#Speranza
Il Breviario di Gianfranco Ravasi
A un certo punto della vita non è la speranza l’ultima a morire ma il morire è l’ultima speranza.
Compito dell’arte è spesso quello di inquietare le coscienze o, almeno, metterci davanti agli occhi realtà dalle quali noi distogliamo lo sguardo per quieto vivere o per egoismo È ciò che non di rado ha fatto lo scrittore Leonardo Sciascia: lo conferma questa sua osservazione tratta dall’ultima sua opera, Una storia semplice (1989). Tutti conoscono il proverbio popolare da lui citato, secondo il quale la persona umana sino alla fine si aggrappa alla speranza. Una variante è quella derivata da Cicerone, «finché c’è vita, c’è speranza» (in latino, dum anima est, spes est). È ciò che sperimentiamo davanti a certi malati che si attaccano fino all’ultimo a una promessa di guarigione. Noi stessi istintivamente teniamo viva la scintilla della fiducia nei momenti più cupi di una crisi o di una bufera che stiamo attraversando.
Sciascia, però, getta aspramente sul tappeto un’esperienza antitetica di cui siamo stati tutti testimoni, nella quale è il morire a essere l’ultima speranza. È un tema lacerante a livello etico, rubricato ad esempio sotto una locuzione dura oggetto di discussione come il «suicidio assistito». Ma anche in tanti soggetti sani, di fronte a prove insopportabili, si introduce la mano gelida della disperazione. Il poeta francese Charles Péguy nel poemetto dedicato alla speranza, Il portico del mistero della seconda virtù (1911), dichiarava che «è sperare la cosa difficile, a voce bassa e vergognosamente. E la cosa facile è disperare, ed è la grande tentazione». Spesso questa discesa precipita nella voragine della desolazione che conduce al nulla e potrebbe essere fermata se ci fosse una mano amica che afferra il disperato, cercando di “consolarlo”. Significativo è l’etimo di questo verbo: al “desolato” che è appunto la persona “sola” si avvicina colui che vuole essere “con chi è solo”. Un esercizio, certo, anche “terapeutico”, ma soprattutto un atto di amore sincero.
(Fonte: “Il Sole 24 Ore - Domenica ” - 28 dicembre 2025)
