mercoledì 8 luglio 2020

Senza pace e sicurezza globale non si sconfigge la pandemia - "Congelare la produzione e il commercio di armi" - Intervento integrale del card. Turkson

Senza pace e sicurezza globale non si sconfigge la pandemia


Rilanciato in Vaticano l’appello del Papa per il cessate-il-fuoco e la sospensione della produzione e del commercio di armi


Occorre sostenere i processi di pace, perché senza la sicurezza globale le risposte alla pandemia risultano insufficienti. Lo ha detto il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, durante l’incontro con i giornalisti sul tema «Preparare il futuro, costruire la pace al tempo del covid-19» svoltosi martedì mattina, 7 luglio, nella Sala stampa della Santa Sede. Con il porporato sono intervenuti anche suor Alessandra Smerilli e Alessio Pecorario, che coordinano rispettivamente la task force per l’economia e la task force per la sicurezza della Commissione vaticana covid-19, della quale è stato presentato il secondo gruppo di lavoro «Guardare al futuro con creatività, preparare il futuro».

Durante il colloquio con i rappresentanti dei media il porporato ha ribadito che l’appello di Papa Francesco e la richiesta del Consiglio di sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) di un cessate-il-fuoco a livello globale in questo tempo di pandemia servono soprattutto per portare soccorsi umanitari nelle zone interessate dai conflitti. Da parte sua il Dicastero, ha spiegato, sta operando in vari territori attraverso la Commissione giustizia e pace e la Caritas Internationalis, due organismi impegnati a promuovere la pace e a favorire la sospensione delle ostilità per avviare un processo di riconciliazione e di dialogo con operazione di peacekeeping e peacemaking. Riferendosi alla situazione del continente di cui è originario, il cardinale Turkson ha ricordato che in Africa esistono già dei gruppi, ben radicati anche nella realtà della Chiesa locale, che lavorano in modo specifico per la risoluzione dei conflitti. Grazie anche a questa opera, si sta cercando di promuovere la solidarietà in tutti gli ambienti e di ricostruire la fiducia, specialmente nelle zone più martoriate da guerre e violenza. La fiducia reciproca, infatti, è alla base di ogni progetto e va instaurata non solo tra uomo e Dio ma tra uomo e uomo. In questo modo si promuovono la solidarietà e il multilateralismo, due forme concrete attraverso cui si realizza la pace.

La questione più attuale al centro degli interventi è stata quella legata alla corsa agli armamenti e alle spese militari, che sottraggono risorse alla sicurezza alimentare e sanitaria proprio in questo periodo di emergenza. Ne hanno trattato Pecorario e suor Smerilli, la quale ha rilanciato la necessità di una riconversione dell’industria bellica a usi civili, come dimostrato proprio in questo tempo di crisi dalle aziende che, nel giro di poco tempo, hanno avviato la produzione di pezzi di ricambio per i ventilatori polmonari.

Congelare la produzione e il commercio di armi
di Peter Kodwo Appiah Turkson

Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale - Commissione vaticana covid-19

A quarantott’ore dal nuovo appello di Papa Francesco per un cessate-il-fuoco globale, il cardinale prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e due membri della Commissione vaticana covid-19 hanno incontrato i giornalisti nella mattina di martedì 7 luglio, nella Sala stampa della Santa Sede. «Preparare il futuro, costruire la pace al tempo del covid-19» è stato il tema degli interventi del porporato, della religiosa delle Figlie di Maria ausiliatrice, che insegna Economia politica alla Pontificia facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium e coordina la task force per l’economia della Commissione, e dell’officiale del Dicastero che coordina la task force per la sicurezza.

Come tutti sappiamo, stiamo affrontando una delle peggiori crisi umanitarie dalla seconda guerra mondiale. Mentre il mondo adotta misure di emergenza per affrontare una pandemia globale e una recessione economica globale, entrambe sostenute da un’emergenza climatica globale, dobbiamo anche considerare le implicazioni per la pace di queste crisi interconnesse. La Commissione covid-19 del Vaticano, in particolare attraverso le task force per la sicurezza e per l’economia, ha analizzato alcune di queste implicazioni. Permettetemi di evidenziare i seguenti punti.

Mentre oggi si destinano somme senza precedenti alle spese militari (compresi i più grandi programmi di modernizzazione nucleare), i malati, i poveri, gli emarginati e le vittime dei conflitti sono colpiti in modo sproporzionato dalla crisi attuale. Finora, le crisi interconnesse (sanitaria, socio-economica ed ecologica) stanno allargando il divario non solo tra ricchi e poveri, ma anche tra le zone di pace, di prosperità e di giustizia ambientale e le zone di conflitto, di privazione e di devastazione ecologica.

Non ci può essere guarigione senza pace. La riduzione dei conflitti è l’unica possibilità di ridurre le ingiustizie e le disuguaglianze. La violenza armata, i conflitti e la povertà sono infatti collegati in un ciclo che impedisce la pace, favorisce le violazioni dei diritti umani e ostacola lo sviluppo.

Personalmente, accolgo con favore la recente approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu di un cessate-il-fuoco globale. Non possiamo combattere la pandemia se ci combattiamo o ci stiamo preparando a combattere l’uno contro l’altro. Accolgo inoltre con favore l’approvazione, da parte di 170 Paesi, dell’appello delle Nazioni Unite a mettere a tacere le armi! Ma una cosa è chiamare o approvare una dichiarazione di cessate-il-fuoco, un’altra cosa è metterla in pratica. Per farlo, dobbiamo congelare la produzione e il commercio di armi.

Le attuali crisi interconnesse di cui ho parlato (sanitaria, socio-economica ed ecologica) dimostrano l’urgente necessità di una globalizzazione della solidarietà che rifletta la nostra interdipendenza globale. Negli ultimi due decenni, la stabilità e la sicurezza internazionale si sono deteriorate. Sembra che l’amicizia politica e la concordia internazionale cessino sempre più di essere il bene supremo che le nazioni desiderano e per il quale sono pronte a impegnarsi. Purtroppo, invece di essere uniti per il bene comune contro una minaccia comune che non conosce confini, molti leader stanno approfondendo le divisioni internazionali e interne. In questo senso, la pandemia, attraverso morti e complicazioni sanitarie, recessione economica e conflitti, rappresenta la tempesta perfetta! Abbiamo bisogno di una leadership globale che possa ricostruire legami di unità, rifiutando al contempo il capro espiatorio, la recriminazione reciproca, il nazionalismo sciovinista, l’isolazionismo e altre forme di egoismo. Come ha detto Papa Francesco lo scorso novembre a Nagasaki, dobbiamo «rompere il clima di sfiducia» e prevenire «l’erosione del multilateralismo». Nell’interesse della costruzione di una pace sostenibile, dobbiamo promuovere una «cultura dell’incontro» in cui uomini e donne si scoprano l’un l’altro come membri di una stessa famiglia umana, condividano lo stesso credo. Solidarietà. Fiducia. Incontro. Bene comune. Non-violenza. Noi crediamo che questi siano i fondamenti della sicurezza umana.

La Chiesa sostiene con forza i progetti di costruzione della pace che sono essenziali per le comunità in conflitto e post-conflitto per rispondere al covid-19. Senza il controllo delle armi, è impossibile garantire la sicurezza. Senza sicurezza, le risposte alla pandemia non sono complete.

La pandemia dovuta al covid-19, la recessione economica e il cambiamento climatico rendono sempre più chiara la necessità di dare priorità alla pace positiva rispetto a concetti ristretti di sicurezza nazionale. San Giovanni XXIII segnalò già oltre cinquant’anni fa la necessità di questa trasformazione ridefinendo la pace in termini di riconoscimento, rispetto, salvaguardia e promozione dei diritti della persona umana (Pacem in terris, 139). Ora più che mai è giunto il momento che le nazioni del mondo passino dalla sicurezza nazionale con mezzi militari alla sicurezza umana come preoccupazione primaria della politica e delle relazioni internazionali. Ora è il momento che la comunità internazionale e la Chiesa sviluppino piani audaci e fantasiosi per un’azione collettiva commisurata alla portata di questa crisi. Ora è il momento di costruire un mondo che rifletta meglio un approccio veramente integrale alla pace, allo sviluppo umano e all’ecologia.
(fonte: L'Osservatore Romano 07 luglio 2020)