mercoledì 1 luglio 2020

Solidarietà a Nello Scavo

Solidarietà a Nello Scavo



Un fiume di solidarietà all'inviato di Avvenire Nello Scavo per l'intimidazione ricevuta sabato scorso via Twitter. "Fermate i vostri sporchi affari. Altrimenti vi fermiamo noi", ha scritto l'ex direttore dell'Ufficio del Primo ministro di Malta, Neville Gafà, in un post, dopo che il nostro giornalista lo aveva incalzato su alcuni aspetti sui quali sta indagando da tempo. Il post era diretto, oltre che a Nello Scavo, anche ad Alarm Phone e Rescue Med.

Nello Scavo, sotto scorta dal 18 ottobre scorso per l'inchiesta sul trafficante Bija, ha pubblicato su Avvenire.it e sull'edizione cartacea di Avvenire varie inchieste che coinvolgono Malta.


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Migranti e petrolio, ecco cosa ha scatenato le minacce 
di Neville Galà contro Nello Scavo. 
Il giornalista di Avvenire: c’è ancora tanto da raccontare. Solidarietà della Fnsi

“La strage di migranti di Pasquetta è stata una gara a mentire, a scaricare responsabilità, a occultare omissioni e nascondere il ruolo della ‘flotta fantasma’ dei network criminali libico-maltesi, stavolta adoperata per un respingimento di massa andato male”. Questa frase illuminante apre uno degli articoli di Nello Scavo che più ha contribuito ad una rigorosa, e per questo terribile, ricostruzione della strage di Pasquetta. Ed è probabilmente il pezzo che ha fatto arrabbiare tanto Neville Galà, così tanto da averlo spinto a minacciare il giornalista di Avvenire sui social, salvo poi ritrattare per le reazioni che si stanno avendo in Italia e perché Malta è pur sempre un Paese dell’Unione Europea, nonostante sappiamo tutti, purtroppo, quali siano le vergognose condizioni della libertà di espressione sull’isola e quale il potere esercitato dalla politica e dall’economia che conta. Il racconto di Nello Scavo non si ferma di certo per queste ultime minacce che, anzi, sono la prova di quanto possano essere scomode le verità sui migranti e sugli accordi economici che esistono tra alcuni Paesi, Malta inclusa.

Possibile che la cronaca di quanto accade nel Mediterraneo possa aver fatto saltare i nervi a uno come Galà?
“Diciamo che la ricostruzione fatta per Avvenire sulla strage di Pasquetta ha svelato un mucchio di bugie che erano state dette sui mancati soccorsi, una storia che investiva Malta e le sue responsabilità e sappiamo che Neville Galà, nonostante fosse stato licenziato a gennaio ancora a Pasqua veniva chiamato per il suo ruolo. Lui era al centro di un’inchiesta in quel momento e sulle minacce che sono seguite sui social deve aver influito anche, credo, la considerazione che si ha della stampa in quel Paese”.

In Italia però c’è stata una vera e propria ondata di indignazione nelle ultime ore, da parte di tanti giornalisti, degli organismi di categoria e anche di molti lettori, no?
“Sì, ed è stato davvero importante. Adesso Neville Galà sta tentando di recuperare terreno e si giustifica dicendo che le sue parole erano rivolte alle Ong e non a me, ma in realtà ci sono altre dichiarazioni che smentiscono queste sue stesse affermazioni”.

Sono solo i migranti la parte scomoda di questa storia, o c’è dell’altro?
“Credo che abbia avuto un qualche peso anche l’inchiesta fatta da Avvenire insieme al NyT e al Guardian sul petrolio che dalla Libia arriva in Europa e in quel contesto sono in ballo tanti soldi, una questione finanziaria. Stiamo parlando di un miliardo di euro in un anno e credo che questo abbia fatto perdere la pazienza a Galà che ha dapprima fatto dichiarazioni ai giornali e alle tv locali per poi passare alle minacce”

Non siete rimasti in tanti a raccontare il dramma dei migranti. Come se la notizia avesse perso di attualità da quando non abbiamo più un ministro dell’Interno che ogni giorno fa post sull’argomento. Perché tu continui con tanta ostinazione?
“Perché c’è la notizia, anzi ce ne sono tante di notizie. Andiamo a vedere cosa succede nelle carceri per esempio. C’è stato clamore per uno dei migranti contagiato dal Covid ma non tutti ci siamo chiesti da dove venisse. Veniva da un carcere, di quelli che pagano alcuni Paesi Ue e credo che dobbiamo continuare a domandarci e a raccontare cosa accade in quelle carceri.

Intanto sul caso Scavo è arrivata anche una nota di solidarietà (e indignazione) della Federazione nazionale della Stampa e dell’Associazione Lombarda dei giornalisti.

Neville Galà è stato per anni uno stretto collaboratore del governo maltese. In queste ore è tornato alla ribalta per le minacce contro Nello Scavo, rigoroso cronista dell’Avvenire, che, con le sue inchieste, ha svelato e continua a svelare illeciti, truffe crudeltà nella gestione dei migranti e dei respingimenti, a Malta e non solo. Chiediamo al Governo italiano di reclamare immediate spiegazioni, perché a nessuno può essere impunemente consentito di minacciare un cronista che sta svolgendo il suo dovere di Illuminare le zone dell’oscurità”. Lo dichiarano Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti, segretario e presidente Fnsi, Paolo Perucchini, presidente Associazione Lombarda dei giornalisti.”Tra le “oscurità” maltesi resta l’assassinio di Daphne Caruana Galizia, assassinata per aver svelato mafie, malaffare,corruzione. Tali minacce sono ancora più gravi perché Nello Scavo è già costretto ad una vita sotto scorta per le minacce dei trafficanti libici. La Federazione della Stampa e l’Associazione Lombarda dei giornalisti, d’intesa con Nello Scavo, segnaleranno l’episodio all’Osservatorio sui cronisti minacciati affinché siano compiuti tutti gli accertamenti necessari e assunte le misure conseguenti. Siamo infine pronti a condividere tutte le azioni,in tutte le sedi, compresa quella giudiziaria, che saranno decise e promosse dal suo giornale e dalle tante associazioni che si riconoscono nell’impegno professionale, etico e civile di Nello Scavo”.

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Carola Rackete fa quello che i politici in Italia non fanno: denunciare le minacce a Nello Scavo 
di un ex funzionario del governo di Malta

Il lavoro che da mesi, ormai, sta portando avanti Nello Scavo sulle pagine di Avvenire ha una importanza che spesso, in Italia, viene sottovalutata. Nelle sue inchieste, infatti, mette in evidenza la responsabilità dei governi – nel triangolo Malta, Libia e Italia – in merito a quello che sta succedendo nel Mediterraneo: come reagiscono i vari stati ai naufragi, come avvengono le comunicazioni, come – spesso – alcuni alti funzionari arrivino a parlare direttamente con gli scafisti (qualche mese fa, svelò come Bija arrivò a parlare con funzionari del Viminale). Nelle ultime ore, ci sono state minacce a Nello Scavo da parte di un ex funzionario del governo maltese, praticamente nel silenzio generale.

Su Twitter, Nello Scavo ha più volte chiesto conto ai membri del governo dell’isola della loro gestione dei naufraghi che si avvicinano alle loro coste partendo dalla Libia. La risposta che ha avuto, attraverso un tweet pubblico e visibile a tutti, da Neville Gafa’, ex direttore dell’ufficio del premier maltese, è inquietante: «Ferma i tuoi sporchi affari – ha scritto in un tweet – o noi fermeremo te».

Nel silenzio dell’opinione pubblica italiana – soltanto alcuni giornalisti e, recentemente, anche la scrittrice Michela Murgia hanno solidarizzato con Nello Scavo -, Carola Rackete si è inserita in questo dibattito, difendendo la libertà di stampa e, nella fattispecie, il lavoro del giornalista di Avvenire. Insomma, né più e né meno – visto il ruolo di colui che ha minacciato Nello Scavo – quello che avrebbe dovuto fare la politica italiana.

Minacce a Nello Scavo, la difesa di Carola Rackete


«L’ex direttore dell’ufficio del PM di Malta ha minacciato un giornalista italiano – ha scritto Carola Rackete -. Malta è infatti coinvolta in molti affari sporchi, come l’uso di pescherecci maltesi per riportare i rifugiati in Libia dalla zona di ricerca maltese, come esposto da Nello Scavo nei suoi articoli su Avvenire».

Un messaggio di supporto che arriva dalla capitana della Sea Watch che proprio l’anno scorso, in questo periodo, aveva riportato a Lampedusa i naufraghi a bordo della nave della ong tedesca, forzando il blocco delle autorità italiane. Un messaggio che sarebbe dovuto arrivare anche da altri settori della politica e delle istituzioni. Questi ultimi, invece, restano pericolosamente in silenzio: c’è il dramma dei migranti e ci sono le minacce per chi lo racconta. E pochi, pochissimi, che ne parlano.

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