sabato 14 marzo 2020

III Domenica di Quaresima – A "L’incontro di Gesù con la Samaritana" a cura della Fraternità Carmelitana di Barcellona P.G.

III Domenica di Quaresima – A 
"L’incontro di Gesù con la Samaritana" 
a cura della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G.






1. Ascolto orante del vangelo di Giovanni (4,5-42)
Apriamo il vangelo di Giovanni al cap. 4.
Facciamo una breve pausa di silenzio, chiedendo allo Spirito che ci apra alla comprensione di questo scritto che contiene la Parola di Dio per noi oggi.
Adesso leggiamo attentamente e con calma la pagina del cap. 4 dal verso 5 fino al verso 42.

1. La pagina ci parla dell’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo di Giacobbe.
Gesù è arrivato per primo al pozzo. Egli, affaticato del viaggio, siede presso il pozzo. Gesù è in cammino, un cammino faticoso perché alla ricerca non semplice di coloro che si sono perduti, smarriti, di coloro che hanno perso il Senso della vita. Così, infatti, è scritto poco prima nello stesso vangelo di Giovanni al cap, 3, versetti 16-17: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Per dare speranza ai perduti, per risollevare gli sfiduciati e coloro che hanno perso il Senso della vita, la “vita eterna”, cioè il senso della presenza di Dio che ci fa comprendere le cose che veramente contano, Gesù arde del desiderio – che è lo stesso desiderio di Dio – di incontrare l’umanità che si sente perduta e smarrita. Perciò egli prende l’iniziativa e decide, in conformità alla volontà di Dio, di andare in Samaria.
La samaritana è la cifra di questa umanità. Ella, infatti, rappresenta in sé tutta la regione della Samaria, quella porzione di umanità, uomini e donne, che dai giudei era stata condannata come eretica e idolatrica: eretica, perché aveva costruito il Tempio (l’unico Tempio doveva essere quello di Gerusalemme) e organizzato una propria classe di sacerdoti al servizio di esso; idolatrica, perché nella Samaria si erano stanziati cinque popoli pagani provenienti da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Camat e da Sefarvàim, i quali avevano introdotto il culto delle loro divinità, ma nello stesso tempo veneravano anche il Dio di Israele (si legga: 2Re 17,24-41).

2. Al pozzo arriva dunque anche la samaritana per attingere l’acqua da bere. Il pozzo, nella tradizione di Israele, era il luogo degli incontri (come le nostre piazze), il luogo dove spesso nascevano i matrimoni o dove si concludevano anche gli affari. Ma il pozzo aveva anche un significato simbolico: rappresentava la S. Scrittura, in particolare la Torah, dove si poteva attingere l’acqua della Parola di Dio.
Ecco, incontrando Gesù presso il pozzo, la samaritana, che nel dialogo con Gesù mostra di essere una donna alla ricerca del senso della vita, fa un’esperienza nuova che le cambia il suo modo di essere e di agire:
- riceve da Gesù l’acqua viva e zampillante, cioè la Parola di Dio che sazia la “sete” della ricerca di Dio e del Senso della vita, illumina e sostiene il cammino della nostra esistenza;
- incontra in Gesù il vero Sposo dell’umanità (si legga: Gv 3,28-29), con il quale può vivere una vera relazione sponsale, dialogica, di comunione e di autentica libertà, forse mai sperimentata prima; relazione che la libera dall’idolatria (raffigurata simbolicamente dai sei mariti: Gv 4,17-18), ovvero da quella concezione della vita padronale, disumana, arrogante e violenta che riduce tutti alla schiavitù; mentre il Dio di Israele, che è lo stesso Dio Padre di Gesù, vuole che i suoi adoratori lo adorino in Spirito e Verità (Gv 4,23-24): in Spirito, perché dona la vita nuova, perché ci fa rinascere; in Verità, perché il Figlio Gesù è la Verità, che nel suo stile di vita ci mostra il Volto fedele, amante e appassionato di Dio (si leggano: Gv 14,6-11; 8,31-32).
Da questo incontro dialogico con Gesù la samaritana, sfiduciata dalle prove della vita, ne esce come persona rinnovata e piena di fiducia: ella ha ricevuto il dono di Dio che è Gesù, ha iniziato a comprenderlo meglio, prima come Profeta (Gv 4,19) e poi come Messia (Gv 4,25-26 in greco è Cristo), e ora è diventata l’apostola, la testimone di Cristo presso tutti gli abitanti di quella regione (Gv 4,28-29). Con la sua testimonianza la samaritana apre ai suoi corregionali la strada dell’incontro con Cristo, con lo Sposo dell’umanità (Gv 4,38-42).

3. Nella sua sapienza e intelligenza spirituale, la Chiesa ha letto questa pagina del vangelo di Giovanni anche come un itinerario battesimale: il pozzo è simbolo del fonte battesimale, l’acqua viva è il Cristo nel quale siamo immersi (battezzati) nella sua morte e riemersi alla vita con la sua risurrezione. E così, configurati a Lui, diventiamo suoi apostoli, suoi testimoni tra le case degli uomini, annunciando la buona notizia del Vangelo e umanizzando questo nostro mondo spesso reso disumano da tutte le forme di idolatria mortifere – come il virus – che lo inquinano e lo abbrutiscono.


2. Intercessioni
Gesù ha detto alla donna samaritana che il Padre cerca adoratori in spirito e verità. Animati dal suo Santo Spirito e uniti strettamente a Cristo Gesù rivolgiamo con fiducia al Padre le nostre preghiere ed insieme diciamo: Padre nostro, ascoltaci

- Abbi pietà, o Padre, della tua Chiesa, tuo popolo, che non sempre sa vivere la novità battesimale, restando strettamente unito a Cristo Gesù, tuo Figlio. La presenza del tuo Santo Spirito susciti in essa una grande sete di te, del tuo dono di amore e così poter essere in mezzo all’umanità la fontana del villaggio, che offre ristoro a tutti gli affaticati dalla vita. Preghiamo.

- Non c’è grido, anche silenzioso, che Tu, o Padre, non sai ascoltare. Vogliamo portare davanti a Te il dolore di uomini, di donne e di bambini, che nelle varie parti del mondo sperimentano la violenza della guerra, la tortura, la riduzione in schiavitù. Ti vogliamo pregare in modo particolare per i fratelli e le sorelle della Siria, per quelli che hanno abbandonato le loro case distrutte dai bombardamenti e si ritrovano ad essere senza aiuto e senza accoglienza. Preghiamo.

- Ti preghiamo, o Padre, per questa pandemia, provocata dal “corona virus”. Essa sta costringendo il mondo globalizzato e fortemente tecnologizzato a fare i conti con la propria fragilità e a scoprire paradossalmente che nessuno si salva da solo. Aiuta tutti noi a saper vivere questo momento di prova non come un tuo castigo, ma come una vera occasione di conversione, per ritrovare in te il Senso pieno della vita, che è relazione e dono gratuito di sé. Preghiamo.

- Ti affidiamo, o Padre, il nostro paese, costretto a vivere una lunga quarantena. Non ci è data la possibilità di celebrare come assemblea l’eucarestia domenicale per il pericolo del contagio. La sapienza e la luce del tuo Santo Spirito ci guidino a dare un senso a questo dover restare inattivi, al non poter incontrare gli altri. Aiutaci a ritrovare la nostra interiorità e a saper vedere la vita come un dono gratuito e per niente assicurato. Preghiamo.

- Ti affidiamo, infine, o Padre, i malati dal “corona virus” e il lavoro immane dei medici, degli infermieri, degli ausiliari e dei volontari: dona a tutti il tuo sostegno, la tua forza e la tua sapienza. Ti affidiamo i nostri amici e parenti defunti (pausa di silenzio), come pure i morti per il “corona virus”: a tutti dona la tua pace.
Preghiamo.

- Pregare il Padre Nostro

- Concludere con la seguente preghiera:
Esaudisci o Padre le nostre preghiere e fa’ che, come la samaritana attorno al pozzo della S. Scrittura, possiamo attingere l’acqua viva della tua Parola che spegne ogni sete e che zampilla per la vita eterna. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. AMEN.


Leggi anche il post già pubblicato: 
- PREGARE IN FAMIGLIA - Preparare in casa l’“angolo della preghiera” a cura della Fraternità Carmelitana di Barcellona P.G.