giovedì 14 settembre 2017

14 settembre FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE - L’esaltazione dell’Amore



Questa festa, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega alla dedicazione delle basiliche costantiniane costruite sul Golgota e sul Sepolcro di Cristo e in ricordo del ritrovamento della Croce di Gesù da parte di sant'Elena, madre dell’imperatore Costantino, avvenuto, secondo la tradizione, il 14 settembre del 320

La Chiesa cattolica, molte Chiese protestanti e la Chiesa ortodossa celebrano la festività liturgica dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, anniversario del ritrovamento della vera Croce da parte di sant'Elena (14 settembre 320), madre dell'imperatore Costantino, e della consacrazione della Chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme (335). Secondo la tradizione, Sant'Elena avrebbe portato una parte della Croce a Roma, in quella che diventerà la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, e una parte rimase a Gerusalemme. Bottino dei persiani nel 614, fu poi riportata trionfalmente nella Città Santa.
Vasiliy Sazonov, l'imperatore Costantino
e Sant'Elena presentano la Santa Croce

Nella celebrazione eucaristica di questo giorno il colore liturgico è il rosso, il colore della Passione di Gesù che richiama appunto la Santa Croce e che viene utilizzato anche il giorno del Venerdì Santo durante il quale i fedeli cattolici compiono l’adorazione della Croce. In Oriente questa festa, per importanza, è paragonata a quella della Pasqua.

QUAL È IL SIGNIFICATO DI QUESTA CELEBRAZIONE?
La croce, già segno del più terribile fra i supplizi, è per il cristiano l'albero della vita, il talamo, il trono, l'altare della nuova alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla croce, è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. La croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a lui nella morte e nella gloria. Nella tradizione dei Padri la croce è il segno del figlio dell'uomo che comparirà alla fine dei tempi. La festa dell'esaltazione della croce, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega con la dedicazione delle basiliche costantiniane costruite sul Golgota e sul sepolcro di Cristo (Messale romano). 
La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è la semplice presentazione di "Cristo crocifisso". Il cristiano, accettando questa verità, "è crocifisso con Cristo", cioè deve portare quotidianamente la propria croce, sopportando ingiurie e sofferenze, come Cristo, gravato dal peso del "patibulum" (il braccio trasversale della croce, che il condannato portava sulle spalle fino al luogo del supplizio dov'era conficcato stabilmente il palo verticale), fu costretto a esporsi agli insulti della gente sulla via che conduceva al Golgota. Le sofferenze che riproducono nel corpo mistico della Chiesa lo stato di morte di Cristo, sono un contributo alla redenzione degli uomini, e assicurano la partecipazione alla gloria del Risorto.

LA STORIA
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LE TRADIZIONI POPOLARI IN ITALIA. DAL SANTO CHIODO DI MILANO A LUCCA
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L’esaltazione dell’Amore

La solenne festa dell’esaltazione della croce ci riporta al mistero che è al cuore della nostra fede e della nostra vita cristiana: il mistero della croce “vivificante” di Cristo, il sacramento del legno della croce divenuto albero di vita, il “luogo” della morte di Gesù Cristo divenuto grembo che ha generato Cristo a una nuova vita di risorto e grembo generatore di vita anche per noi, morti con lui e conrisorti insieme a lui. Così dobbiamo tornare a rileggere la pagina della crocifissione narrata da Giovanni nel suo vangelo: non come una pagina morta che narra di un morto, ma come l’ultima parola d’amore narrataci da un amante della vita, Gesù, che volendo amare i suoi “non a parole … ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18), li amò fino all’estremo. E cos’è l’estremo dell’amore se non l’amare fino al dono estremo di quello che è il dono per eccellenza, la vita?

Tutto il brano è racchiuso in questa logica del dono della vita per amore. Una scena racchiusa tra due espressioni che trasfigurano il male subìto, preannuncio di morte, nel luogo di un amore attivo, generatore di vita: “Pilato consegnò Gesù” (Gv 19,16) e “Gesù, chinato il capo, consegnò lo Spirito” (Gv 19,30). Dunque il senso spirituale della pagina giovannea sta tutto dentro questo movimento: Gesù, nel momento in cui viene consegnato, consegna la sua vita. Tutto in questo brano parla di una disponibilità cosciente, di una tensione consapevole, di un sì alla consegna totale di sé.

Un “sì” detto con pochissime parole. Un “sì” alla consegna di sé detto innanzitutto con il corpo, che diviene parola più eloquente di ogni alito pronunciato. Infatti è soprattutto nel suo corpo che Gesù, obbedendo al Padre, vive quel movimento di generazione del dono a partire dalla morte inflitta, subita, permettendo così al Padre di compiere in lui la sua opera: il suo corpo, su cui era stata gettata la croce, ora la assume e la porta su di sé (cf. Gv 19,17); il suo corpo, che fissato sulla croce passivamente viene issato in alto dai soldati, “Dio lo esaltò” al di sopra di tutto e di tutti (Fil 2,9); le sue braccia, inchiodate brutalmente al legno, si aprono divenendo immagine di un abbraccio universale, di un corpo offerto, di un amore attivo che non tiene più nulla per sé, ma diviene dono di vita nuova.

Un “sì” detto, infine, con la relazione e con l’affetto. A chi, condannandolo a morte, gli toglieva la vita, e dunque quella preziosa rete di relazioni con coloro che “egli amava”, Gesù risponde ancora con un gesto di amore attivo e gratuito: affida le proprie relazioni familiari, tutte riassunte nella figura della madre, e le proprie relazioni di affetto, tutte riassunte nella figura del discepolo che “egli amava”, queste relazioni Gesù le affida al futuro, le fa rinascere aprendole a un futuro sganciato dalla sua presenza. Anche con questo gesto, accompagnato da pochissime parole, Gesù ci mostra cos’è l’amore, sempre, e non solo al momento epifanico della morte: l’amore è morire per l’altro, dare la vita affinché l’altro, che mi è stato accanto e che ho amato, viva più di me e oltre me. Questo l’amore che la croce di Cristo ha esaltato, cha ha sovraesaltato al di sopra di ogni altro amore.
fratel Matteo