. Infatti nello statuto, Trump in quanto Trump e nemmeno in quanto presidente Usa, ne diventa l’amministratore delegato (ma da chi?) e, quando lo deciderà, nominerà un suo successore.
Non nasce in funzione Gaza ma è piuttosto “un organismo a vocazione globale” come lo definisce l’ambasciatore Pasquale Ferrara nell’editoriale di Avvenire.
Infatti sempre nello statuto si legge che si tratta di “un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità e a garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”.
Pertanto si tratta di sostituire il Consiglio di sicurezza nato dall’accordo tra i governi che parteciparono alla redazione della Carta nel 1944, con un consesso di sudditi proni al volere dell’imperatore. Il funzionamento del board, infatti, assomiglia molto più a quello di un’azienda che a un organismo democratico.
Se posso continuare a sognare, mi auguro che proprio questa proposta possa generare la volontà di una riforma in senso democratico delle Nazioni unite per evitare il rischio di derive imperialiste come quello del Board of peace.
******************
Per approfondire leggi anche:
In un contesto caratterizzato da dazi e guerra commerciale dichiarata e in parte già in atto, esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionale, delle imprese, della società civile e del mondo accademico si ritrovano a Davos per l’annuale meeting del World Economic Forum.
La piccola località svizzera del Canton Grigioni è in questi giorni il centro del mondo, anche per la possibilità di incontri a tu per tu dei leader mondiali. E non c’è dubbio che la partecipazione del presidente statunitense Donald Trump segnerà dibattiti e confronti. Sull’efficacia di eventi come quello in corso abbiamo parlato con Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, docente alla Lumsa, direttore scientifico di «The Economy of Francesco» e presidente della Scuola di Economia civile. ...
Il professore di diritto internazionale analizza la nascita e la formalizzazione del Board of Peace promosso dagli Stati Uniti: natura giuridica, contesto multilaterale inedito, differenze con il sistema Onu e possibili implicazioni su Gaza, Ucraina e Groenlandia
Il presidente americano da Davos rilancia la proposta di un organismo internazionale privato per la ricostruzione di della Striscia la gestione dei conflitti globali, con membri scelti tra leader e personalità influenti. L’iniziativa, finanziata con un miliardo di dollari, suscita dubbi su trasparenza, equilibrio di poteri e compatibilità costituzionale, mentre diversi leader mondiali chiedono chiarimenti prima di aderire
Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie.
Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione, che prevede di agire “in condizioni di parità con gli altri Stati” e sarebbe un atto di pura follia politica. Al contrario, l’Italia e l’Unione Europea devono fare quello che non hanno ancora voluto fare: mobilitare tutti i governi disponibili per difendere e rilanciare l’Onu, il diritto e la legalità internazionale.
Il “Board of Peace” di Trump è una minaccia esistenziale all’Onu che è e resta l’unica autorità legale universale. ...