venerdì 8 dicembre 2017

Maria, l’imprevisto del desiderio di Lucia Vantini


Maria, l’imprevisto del desiderio

di Lucia Vantini



Se dovessimo andare tra i fedeli a raccogliere commenti sul dogma dell’Immacolata concezione – che celebriamo l’8 dicembre –, scopriremmo che non sono in pochi a pensare erroneamente alla verginità di Maria. La tradizione la presenterebbe come pura in vista della missione che le è stata assegnata nella storia: mettere al mondo Gesù, Figlio di Dio nella carne. Invece qui siamo di fronte ad altro, a qualcosa che riguarda la nascita di Maria stessa, la sua origine, la sua radice: per il cattolicesimo è questa a risultare non contaminata dalla chiusura, dall’autoreferenzialità, dalla miseria dello sguardo che vuole solo prendere e avere per sé. Maria non è gravata dal peccato delle origini.

Quest’affermazione invita a tornare indietro nella storia di questa donna, e a interrogare ciò che la muove: il suo desiderio. Un desiderio che dunque non può essere inteso in termini riduttivamente sessuali, seppure per negazione.

Probabilmente, come molte ragazze dell’epoca, Maria sognava di essere la madre del Messia che si attendeva da tempo. Il suo immaginario di donna sarà stato attraversato dalla promessa di un Dio che ha il nome di una presenza costante (cf. Es 3,14) e che ha mostrato la sua fedeltà attraverso nascite inattese e difficili, che nel mistero della generazione si trasformano in luoghi viventi della Parola. Il desiderio di Maria avrà immaginato il futuro a partire da questa memoria, che è una memoria di fede. È questo processo del desiderio che va interrogato quale spazio di rivelazione che racconta di un Dio che si apre la strada attraendo con il proprio sogno di comunione, di salvezza per tutte e per tutti.

Eppure le cose vanno come lei non avrebbe mai immaginato. Si realizzano nell’impossibilità. Maria dunque si fida di una possibilità che passa per l’impossibilità: non conosce uomo. Si fida però del suo desiderio, che la spinge a lasciarsi coinvolgere in questa storia con Dio. E si fa madre di Dio. Deve essere stata molto libera per dire di sì. Il suo desiderio, che avrà avuto una forma precisa, era tuttavia sufficientemente libero per integrare l’imprevisto di un evento felice, ma davvero incerto nei modi e nel destino. Ben presto all’orizzonte compare la profezia di una spada che avrebbe trafitto la sua anima (cf. Lc 2,35). Chissà se Maria aveva presagito quanto questa si sarebbe conficcata a fondo.

L’attenzione al desiderio di questa giovane donna di Nazaret porta a cogliere come non si sia trattato di una mediazione solo nella carne. Nell’incarnazione Maria ha un ruolo anche spirituale, proprio perché coinvolge il proprio desiderio e lo affida alla cura del suo Dio. Il Magnificat ne è un’espressione, che tra l’altro si fa molto concreta nell’immagine di un mondo liberato dai poteri disumanizzanti.

Quello che lei ha incontrato è un Dio che entra nella trama della vita rimettendosi al consenso di una donna. Un Dio che non si impone, non forza, non pretende e non violenta. Nella voce dell’angelo le parole divine sono parole di grazia, ed è in quest’orizzonte di benedizione che si apre il cammino. Non ci sono riferimenti a posizioni e a gerarchie che dovrebbero intimorire. È semmai Maria, inizialmente colpita e turbata, ma poi attratta e consenziente, a nominarsi come serva. Di questi tempi è particolarmente significativo ricordarlo.

Con quest’approccio Dio rivela come si ama, come si accompagna, come si protegge e si salva la vita di chi ci sta a cuore. È un Dio che desidera creare relazioni, guarirle, rilanciarle, nutrirle e che raggiunge lo scopo risvegliando i desideri delle sue creature. Li porta a compimento, indubbiamente non senza sorprese.

Accanto a Maria c’è un uomo che non è da meno. Giuseppe si trova infatti ad amare una donna che vive un sogno che non ha condiviso con lui, e proprio per questo si ritrova in una posizione marginale, umiliante, escludente. Eppure il fantasma della maschilità ferita nell’onore lo tenta ma non del tutto. La sua è la maschilità dell’uomo giusto che sta dalla parte dei legami e che alla fine, invece della legge, fa vincere la storia. Giuseppe si lascia così coinvolgere in una vicenda di cui non è l’origine e accetta di accompagnare la sua donna in una via diversa da quella che aveva immaginato per loro. Anche in lui c’è dunque un consenso prezioso: egli si affida al sì di colei che ama.

E la storia non sarà facile: inizia nello sconcerto di un figlio che fa la volontà di un altro Padre (cf. Lc 2,49) e finisce sulla croce. Maria è lì sotto (cf. Gv 19,25-27) e poi sparisce dalle pagine bibliche. Nessun incontro con il Risorto. Forse si può pensare che sia stata tra i beati che hanno creduto senza avere visto (cf. Gv 20,29) in quanto ha mantenuto il proprio desiderio vivo e ardente, desiderio di una madre che non si rassegna alla morte di un figlio, mai.
(fonte:  IL REGNO DELLE DONNE)