mercoledì 7 gennaio 2026

SOLENNITÀ DELL'EPIFANIA DEL SIGNORE – CHIUSURA DELLA PORTA SANTA E SANTA MESSA - Il Papa Leone XIV chiude la Porta Santa: con Dio tutto cambia. Nessun violento dominerà le sue vie

SOLENNITÀ DELL'EPIFANIA DEL SIGNORE –
CHIUSURA DELLA PORTA SANTA E SANTA MESSA

CAPPELLA PAPALE
Basilica di San Pietro
Martedì, 6 gennaio 2026


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Il Papa chiude la Porta Santa:
con Dio tutto cambia. Nessun violento dominerà le sue vie

Nella Solennità dell’Epifania, il rito conclusivo del Giubileo. Leone XIV nell'omelia interpella i fedeli: “C’è vita nella nostra Chiesa?”. Il Pontefice mette in guardia dalla violenza che cerca di impadronirsi del Regno di Dio, dalle "lusinghe del potere" e dai "deliri di onnipotenza", dall’“economia distorta” che trae profitto da tutto. Esorta ad "amare" e "cercare" la pace e a non trasformare i luoghi sacri in monumenti ma a diffondere da essi “il profumo della vita”


Genuflesso, in silenzio, con le mani giunte, la mitra sul capo. Poi in piedi, prima a tirare l’anta di destra e subito dopo la sinistra. Un tonfo sordo dei due battenti, il Papa chiude la Porta Santa e con essa il Giubileo della Speranza iniziato il 24 dicembre 2024. Il rito simbolo della conclusione dell’Anno Santo, con il suo carico di storia, tradizioni e suggestioni, si svolge alle 9.40. I disegni di Dio – colui che “sorprende” ancora e sempre, come dirà nell’omelia - hanno voluto che un Pontefice, Francesco, avviasse questo tempo speciale per la Chiesa e per il mondo e che a concluderlo fosse un altro, Leone XIV. Pochi e rari i precedenti nella storia.


Momento solenne

Un Papa assorto in preghiera, a tratti emozionato, consapevole della solennità del momento, quello che si vede dinanzi al grande portone bronzeo, circondato da fiori e rami verdi, in cui sono scolpiti i momenti salienti della storia della salvezza. Una immagine, questa del Successore di Pietro, che ritorna pure nella Messa per la Solennità dell’Epifania, celebrata nella Basilica di San Pietro, con gli appelli nell'omelia – vigorosi, ma pronunciati con voce tenue – ai cristiani a proseguire il cammino giubilare amando e cercando la “pace”, rifuggendo da ogni violenza e da questa “economia distorta” che “prova a trarre da tutto profitto”, diventando invece segno di una Chiesa che diffonde “il profumo della vita”, annunciando un “Dio che rimette in cammino”, le cui vie non sono le vie del mondo e che nessun violento o potente nel mondo potrà mai “dominarle” o “bloccarle”.

Il Papa chiude la Porta Santa della Basilica di San Pietro (@Vatican Media)

Migliaia di fedeli

Ad accompagnare il Papa in questo momento liturgico ci sono 10 mila fedeli riuniti – nonostante il freddo e l’allerta meteo – in quella Piazza San Pietro, divenuta per 378 giorni chiesa giubilare all’aperto tra le preghiere, i canti, i pellegrinaggi di oltre 33 milioni di fedeli venuti da ogni parte del mondo. Hanno varcato tutti questo ingresso, sovrastato dalle Chiavi del Primato scolpite sulla pietra viva, con al centro, in alto, due lapidi con le scritte che ricordano, l’Anno Santo del 1975 voluto da Paolo VI e il Grande Giubileo dell’Anno 2000, punto di arrivo di fine secolo e punto di inizio del nuovo Millennio. Altre 5.800 persone sono sedute in Basilica per la celebrazione. Tra loro, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, con la figlia Laura. Presenti anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, Alfredo Mantovano, segretario del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana.

Il Papa in ginocchio davanti alla Porta Santa (@Vatican Media)

Una Porta sempre aperta

Prima della Messa, nell’atrio circondato dai cardinali - che il 7 e l’8 gennaio si riuniranno per il Concistoro straordinario -, dai vescovi e dai canonici di San Pietro, Leone XIV legge la monizione e poi l’orazione:

Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi

Da lì, il rito di chiusura della Porta Santa. Tutti i presenti si avviano poi in processione verso l’altare, mentre la Schola cantorum intona l’Adeste fideles. Durante la celebrazione, un diacono canta il Vangelo dell’Epifania (Matteo 2, 1-12); vengono poi annunciati, in latino, il giorno di Pasqua che quest’anno cadrà il 5 aprile e le date delle prossime solennità liturgiche: inizio Quaresima 18 febbraio; Ascensione del Signore 14 maggio; Pentecoste 24 maggio; prima Domenica di Avvento 29 novembre.

La Messa del Papa per la Solennità dell'Epifania nella Basilica di San Pietro
Guarda il video
[ Photo Embed: La Messa dell'Epifania a San Pietro]

"Dio si rivela e nulla può restare fermo"

Nell’omelia del Papa si intrecciano gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio. I sentimenti, cioè, dei Magi e del re Erode, simbolo di tutti quei “contrasti” che appaiono nella Sacra Scrittura ogni volta che Dio si manifesta. Oggi celebriamo l’Epifania del Signore, afferma Leone XIV, “consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima”.

Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”. Inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro

Vite in cammino in un mondo travagliato

Lo sguardo del Pontefice si sposta sulla Porta Santa, ultima ad essere chiusa dopo quelle di Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura. Questo varco, osserva il Papa, “ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Cosa ha mosso tutta questa gente? La ricerca spirituale è un serio interrogativo al termine dell’Anno giubilare: “Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza?”. Come i Magi, queste persone hanno accettato “la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”.

Papa Leone XIV (@Vatican Media)

Tutti, afferma Papa Leone, “siamo vite in cammino”. È il Vangelo a spingere a tale dinamismo, a orientarlo verso Dio che “ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro”. È un Dio “vivo e vivificante” e questo “profumo della vita” deve ora diffondersi da tutti quei luoghi come Cattedrali, Basiliche, Santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare. Devono restituire ora loro “l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”.

C’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?

Il Vangelo rende audaci e creativi

La gioia del Vangelo “libera”, “rende prudenti”, sì, ma anche “audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”, sottolinea il Papa. Suggerisce, cioè, le vie di Dio, ben diverse da quelle del mondo:

“Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle”

Amare la pace, cercare la pace

“Dio mette in questione l’ordine esistente”, rimarca ancora Papa Leone, “è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù”. Non fa “rumore”, ma il suo Regno “germoglia già ovunque nel mondo”. Come in passato, anche oggi esso “subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”. Ne sono prova, annota il Papa, i “tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”.

Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino

Il Papa durante la Messa a San Pietro (@Vatican Media)

Economia distorta

“Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”, è la denuncia di Papa Leone XIV. Che ai fedeli pone allora un’altra domanda: “Ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.

La generazione dell'aurora

Da Cristo, aggiunge, impariamo a cogliere “i segni dei tempi”. Il Bambino, quello che “non ci attende nelle location prestigiose, ma nelle realtà umili” e che i Magi adorano, “è un Bene senza prezzo e senza misura”. Nessuno può venderci questo, afferma il Pontefice: “È l’Epifania della gratuità”.

Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare

“Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”, è la speranza di Papa Leone. L’auspicio è per “una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.

La Messa per la Solennità dell'Epifania (@Vatican Media)

La preghiera davanti a Gesù bambino

Concelebrano con il Papa all'altare, i cardinali Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio; il vice-decano, Leonardo Sandri; il segretario di Stato, Pietro Parolin; Marc Ouellet, prefetto emerito del Dicastero per i Vescovi e predecessore dello stesso Prevost. Al termine della celebrazione, il Papa si reca davanti alla statua di Gesù Bambino in Basilica per un momento di venerazione e prega pure dinanzi alla statua lignea della Madonna della Speranza, provienente dalla parrocchia di San Marco di Castellabate, in provincia di Salerno, collocata fino ad oggi all’Altare della Confessione. Infine, il passaggio per i saluti ai fedeli che alle 12 si uniscono a quelli in Piazza per seguire l'Angelus dalla Loggia delle Benedizioni.

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(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 06/01/2026)