venerdì 22 maggio 2020

Grazie Ezio Bosso... già ci manchi... ciao Maestro!



Ezio Bosso e la necessità della musica
di Tonio Dell'Olio

Poche persone al mondo riuscivano a comunicare vita come Ezio Bosso che da anni aveva un cancro a tormentarlo e, se non bastasse, è subentrata una malattia degenerativa ad affrettarne la morte. Ezio Bosso, 48 anni, non c'è più. Ma ha tracciato solchi sul pentagramma perché lui non è mai stato un esecutore, seppure fine e rigoroso, ma piuttosto un interprete creativo e felice. Uno che la musica la pensava con l'anima e la esprimeva nella gioia. Sembrava che non dirigesse solo con le mani e una bacchetta ma con ogni poro della pelle. Fino all'ultimo. Fino a quando il male che andava occupando spazi e gesti, gli ha lasciato anche solo una possibilità. Dall'ultima intervista con Fausto Pellegrini raccolgo alcune provocazioni: "La musica è una necessità. Come respirare, come l'acqua. La necessità di un musicista è di distribuirla a tutti e far star bene" e poi: "Siamo nati per stare insieme, pur con i dovuti momenti di solitudine". E ancora: "Il potere magico della musica è infinito (…) perché ci rende tutti uguali. Perché ci rende tutti un'unica società che lavora per essere migliore. Perché ci dà speranza. Perché ci rende umani per davvero". E infine: "La musica sussurra e ci svela la vita". Parole da spartito. Grazie Ezio Bosso.
(fonte: Mosaico dei giorni 15 maggio 2020)

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Il 13 maggio, il giorno prima di andarsene, Ezio Bosso si è raccontato a Fausto Pellegrini, in una diretta su Rainews 24. E ha commentato la fase che stiamo vivendo- far ripartire la musica non ci vuole molto, ha raccontato. Ma è necessario un progetto che parta dalla consapevolezza che stiamo parlando di un bisogno primario dell'uomo.

Guarda il video:
  L'ultima intervista di Bosso: "La musica sussurra e ci svela la vita"

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Addio a Ezio Bosso, 
il pianista che arrivava al cuore delle persone

Ezio Bosso: "Sono ottimista ma mi fa paura il concetto di normalità.
Gli uomini hanno bisogno di stare vicini. Non c'è un futuro senza la vicinanza, senza lo stare insieme" (LA7 - 9 aprile 2020)
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LA PIÙ GRANDE LEZIONE DI EZIO BOSSO: 
SAPER ASCOLTARE

Il critico musicale Giorgio Vitali svela i segreti della sua grandezza: «Non ha mai confuso lo spettacolo, il divertimento fine a se stesso, con l’Arte»


Cosa rimarrà di Ezio Bosso ora che, improvvisamente, ci ha lasciato a 48 anni per dialogare con l’amato Beethoven; con Claudio Abbado che lo aveva incoraggiato come sempre faceva il grande direttore con i giovani musicisti pieni di talento e di entusiasmo; con Leonard Bernstein che ha scritto il libro “La gioia della musica”, titolo che in fondo riassume anche la sua biografia? Rimarrà il suo sorriso: dolce ed un pò malinconico. Un sorriso che tanti colleghi, strumentisti, giovani e compagni della sua avventura artistica hanno condiviso. E che si è irradiato verso un pubblico sempre più vasto, in virtù delle sue esecuzioni, delle sue composizioni, delle sue parole, del suo invito a credere nella Musica e nell’Arte: come si deve credere in ciò che ci unisce davvero, in ciò che scorre nelle vene di ogni uomo, in ciò che ci permette di superare perfino i drammi più grandi. Come lui ha superato il dramma della malattia, della progressiva invalidità, di handicap che possono renderci impotenti nel fisico, ma mai nel cuore, nella mente, e nella nostra capacità di cogliere il bello.

Pianista, direttore, compositore, divulgatore, promotore, organizzatore, Ezio Bosso non ha confuso lo spettacolo, il divertimento fine a stesso, con l’Arte. Ha capito che Arte è anche spettacolo, godimento e divertimento: ma che non servono necessariamente gag da avanspettacolo per renderlo “popolare”. Che le gag possono magari dare vita ad altre forme di intrattenimento, se intelligenti. Ma che non avvicinano la gente a Beethoven ed a Mozart. Perché Beethoven e Mozart sono già vicini alla gente, sono “la gente”, sono e rappresentano tutti noi. Ma occorre farli conoscere per quello che sono, eseguirli, farli amare, non distanziarsi dal pubblico. Occorre salire sul podio o sedersi al pianoforte e dire - a parole, o a gesti, o semplicemente essendo veri musicisti - “Ecco, ascoltate, e vivete questi momenti che ci avvicinano”.

Bosso lo ha sempre fatto, nei teatri di tutta Europa, con le tante orchestre che lo hanno invitato, con quelle da lui create, o come testimone e ambasciatore internazionale dell’"Associazione Mozart14”, nata dalla famiglia Abbado per donare la musica a sofferenti ed emarginati: ed avrebbe continuato a farlo con la Nona di Beethoven per l’Arena di Verona, unico teatro che per ora ha programmato eventi per il mese di agosto. Non è stato stroncato dal Covid e non sappiamo se l’amarezza per il dolore di queste settimane e per la scarsa considerazione che ancora una volta il Paese ha dimostrato nei confronti della Cultura lo ha scalfito. Perché di lui rimane solo l’ultima testimonianza: un’intervista nella quale ha ribadito il suo invito: a credere nell’arte, nella poesia, nella forza di una musica che nessuna pandemia spegnerà. Ed anche se la musica tace dopo l’ultimo accordo, ci sono musicisti per i quale questa legge non vale mai. Ezio Bosso è uno di questi, e fra i tanti ricordi che ci lascia è bello ricordare queste sue parole, pronunciate di fronte al Parlamento europeo: “La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare”.
(fonte: Famiglia Cristiana 15/05/2020)

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Ezio Bosso, l’ingegno musicale multiforme 
di un artista rigoroso e completo


Quando è stata divulgata la notizia della morte di Ezio Bosso, in moltissimi si sono affrettati a ricordarne il lato umano, la gentilezza e l’umanità, per non parlare dell’ingombrante elefante nella stanza rappresentato dalla sua tragica malattia. Senza voler mettere in dubbio la sincerità di questi omaggi e l’effettiva importanza di tutte queste caratteristiche nella vita e nell’attività di Bosso, rimane però l’idea che qualunque tributo che si fondi su questi presupposti sia necessariamente un tributo parziale. Si rischia infatti di trascurare tutto il lavoro serio e rigoroso fatto dal torinese come musicista a tutti gli effetti. 
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Probabilmente non sarà stato il più grande direttore d’orchestra della sua generazione, o il più grande compositore o divulgatore che dir si voglia. Ma di tutte le anime musicali che Bosso ha incarnato nella sua intensissima esistenza rimarrà sicuramente il tratto comune dell’amore verso un’arte che al tempo stesso era disciplina e che soprattutto, questo ci ha insegnato, può essere una vera ragione di vita.


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Ezio Bosso, il saluto della sua orchestra: 
"Sei in ogni nota suonata"

"Ci manchi caro Ezio, ci manca quel sorriso che ci dai. Ciao Maestro". Con questo video i musicisti della Europe Philharmonic, l'orchestra fondata e diretta da Ezio Bosso, salutavano il maestro durante la quarantena.

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