mercoledì 26 giugno 2019

Il parroco di Lampedusa: «DORMO SUL SAGRATO FINCHÉ I MIGRANTI DELLA SEA WATCH NON SBARCANO»


«DORMO SUL SAGRATO 
FINCHÉ I MIGRANTI DELLA SEA WATCH NON SBARCANO»

Il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, trascorre la notte all'addiaccio con una trentina di persone davanti alla chiesa parrocchiale di San Gerlando per esprimere solidarietà a chi è bloccato da giorni sulla nave dell'Ong a largo dell’isola. La mobilitazione di abitanti e turisti: chi porta il caffè e chi il gelato. Mentre iniziative analoghe si ripetono in tutta Italia


La settima notte sul sagrato della chiesa di San Gerlando a Lampedusa è trascorsa con il tremolio delle coperte termiche che in genere vengono distribuite ai migranti durante gli sbarchi per coprirsi. È qui che da quasi una settimana il parroco di Lampedusa, Don Carmelo La Magra, 39 anni, ha deciso di dormire insieme con una trentina di lampedusani e turisti in segno di solidarietà nei confronti dei 42 migranti ormai da 14 giorni fermi a quindici miglia dall’isola a bordo della nave Sea Watch.

«Resteremo qui fin quando non permetteranno ai migranti di sbarcare», ripete Don Carmelo La Magra che, con il Forum Lampedusa Solidale nato dalla sua parrocchia e dagli operatori del progetto Mediterranean Hope della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, ha organizzato il gesto simbolico di solidarietà che sottolinea il sacerdote: «non è un atto di protesta, ma un momento per esprimere vicinanza ai migranti e ai poveri».

Da quando i trenta di Lampedusa che dormono sul sagrato hanno innalzato delle lettere con scritto You are not alone, non siete soli, iniziative analoghe su invito del forum lampedusano sono state riprese in altre città italiane, da Roma a Chiavari. «Non abbiamo tempo per leggere chi ci critica sui social, ma questo abbraccio che arriva da altri luoghi d’Italia ci dà ulteriore forza per andare avanti», spiega Don Carmelo.

In queste notti alcuni piccoli gesti della comunità di Lampedusa hanno scaldato le ore trascorse sul sagrato della chiesa. Chi ha portato il caffè, chi un piatto di pasta, chi come Vito Fiorino che ha una gelateria in centro ha portato le coppette con i gelati. Vito è uno degli eroi dell’isola perché la notte del 3 ottobre 2013 quando qui morirono 366 migranti, lui con il suo peschereccio ne salvò 49. Accanto al suo peschereccio c’era quello di Costantino Baratta, che quella notte insieme a Vito tirava su persone dal mare ed è ora sul sagrato della chiesa accanto a Don Carmelo. 

«I turisti ci chiedono come mai siamo qui ed è bello vedere che poi si fermano per trascorrere qualche ora insieme a noi», racconta Costantino che è un lampedusano doc, come Paola La Rosa che spiega il perché della sua scelta: «Nei nostri letti non eravamo più comodi sapendo che a poche miglia da noi ci sono delle persone bloccate su una nave». Sul sagrato della piccola chiesa di San Gerlando, l’unica dell’isola, questa notte c’è anche Barbara Gilberto, 20 anni, statunitense, qui in vacanza: «Negli Stati Uniti nessuno sa niente di quello che accade qui a Lampedusa, non è giusto lasciare le persone in mezzo al mare».

Tra i 42 naufraghi a bordo della nave della Ong tedesca c’è anche un ragazzino di 12 anni. Il pensiero di Don Carmelo va a lui: «Dovrebbe essere qui in questa piazza a giocare insieme ai suoi coetanei», dice il sacerdote dalla piazza che negli anni è diventata una roccaforte dell’umanità. «È il luogo d’incontro dei lampedusani, ma anche dei migranti che qui hanno spesso manifestato per il riconoscimento dei loro diritti e per esprimere le loro necessità».

Quella parrocchia cara a Papa Francesco, qui nel suo primo viaggio da Pontefice a luglio del 2013, continua a dare lezioni di umanità al mondo intero. Nella pagina Facebook del Forum Lampedusa Solidale si legge: «Mettiamo simbolicamente in gioco i nostri corpi nel tentativo di dare visibilità e voce agli ultimi della terra, nostri fratelli e sorelle, nostri simili».

Sul caso della Sea Watch 3 ieri si è pronunciata la Corte europea per i diritti umani che ha respinto il ricorso presentato il 21 giugno dalle persone a bordo della nave della Ong per consentire come misura d’urgenza lo sbarco in Italia: «le persone che avevano bisogno di assistenza immediata sono già state evacuate», spiega la Corte Edu che invita comunque il nostro Paese a fornire tutta l’assistenza necessaria ai naufraghi a bordo.

Sul sagrato dalla chiesa di San Gerlando ci si ritroverà comunque alle 22, come ogni notte. Con il solito tremolio delle coperte termiche e una preghiera.

(Nell'immagine in alto: don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando a Lampedusa, durante la manifestazione di protesta in piazza a Lampedusa, 20 giugno 2019)