venerdì 28 settembre 2018

Il Decreto sicurezza spiegato in 10 punti - Le posizioni di Scalabriniani, Centro Astalli, Caritas, Comboniani e Cei

Il Decreto sicurezza spiegato in 10 punti

Confermate la cancellazione della protezione umanitaria in caso di condanna di primo grado e la revoca della cittadinanza per terrorismo. Cambia il modello di accoglienza


1. Via la protezione umanitaria
Il decreto prevede l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Si elimina «l’attuale esercizio discrezionale nella concessione, con l’introduzione di una tipizzazione dei casi di tutela complementare, con precisi requisiti per i soggetti interessati».

2. Sei "permessi speciali"
La protezione umanitaria viene sostituita da "sei permessi speciali": vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d’origine, cure mediche e atti di particolare valore civile

3. Revocato l’asilo con condanna di primo grado
Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale ad una condanna in primo grado per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi e rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga. È prevista inoltre la sospensione della domanda d’asilo in caso di pericolosità sociale.

4. Stop alla cittadinanza
È prevista la revoca della cittadinanza acquisita dagli stranieri condannati in via definitiva per reati di terrorismo

5. Meno Sprar e più Cas
Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno accoglienza solo nei centro ad essi dedicati: i Cas (Centri di accoglienza secondaria) e i Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo)

6. Più tempo nei Cpr
La durata massima di permanenza nei Centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l’espulsione degli irregolari. Il decreto prevede anche «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la "costruzione" di altri.

7. Espulsioni più facili
Il decreto prevede misure a garantire l’effettività dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione. Il decreto stanzia 500mila euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020.

8. Daspo per terrorismo
Il Daspo per le manifestazioni sportive potrà essere applicato anche agli indiziati per reati di terrorismo. Possibilità di applicare il Daspo urbano anche nei presidi sanitari e in aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli.

9. Taser ai vigili
Il decreto prevede la sperimentazione dei taser da parte di operatori della polizia municipale di Comuni con più di 100mila abitanti.

10. Occupazioni abusive
Vengono inasprite le sanzioni (con reclusione fino a quattro anni e multa) nei confronti di coloro che promuovono o organizzano l’invasione di terreni o edifici.

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 Nota alla stampa
#Decreto(in)sicurezza

I Missionari Scalabriniani operanti in Europa e Africa sono preoccupati per quanto varato ieri con il Decreto Sicurezza dal Consiglio dei Ministri, soprattutto per la congiunzione immotivata con il tema dell’immigrazione, in esso contenuto: unire i problemi della sicurezza interna dell’Italia, più ampi di quanto realmente generato dal fenomeno migratorio - si pensi solo alla criminalità organizzata o alla violenza imperante in molte periferie cittadine - appare la sintesi di una visione distorta.

La riforma dello SPRAR (ossia del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), riducendone l’efficacia riconosciuta in Italia e in contesto internazionale, assieme all’abolizione della protezione umanitaria, rischia di far sparire le buone pratiche nell’accoglienza e nell’accompagnamento dei richiedenti asilo finora rese tangibili. Questa azione, infatti, non farà altro che ingrossare i centri più grandi per richiedenti asilo, sovraffollandoli nuovamente e aggravando il disagio e la vulnerabilità dei territori dove generalmente essi sono situati.
 
Per padre Gianni Borin, superiore dei missionari scalabriniani in Europa e Africa, la scelta di oggi rappresenta «un grave affronto verso quanti nel mondo ecclesiale e civile sono da anni impegnati ad assicurare un cammino di integrazione ed inclusivo degno di questo nome, servendosi di tutti gli strumenti messi a punto finora dallo Stato e dalle Istituzioni in genere. «La gestione malata di pochi approfittatori nel recente passato non può e non deve ancora condizionare il bel lavoro di cooperazione svolto dai più. «Sottolineare ossessivamente, anche con questo ultimo atto di governo, il binomio migrazione e criminalità, oltre ad offendere la verità, lede i diritti fondamentali della persona umana, dei milioni di migranti che in Italia, in Europa e in tutto il mondo collaborano attivamente allo sviluppo delle società di accoglienza e le arricchiscono con le loro culture».

Roma, 25 settembre 2018
Missionari di San Carlo – Scalabriniani

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Tavolo Nazionale Asilo su 
Decreto Sicurezza e Immigrazione

Il Tavolo Asilo, riunitosi per analizzare il Decreto Legge “Salvini” approvato dal Consiglio dei Ministri, esprime la propria preoccupazione per i contenuti del provvedimento.

Tra le tante problematicità che questo testo solleva, ci preme sottolinearne alcune.

L’abrogazione del titolo di soggiorno per motivi umanitari rischia di produrre effetti molto negativi sul territorio e sul Paese, riducendo in modo significativo l’accesso al diritto d’asilo e generando nuova irregolarità.

È incomprensibile la scelta di ridurre sostanzialmente il sistema d’accoglienza pubblico SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che è l’unico a garantire i percorsi di inclusione sociale con il protagonismo degli enti locali e una piena trasparenza nella gestione dei fondi.

Sono riproposte misure che hanno già dimostrato di essere inefficaci oltre che ingiuste, come l’allungamento della detenzione amministrativa in attesa dell’espulsione, a cui si aggiunge l’introduzione del trattenimento nella fase di primo arrivo.

Riteniamo siano molti i profili di violazione della Costituzione, della normativa internazionale e di quella dell’Unione Europea, violazioni che necessitano di un intervento correttivo nelle sedi opportune.

Il Tavolo Asilo chiede di poter intervenire, attraverso le audizioni parlamentari, al processo legislativo per dare un contributo come enti che ogni giorno sul territorio si occupano di tutela del diritto d’asilo e di accoglienza.

A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Caritas Italiana, FOCUS Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CIR, Comunità di S.Egidio, CNCA, Emergency, Medici Senza Frontiere, Médecins du Monde Missione Italia, FCEI, Medici per i diritti umani, Oxfam Italia, Senza Confine, del Tavolo Asilo Nazionale.

26 settembre 2018
(fonte: Centro Astalli)

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Decreto sicurezza. Gualzetti (Caritas):
colpo all’integrazione

No all’abolizione della protezione umanitaria: «Con queste norme l’Italia torna indietro. Colpisce l’accoglienza diffusa».


«Il decreto è esattamente all’opposto della filosofia della Caritas. Perché va nella direzione della chiusura e si concentra sull’espulsione e riesce a rendere difficile l’integrazione, sulla quale si dovrebbe investire». È preoccupato Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, perché l’attacco all’accoglienza diffusa contenuto nel decreto sull’immigrazione colpisce il metodo sperimentato con successo in questi anni dalla Chiesa italiana per integrare rifugiati e richiedenti asilo sui territori: piccoli gruppi per facilitare la conoscenza, stimolare la reciprocità e vincere i pregiudizi. Con 2.300 persone accolte tra rifugiati, richiedenti asilo e minori non accompagnati in appartamenti e piccole comunità, l’organismo pastorale della Diocesi di Milano una delle più grandi della Chiesa cattolica - vanta un’esperienza con pochi eguali sul fronte migratorio.

Gualzetti attende l’esame del Colle sul testo, che a giudizio di molti esperti potrebbe presentare profili di incostituzionalità, ma intanto ritiene preoccupanti le norme approvate dal Consiglio dei ministri. «Le norme non affrontano i problemi veri, la questione dell’accoglienza e la qualità dell’accompagnamento. Invece si fa di tutto per espellere e limitare al massimo le possibilità di riconoscimento, togliendo le condizioni minime per un percorso serio. Quello che ci spiazza di più è la volontà di ostacolare l’accoglienza diffusa sui territori, modello che prevede la presenza di poche persone con il coinvolgimento delle comunità sul quale avevamo puntato molto. Per noi è quello il sistema più adatto per lavorare seriamente, evitando concentrazioni di immigrati in grandi centri. Il decreto ha scelto la linea opposta».

Come?
Depotenziando il sistema Sprar, che accoglieva nei Comuni rifugiati e richiedenti asilo, modello che funzionava. Invece si restringe lo Sprar a rifugiati e minori non accompagnati e gli altri finiranno nei centri di accoglienza straordinaria, quindi in grandi strutture, in attesa che le commissioni si pronuncino sulle domande di asilo. Qui non verranno date loro opportunità di integrazione. Ma così si mina alla radice il sistema di accoglienza diffusa che la Caritas aveva cercato di realizzare in collaborazione con le istituzioni. Questo rispecchia una mentalità che non ci appartiene. Noi non siamo per far entrare tutti, ma per trattare chi è entrato sul territorio nazionale con dignità.

Quali risultati ha prodotto l’accoglienza diffusa dello Sprar?
Molti percorsi di integrazione delle persone, molte delle quali hanno potuto imparare l’italiano, capire la nostra cultura, trovare lavoretti per corrispondere all’aiuto ricevuto in un’ottica di reciprocità. I piccoli inserimenti hanno fatto bene anche alle comunità che, incontrando piccoli gruppi, hanno vinto paure e pregiudizi alimentati anche da una propaganda che vuole solo spaventare. Stiamo parlando di una goccia nel mare dell’accoglienza, che certo non era organizzata bene perché puntava sulla logica emergenziale andando a cercare posti ovunque e affidandosi anche a cooperative improbabili. Ma l’alternativa per noi era potenziare gli Sprar accelerando nel contempo le risposte alle domande di asilo.

Cosa comporta l’abolizione della protezione umanitaria?
La protezione umanitaria è prevista in molti Stati europei, così si torna indietro. Se c’erano abusi nella discrezionalità con cui si è riconosciuta protezione a chi non aveva diritto, andavano colpiti. Ma togliere allo Stato la possibilità di concedere un permesso a chi non ha le condizioni per chiedere asilo rimandandolo in Paesi dove rischia la persecuzione, mi risulta poco comprensibile. O meglio, essendo tantissimi i Paesi con conflitti non dichiarati dove si perseguita la gente, l’obiettivo è diminuire la possibilità di concedere ospitalità a chi fugge da situazioni difficili.

Il governo sostiene che espulsioni e rimpatri saranno più facili. Condivide?
Credo che aumenteranno le incertezze e i giorni di detenzione e fermo, i rimpatri sono molto difficili. Meglio affrontare il problema con percorsi di inserimento e integrazione. È ineludibile la questione delle vie di ingresso legali. Non è possibile che oggi l’unico sistema sia chiedere asilo. Andrebbero ampliati i corridoi umanitari e riformata la legge sull’immigrazione perché l’Italia ha bisogno di immigrati regolari. Chiudersi è impossibile.

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Il “decreto Salvini” è da riscrivere

Peggiora il quadro legislativo sull’immigrazione, mette in ulteriore difficoltà i richiedenti asilo, presuppone che i pericoli maggiori per la sicurezza derivino dai migranti. È inoltre in contrasto con la Dottrina sociale della Chiesa e con gli insegnamenti di papa Francesco.

Intendiamo manifestare il nostro totale disaccordo nei confronti del decreto legge Sicurezza e immigrazione, varato dal Consiglio dei ministri, perché considera l’immigrazione principalmente come un problema di ordine pubblico.

Il cosiddetto “decreto Salvini” cancella di fatto i diritti fondamentali degli stranieri e rischia di incrementare ancora di più la percezione che i rifugiati sono una minaccia per la sicurezza dei cittadini italiani, e non persone da proteggere. L’aspetto securitario del decreto legge, indiscutibilmente necessario, non deve e non può mettere in secondo piano l’aspetto più importante, e cioè che l’immigrazione non è una maledizione ma una risorsa per la società.

In sintonia con tante associazioni cattoliche e laiche impegnate nel settore dell’immigrazione, deploriamo il fatto che i cambiamenti presentati nella legge vanno a peggiorare invece che migliorare le leggi vigenti in materia di immigrazione. In particolare, contestiamo la sostanziale riduzione della concessione del diritto di asilo per motivi umanitari riservato a poche eccezioni, negando la protezione a chi, ad esempio, proviene da paesi dove c’è seria instabilità politica e la vita delle persone è in pericolo. Inoltre, riteniamo un errore il ridimensionamento del Sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar) – uno tra i pochi esempi di successo di accoglienza integrata realizzata dai comuni in collaborazione con associazioni volontarie – che andrà ad accrescere il numero di clandestini destinati a languire nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). Irragionevole ci pare poi la scelta di raddoppiare i tempi di permanenza nei Centri per il rimpatrio (Cpr) fino a 180 giorni, misura che porterà a prolungare inutilmente la detenzione amministrativa di persone che non hanno commesso alcun crimine.

Come cristiani e missionari riteniamo che l’impianto generale della legge Sicurezza e immigrazione sia in netto contrasto con la dottrina sociale della Chiesa e gli insegnamenti di papa Francesco e dei suoi predecessori che costantemente invitano all’accoglienza di profughi e immigrati, incoraggiandone l’integrazione nella società.

Infine ci rivolgiamo al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, affinché si rifiuti di apporre la propria firma al decreto Immigrati e sicurezza ed esiga che venga riscritto nel rispetto dei principi di fondo della Costituzione italiana e delle convenzioni internazionali in materia di immigrazione.
Missionari comboniani in Italia

La denuncia-appello è sottoscritta anche dall'Associazione Missionaria Internazionale (AMI).

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La Cei chiede al governo di ripensare al decreto sicurezza

Fatti e non parole. I vescovi «interpellano i responsabili della cosa pubblica, perché non si accontentino di mettere in fila promesse o dichiarazioni falsamente rassicuranti». Il Consiglio Permanente della Cei dopo tre giorni di dibattito ha sintetizzato i lavori con un comunicato in cui si evidenziano alcune criticità del Paese, soprattutto sul fronte dell'occupazione. La Cei, si legge nella nota, guarda alla «sofferenza acuta di tanti giovani privi di lavoro o alle prese con occupazioni occasionali, prive di alcuna sicurezza. Il lavoro che manca - come il lavoro indegno - rimane una piaga che angoscia, spoglia il Paese del suo futuro, peggiora le condizioni delle famiglie e aumenta le disuguaglianze sociali».

I vescovi sono tornati anche ad affrontare la questione migratoria. «Mi preoccupa l'abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e anche la riduzione di questi permessi perchè in questo modo si rischia di esporre tante persone a un futuro incerto come pure l'espulsione legata anche al primo grado di condanna che non sarebbe proprio in pieno con la Costituzione» ha detto il presidente il cardinale Gualtiero Bassetti, che ha espresso perplessità sulla forma decreto rispetto al carattere di emergenza ed ha auspicato ripensamenti nei successivi passaggi dell'approvazione

La Cei, nella nota ufficiale, si è invece limitata a sottolineare la generosità delle diocesi ad accogliere i profughi della nave Diciotti (che poi sono fuggiti dalle strutture cattoliche per emigrare probabilmente nel Nord Europa).

«La vicenda della Nave Diciotti - si legge nel comunicato - rafforza la convinzione di come la solidarietà - fatta di accoglienza e integrazione - rimanga la via principale per affrontare la complessità del fenomeno»,. Rispetto al pericolo che inquietudini e paure alimentino un clima di diffidenza, esasperazione e rifiuto - aggiungono i vescovi -, il Consiglio Permanente ha rilanciato l'impegno della Chiesa anche nel contribuire a un'Europa maggiormente consapevole delle sue radici e con questo più giusta e fraterna, capace di custodire la vita, a partire da quella più esposta».