sabato 26 novembre 2022

UN SOGNO DI PAROLE IN ATTESA - Inizia il tempo d'Avvento, quando la ricerca di Dio si muta in attesa di Dio. - I Domenica di Avvento Anno A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Ronchi

UN SOGNO DI PAROLE IN ATTESA


 Inizia il tempo d'Avvento, quando la ricerca di Dio 
si muta in attesa di Dio.


I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due:
  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Mt 23,37-44 


per i social

UN SOGNO DI PAROLE IN ATTESA
Inizia il tempo d'Avvento, quando la ricerca di Dio si muta in attesa di Dio.

Inizia il tempo d'Avvento, quando la ricerca di Dio si muta in attesa di Dio.
Con Matteo, prima al soldo dell’impero, poi sedotto da Gesù, ci immergiamo in un sogno di parole chiamato Vangelo. Questo termine, all’origine, non indicava il titolo di un libretto su Gesù, ma identificava una “buona notizia”, l’annuncio di un accadimento felice che attraversava l’impero.
Matteo ci introduce nell’attesa di un Dio che ha sempre da nascere, incamminato e straniero in un mondo dal cuore distratto, oggi “come ai giorni di Noè, quando non si accorsero di nulla”.

È possibile vivere così, da utenti e non da viventi, senza sogni e senza mistero.

È possibile vivere senza accorgersi dei volti, ed è questo il grande diluvio che spazza via tutto! I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della vita è oltre me, e placo la fame di cielo con larghe sorsate di terra, senza più pensare in grande, senza sognare più pace e giustizia per me e per il mondo.
È possibile vivere senza neppure accorgersi di chi ti sfiora in casa e ti parla; senza spingere l’orizzonte un po’ più in là, un po’ più in alto, indifferenti ai barchini di Lampedusa, al pianeta umiliato, alla casa comune depredata e avvelenata. Si può vivere senza vedere i volti dei popoli in guerra, come sotto anestesia.

L'Avvento che inizia è invece un tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi.
Tempo di strade è l'avvento, quando il nome di Dio è "Colui-che-viene", Dio che cammina a piedi nella polvere della strada, sui passi dei poveri e dei migranti, camminatore dei secoli e dei giorni.
E’ questo il Tempo per guardare in alto e più lontano, per vivere con attenzione a ciò che è dentro di me e con grandi occhi sul mondo. Ma per farlo è necessario rallentare la corsa, questa furia di vivere che ci ha preso tutti.

L'immagine conduttrice è Miriam di Nazaret nell'attesa del parto, incinta di Dio, gravida di luce.
Attendere, infinito del verbo amare. Le donne, le madri, sanno nel loro corpo che cosa è l'attesa, la conoscono dall'interno.
Avvento è vita che nasce, a sussurrare che questo mondo porta un altro mondo nel grembo, con la sua danza lenta e testarda come il battito del cuore.
«Due uomini saranno nel campo, uno sarà preso e l'altro lasciato... perciò anche voi state pronti».
Sui campi della vita, ognuno di noi può vivere in modo adulto oppure infantile; uno vive nell’attesa di un mondo nuovo, uno no; uno è dentro il circuito breve della sua pelle, l’altro vive sull'orlo dell'infinito.

Antonio Rosmini morendo affidava a Manzoni le tre parole del suo testamento spirituale: tacere, adorare, godere.
Tacere, non per amore del silenzio, ma della sua Parola.
Adorare, per aprire varchi al Signore nel cielo chiuso dei giorni.
Godere, perché la bella notizia del Vangelo ci assicura che la vita è una continua ricerca di felicità, di un Dio regala gioia a chi produce amore.
Sono tre parole, colonne per il tempo d'Avvento, per ogni tempo di chiunque attenda qualcosa.


per Avvenire

Nel grembo del mondo lievita una vita nuova  (...)

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