mercoledì 18 marzo 2020

Buon compleanno, don Tonino, profeta di speranza!


Caro don Tonino
aiutaci a superare questa prova.
Abbiamo paura, ma guardiamo alla fede

di Giancarlo Piccinni
presidente Fondazione don Tonino Bello

Nell'anniversario della nascita di don Tonino Bello, una lettera che è un'invocazione e un ricordo. Nel momento della grande paura per la pandemia da Coronavirus, tornano alla mente le parole del piccolo grande sacerdote sulla paura di Maria e sul nostro essere una "comunità di destini"

foto SIR/Marco Calvarese
Nasceva 85 anni fa (il 18 marzo del 1935), ad Alessano (Lecce), don Tonino Bello. L’Italia viveva nella miseria, nell’incertezza. Una guerra era da poco finita, ma un’altra stava per iniziare. La gente aveva paura. Come oggi. Abbiamo paura. Tutti, senza distinzione alcuna. Tutti, dal più ricco al più povero, dal più “garantito” al più indifeso.

Caro don Tonino il nuovo millennio ci ha portato una nuova paura: la paura del nemico invisibile. Solo ieri si chiamava terrorismo, oggi ha già cambiato nome. Si chiama Covid-19. Paura e virus contagiano, e non so chi di più! Anche tu hai conosciuto questo “umanissimo sentimento – la paura – che è il segno più chiaro del nostro limite”. Ci credevamo ormai onnipotenti, la scienza , la tecnica, il progresso erano il nostro comodo sgabello; abbiamo oggi riscoperto il nostro limite, la nostra fragilità. Conviviamo con la paura, per la nostra salute, per la salute dei nostri figli soprattutto, e per quella di tutti i nostri cari. Paura del domani, della notte, della morte. Le certezze si sono sgretolate, all’improvviso! Le nostre città sono vuote, regna un silenzio tombale sulle nostre piazze, i perimetri delle nostre strade sono segnati da scheletri di ulivo. Qualche albero già in fiore sembra quasi irriverente in questo scenario.

Per fortuna c’è il sole. E l’azzurro del mare. E c’è la fede! E tu, caro don Tonino, Maestro di Fede, ci sei accanto. E ci ricordi che anche Maria, donna coraggiosa, ebbe paura. Forse più di noi perché in Lei era chiara la sofferenza del Figlio e di tutti i figli della storia, il travaglio dell’umanità di tutti i tempi, anche il nostro travaglio. In Lei ci fu paura, ma non rassegnazione! Mai! “Una prova difficile la sua. Contrassegnata, come per il Figlio morente dal silenzio di Dio”. Il silenzio di Dio. Tace oggi il nostro Padre. No! Non tacere Padre! Abbiamo bisogno della tua Parola, abbiamo bisogno della Vita, abbiamo bisogno di Amore. Non puoi averci dimenticato. Non puoi. Te lo chiediamo per intercessione della Nostra Creatura e tua Madre, “Donna mai rassegnata a subire l’esistenza, Donna che ha combattuto, che ha affrontato gli ostacoli a viso aperto. Donna coraggiosa”.

Questo periodo di prova servirà a ripensare il nostro mondo.

Un mondo miope, che ha venduto la sua libertà al profitto, che ha visto il potere come unico scopo della sua esistenza. Un mondo che aveva pensato di poter fare a meno di Te: un mondo che per raggiungere il profitto e il potere ha messo da parte quanti curano l’anima e il corpo del prossimo. Uomini senza scrupoli, senza fede, senza cultura, senza ideali: questi i modelli che abbiamo proposto ai nostri figli. Abbiamo investito nell’impero del male: come è possibile continuare a far lievitare le spese per nuove armi? Come è possibile chiudere gli ospedali ma continuare a costruire aerei da guerra? Come è possibile pensare di trovare dinnanzi a questa situazione una via di uscita per poterci salvare da soli e non comprendere che possiamo salvarci solo tutti insieme?

Qui ci ha portato la ricerca del potere e del profitto.Oggi ancora un altro errore stiamo commettendo: la ricerca del prodigio. In un giorno vogliamo il farmaco nuovo, meglio, il vaccino subito. Oggi chiamiamo eroi i medici sino a ieri maltrattati, colpevoli, sino a prova contraria. Ma intanto iniziamo a capire che la tecnica senza un’anima non può darci sviluppo, che “il confine” non esiste, anche il virus non lo rispetta, che da soli non ci salviamo, perché siamo una comunità, una “comunità di destini”.

Tu ci hai invitato, caro don Tonino ad una conversione. Ci dicevi: “Noi dobbiamo passare dall’isolamento alla solitudine. L’isolamento capite bene cos’è? Oggi ognuno vive per conto suo, se ne infischia degli altri. E’ un disvalore l’isolamento. La solitudine invece no. Solitudine significa capacità di pensare, desiderio di riflettere. Oggi non sappiamo più pensare, non c’è tempo per pensare”. Sembra che questi pensieri siano stati scritti per questi giorni, per noi che invece rischiamo l’isolamento, per noi che possiamo fermarci al buio del nostro mezzogiorno ed invece dobbiamo sforzarci di vedere la luce della aurora che sta per sorgere. Caro don Tonino, aiutaci a superare questa prova.


Oggi don Tonino Bello avrebbe compiuto 85 anni.
Lo ricordiamo con scritti di speranza

Il vescovo con il grembiule ha speso la sua vita parlando di impegno e speranza, quello che servirebbe oggi per affrontare l'emergenza epidemiologica.

Avrebbe compiuto 85 anni, oggi, don Tonino Bello. E lo avrebbe fatto nel modo più semplice, in episcopio, con la gente più semplice, umile e povera.

Oggi, 18 marzo, ricorre il compleanno del vescovo più amato dalla diocesi di Molfetta. Figlio di un carabiniere e di una donna umile, classe 1935, viene ordinato sacerdote nel 1957 e nel 1982 giunge nella nostra diocesi come vescovo. Seguiranno gli incarichi a Pax Christi e una serie di lotte sociali.

Tanti i suoi discorsi, le sue omelie, le sue riflessioni che sarebbero attuali anche oggi giorno. Chiamato "profeta di speranza" da Papa Francesco che ha ricordato il vescovo con il grembiule con una visita pastorale speciale a Molfetta ed Alessano, il 20 aprile 2018, alcune riflessioni di don Tonino Bello sarebbero state "voce di speranza" in questo momento storico e sanitario difficile per l'Italia intera.

"Coraggio. Alzatevi e levate il capo. Muovetevi. Fate qualcosa, il mondo cambierà. Anzi, sta già cambiando. Non li vedete i segni dei tempi? Gli alberi mettono già le prime foglie. E sul nostro cielo il rosso di sera non si è ancora scolorito.
[…] Qui sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore. Lassù nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell’uomo. Ritorno che si potrà realizzare con la preghiera, con la vita di povertà, di giustizia, di limpidezza, di trasparenza, di amore, con la testimonianza evangelica e con una forte passione di solidarietà.
Mentre per questo cammino di ritorno ci affidiamo a Maria, Regina dei Martiri, Vergine dell’attesa e Madre della Speranza, mettiamo in pratica quel che ci suggerisce sant’Agostino: “Aiuta coloro con i quali cammini, per poter raggiungere Colui col quale desideri rimanere”, un inno all'impegno e alla speranza, molto attuale in queste ore. Impegnarsi per fare qualcosa, dice don Tonino, potrebbe essere l'odierna condizione che ci deve vedere in casa, con limitazioni, ma è pur sempre un impegno. Mentre la speranza, vero cavallo di battaglia di battaglia del vescovo salentino amato dai molfettesi, oggi riguarderebbe l'uscire vittoriosi da questa emergenza epidemiologica che sta minando la serenità dell'Italia

Vogliamo qui riproporre in questo periodo dominato dalla paura, certamente giustificata dagli eventi che stiamo vivendo, tra i tanti nostri post su Don Tonino, questo da noi già pubblicato il 2 dicembre 2018 che a noi sembra possa incoraggiarci e ci aiuti ad affrontare il momento tragico legato all'attuale pandemia da coronavirus.