venerdì 19 maggio 2017

Le mani della ‘ndrangheta sul Centro di accoglienza richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto

QUEI RIFUGIATI TRATTATI COME MAIALI

L'inchiesta della Dda di Catanzaro sul Cara di Crotone, che ha coinvolto anche il parroco di Isola Capo Rizzuto, rivela un sistema criminoso che non può gettare fango su tutto il sistema ma che va perseguito senza sconti

Le mani della ‘ndrangheta sul Centro di accoglienza richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. Pasti fantasma mai forniti, falsi servizi, false prestazioni regolarmente pagate dallo Stato, mazzette per chiudere un occhio. Perfino il cibo per maiali servito alla mensa per lucrare sui finanziamenti. Il ministro degli Interni Minniti dice che “è una vicenda odiosa, una ferita per la civiltà del nostro Paese”.

Ho visitato quel centro nel 2009. Non si tratta diun centro di accoglienza qualsiasi. L’ex base dell’Aeronautica riconvertita nel 1999 per via degli sbarchi in Puglia dei kosovari, è divenuta la porta istituzionale di ingresso dei clandestini provenienti dal Sud del mondo. Dopo Lampedusa è il secondo “passaggio a Nord”. Ancora ricordo il sacrificio e l’abnegazione di tanti volontari che si spendevano per la dignità dei profughi accolti, dai cuochi ai parrucchieri. Tutta gente tradita dal business scoperchiato dalla Dda di Catanzaro, che ha portato in carcere 68 persone, per lo più esponenti del clan Arena, arrivando a coinvolgere anche il governatore della Misericordia e il parroco di Isola Capo Rizzuto don Edoardo Scordio. Come si è potuti arrivare a tanto?
Proprio ieri il parroco nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip, ha respinto tutte le accuse. Le accuse però sono molto gravi: la Chiesa locale avrebbe ricevuto 132 mila euro in cambio dell’”assistenza spirituale” agli immigrati del centro. Il parroco sostiene che quei soldi sono serviti per lavori nella parrocchia. Ma secondo la Dda questo tipo di servizio non era assolutamente previsto nella convenzione della gara d’appalto.

Fatta salva la presunzione di innocenza che si deve a tutti gli imputati, qualche considerazione va fatta su questa vicenda, che ricorda quella romana legata a Mafia Capitale sulla gestione dell’accoglienza per immigrati. Siamo in presenza probabilmente di una mela guasta che non può gettare fango su tutto il sistema dell’accoglienza in Italia. Ma proprio per questo non si può sottovalutare. L’indagine della Dda riguarda anche una lunga serie di controlli inefficaci o mai attuati da parte delle istituzioni, compresa la Prefettura, di pressioni e irregolarità per far vincere la Misericordia locale nella gara per l’affidamento di uno dei centri per irifugiati più importanti d’Europa. Fa bene il ministro Minniti a voler vederci chiaro inviando ispettori chiamati a svolgere un’inchiesta in meno di un mese. “Inaccettabile che l’accoglienza possa diventare terreno per attività mafiose e corruttive”. In ballo ci sono valori fondanti per uno Stato di diritto: non si può speculare a spese di gente che scappa dalla fame e dalla guerra, trattandoli come maiali, intascandosi per fini privati i sovvenzionamenti pubblici. Un reato perfino peggiore della semplice corruzione. Va salutato con favore anche il piano del Viminale che prevede controlli a tappeto nelle strutture d’accoglienza. Tornando al Cara di Isola Capo Rizzuto, il presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone sottolinea che a seguito delle prime indagini ci si era convinti che “il settore servizi sociali, medaglia di quel volontariato così forte in Italia, era stato macchiato da interessi.” Da qui l’idea di segnalare in un albo i fornitori delle strutture “per evitare la presenza di organizzazioni mafiose, in quanto hanno buon gioco a mettere i loro interessi nel settore”.Un’idea da realizzare. Il marcio deve essere rimosso in nome delle migliaia di volontari e professionisti che ogni giorno lavorano per tenere alta l’asticella dell’umanità degli italiani.

Su quanto accaduto al "Cara" di Isola Capo Rizzuto, in Calabria, in particolare sul coinvolgimento in questa vicenda sia di un parroco che di una Misericordia, il parere di mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes
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Crotone. Misericordie e Libera: mafia pervasiva, non accada mai più

Condanna e disapprovazione da parte di tutto il mondo del volontariato relativamente all’inchiesta sul Cara di Isola di Capo Rizzuto, che ha portato all’arresto di 68 persone legate al locale clan della ‘ndrangheta degli Arena. Coinvolti nel business dell’accoglienza dei migranti anche Leonardo Sacco, presidente della sezione calabrese della Confraternita delle Misericordie, e don Edoardo Scordio, parroco della Chiesa di Maria Assunta, i quali domani saranno ascoltati dal giudice delle indagini preliminari. Intanto il mondo del terzo settore rivendica il suo impegno e s’interroga sulle strategie per portare maggiore trasparenza. 

Il servizio di Marco Guerra:




Intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Sono queste le accuse della procura di Catanzaro nei confronti della rete che gestiva il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto. Il più grande d’Europa. La Confraternita delle Misericordie ha commissariato la sezione calabrese, inviando il consigliere nazionale Alberto Corsinovi sul posto per prendere il controllo della situazione. 
Sentiamo il presidente nazionale delle Misericordie Roberto Trucchi:

R. – Sì, è stato inviato per cercare di capire un po’ qual è la situazione reale in questo momento a Isola; cercare di dare continuità al servizio del centro, tentare di riallacciare un po’ i rapporti con quello che rimane della Misericordia che abbiamo però deciso di commissariare; il commissariamento è praticamente già in atto. Sul posto è già presente il commissario che gestirà la Misericordia nei prossimi giorni.

D. – Le vicende che ruotano intorno all’inchiesta porteranno – immagino - alle dimissioni, all’estromissione di don Scordio e di Leonardo Sacco dalle Misericordie …

R. – Don Scordio è il co-rettore della Misericordia. Di solito questa figura è nominata dall’ordinario diocesano, quindi è il vescovo che lo nomina. Poi la confederazione ne prende atto. Devo dire che tra l’altro, almeno da quando sono presidente, don Scordio ricopriva già questa carica da anni. Presumo che spetti al vescovo nominare un nuovo co-rettore della Misericordia di Isola; ci metteremo in contatto naturalmente con il vescovo e cercheremo di capire come fare questo passaggio. Per quello che riguarda Leonardo Sacco, è stato eletto all’interno del collegio regionale, quindi sono state le Misericordie della Calabria che lo hanno eletto. Presumo quindi che entrambi decadranno dal ruolo che ricoprono.

D. – Voi giustamente affermate: “Otto secoli di storia non vengono cancellati da questi fatti” …

R. – La Misericordia nasce a Firenze nel 1244. Nasce per rispondere alle esigenze della popolazione in difficoltà. Le misericordie hanno attraversato guerre, pestilenze, disastri e ancora oggi sono al servizio delle popolazioni. Evidentemente nel dna c’è qualcosa di forte, di grande, che ci consente di andare avanti. Continueremo a farlo nel servizio sanitario, nei servizi sociali, nel servizio di accoglienza. Sicuramente questa situazione potrebbe creare qualche dubbio nelle persone; noi diciamo che chi ci conosce, le comunità, sanno cosa sono le Misericordie e cosa fanno.

D. – Il tema della trasparenza e degli interessi economici inevitabilmente si intreccia con il sistema dell’accoglienza dei migranti …

R. – Certo, è un tema abbastanza impegnativo e complicato. Io credo che tutti insieme, con le istituzioni, ma anche con tutto il terzo settore con il quale ci stiamo già confrontando su questo argomento, dobbiamo collaborare. È chiaro che poi l’applicazione di tutta una serie di norme è sempre demandata agli uomini, quindi gli errori sono possibili. Però, veramente, è un momento un po’ particolare per noi e per tutti. Noi diamo la disponibilità anche a tutte le realtà del terzo settore di metterci attorno ad un tavolo per cercare di capire qual è il sistema migliore per gestire l’accoglienza. Probabilmente se ci sono stati degli errori, dobbiamo studiare e capire davvero dove poter intervenire. Credo che la trasparenza debba essere messa al primo punto. Non si può prescindere da questo. Anche un minino dubbio può intaccare quanto di buono poi viene fatto, quindi francamente credo che questo sia davvero l’obiettivo primario.

D. – Questi fatti di cronaca sono condizionati anche dalla gestione emergenziale del flusso migratorio?

R. – Questo è chiaro. È chiaro che l’emergenza porta ad avere queste problematiche, quindi il sistema deve essere strutturato. Negli ultimi quattro anni abbiamo fatto una grande attività di attenzione su quelle Misericordie che nascevano dall’oggi al domani e spesso legate a situazioni per richiesta di gare di appalto. Non abbiamo accolto diverse richieste di Misericordie, abbiamo escluso alcune Misericordie che non ci davano la sensazione di essere associazioni che svolgevano le proprie attività con lo spirito proprio delle Misericordie. Faremo ancora più attenzione su questo. Io rivolgo l’appello a tutti i volontari perché ognuno nelle proprie realtà, nelle proprie comunità, vigili perché le proprie realtà siano realtà vere e di misericordia, che abbiamo un loro co-rettore spirituale all’interno, che faccia il proprio lavoro e faccia il proprio servizio. È chiaro che in questo momento siamo tutti un po’ colpiti da quanto è accaduto, perché una cosa veramente molto, molto brutta e molto grande.

Biasimo e sconforto è espresso dai delegati locali di Libera, l'associazione da sempre impegnata nella lotta alla mafia sul territorio. 
Le parole della delegata della Locride Deborah Cartisano:


R. – Questo è un dramma gravissimo, un dramma che ci sconvolge perché non ci si aspettava una cosa del genere. Sicuramente siamo sconvolti da questo. Fare un business sull’accoglienza, su queste persone che si aspettano da noi aiuto, dev’essere un campanello d’allarme per tutta la società civile perché non possiamo, sicuramente non possiamo fare in modo che ciò accada nel futuro … E’ difficile. E’ difficile vedere questo perché purtroppo poi getta una cattiva luce su tutti, e non è giusto, perché invece ci sono tantissime associazioni, tante realtà che lavorano senza neanche essere poi riconosciute o conosciute; quindi, essere poi confusi con queste situazioni bruttissime significa che il danno è per tutti, ma soprattutto per chi invece lavora onestamente, per chi lavora in questo campo da anni.

D. – “Libera” porrà attenzione anche a quelle situazioni del terzo settore? Purtroppo, c’è il pericolo di infiltrazione nel terzo settore …

R. – Guardi, quello c’è ovunque. Non possiamo pensare che ci siano dei settori in cui la ‘ndrangheta, le mafie, non cerchino di mettere mano: quello vale per tutti i settori. Purtroppo, l’attenzione è questa. Noi, facendo avvicinare a noi delle realtà, cerchiamo di essere veramente attenti e puntuali, però queste infiltrazioni possono esserci dappertutto. Noi, per quello che possiamo, li teniamo alla larga dalle nostre associazioni, dalle nostre realtà; purtroppo, la ‘ndrangheta riesce a essere pervasiva: la ‘ndrangheta sa dove c’è il business e purtroppo il business in questi anni è stato l’accoglienza. Cioè, bisogna fare attenzione in tutti gli ambienti: purtroppo, nessuno è esente.
(fonte: Radio Vaticana)


Quando don Scordio attaccava don Ciotti e Libera per i beni confiscati alla mafia
Un estratto dal documentario inedito "Terre Impure", della giornalista della Tgr Sicilia Raffaella Cosentino. 
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