giovedì 17 novembre 2016

Nuovi attacchi a Papa Francesco


5 DUBBI, 4 CARDINALI, 3 CERTEZZE
di Andrea Grillo


Dopo quelle scritte durante il Sinodo, più o meno clandestinamente, un’altra lettera, sempre con le solite firme, ora selezionate. Ma questa volta non vengono espressi timori o desideri. No, questo è un elenco di “dubbi”. La cosa interessante è che il dubbio non è tanto su “Amoris Laetitia”, ma sul disegno del papa in quanto tale. Ma l’effetto, inatteso, è che i 4 cardinali, formulando i loro 5 dubbi, fanno sorgere nel popolo di Dio 3 grandi certezze. Dai loro 5 dubbi nascono le nostre 3 certezze. La dinamica ecclesiale riserva anche queste sorprese. Se esperti uomini di Chiesa, dopo 7 mesi dalla presentazione del testo di AL, continuano a “non capire” – o a non volere capire – che cosa è mutato e si abbarbicano ostinatamente alle loro “evidenze sospette”, tutto ciò determina, nel corpo ecclesiale, una nuova coscienza, talmente radicale, da diventare certezza. La loro diffidenza verso AL ci consente una nuova confidenza col Vangelo. Anche questo, in certo modo, è ministero ecclesiale.

Certitudo prima

Nella Chiesa cattolica, a causa di una vicenda storica complessa, ma della quale avrebbero dovuto accorgersi da tempo anche questi Signori Cardinali, può accadere che si parli un linguaggio che non ha più alcun riferimento alla realtà. Si può parlare di soggetti sposati davanti alla legge come se vivessero “more uxorio” e di “atti intrinsecamente negativi” come se fosse fuori dalla storia. Alla radice di questo disagio sta una mancanza di riconoscimento della realtà e una radicale pretesa di autosufficienza. A nulla vale la esperienza: si è imparato a nascondersi dietro la corazza di una “scienza triste”, identificata con il Vangelo, e ci si atteggia a “difensori del bene delle anime”. Ma si è perso il legame tanto con le anime quanto con il bene.

Certitudo altera

Viene il tempo in cui occorre scegliere tra iniziare processi di conversione o occupare spazi di potere. Ad ogni costo i 4 firmatari ritengono che per un pastore e per un uomo di Chiesa non vi sia alternativa. Può soltanto occupare spazi di potere e gettare bombe lacrimogene per impedire la vista del reale. E si usa ogni mezzo. Soprattutto si pretende che la Scrittura e la Tradizione siano al servizio delle operazioni di “immunizzazione dal reale” perseguite negli ultimi 40 anno. Il popolo di Dio e il magistero ecclesiale guarda a questi tentativi come si guarda, con la giusta comprensione, ai bambini che, privati del loro giocattolo preferito, pestano i piedi e chiedono giustizia.

Certitudo tertia

Da ormai 7 mesi è iniziata la strada di una recezione ricca e complessa di Amoris Laetitia. I pastori che hanno a cuore il bene dei loro fedeli conoscono la strada, si sono messi in cammino: qualcuno davanti al popolo, per incitare alla marcia; qualcuno in mezzo al popolo, per tenere bene la andatura comune; qualcuno nelle retrovie, a custodire quelli col passo più lento. I pastori sanno dove stare. I cardinali che salgono al primo piano, si mettono alla finestra e cercano in qualche modo di far rientrare la Chiesa in uscita, temono gli ospedali da campo, rifuggono i campi profughi. Salgono alla finestra e si dicono “dove andremo a finire?”. E l’unica risposta è “Bisogna finire di andare”. Stare. Fermi. Sordi. Immuni. Lontani. Indifferenti. Con un sentimento di infinita differenza dal mondo estraneo. Ma anzitutto da Francesco, papa strano. Che spuzza di vita. E che osa non subordinare il Vangelo alla legge.
(Pubblicato il 14 novembre 2016 nel blog: Come se non)

Burke pronto a un “atto formale” per “correggere” il Papa

In un’intervista con il “National Catholic Register” il porporato americano preannuncia la sfida in caso di mancata risposta ai cinque “dubbi” su “Amoris laetitia”

Se il Papa non risponderà alla richiesta di chiarimenti dei quattro cardinali che gli hanno scritto sull’esortazione Amoris Laetitia, «allora dovremmo affrontare questa situazione: c’è infatti, nella Tradizione della Chiesa, la possibilità di correggere il Romano Pontefice. È invero sicuramente molto raro. Ma se non vi fosse risposta alle domande sui punti controversi, allora direi che si porrebbe la questione di assumere un atto formale di correzione di un errore grave».
È il guanto di sfida che, alla vigilia del Concistoro, il cardinale americano Raymond Leo Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, lancia a papa Francesco, cui insieme ad altri tre porporati - Walter Brandmueller, Carlo Caffarra e Joachim Meisner - ha sottoposto recentemente in una lettera cinque «dubbi» sull’interpretazione e l’applicazione della Amoris Laetitia, riguardanti sia la tanto discussa questione della comunione ai divorziati risposati, sia il valore delle norme morali in rapporto alla vita cristiana. 

«Ovunque io vada sento confusione. I sacerdoti sono divisi gli uni dagli altri, i sacerdoti contro vescovi, i vescovi divisi tra di loro. C’è una tremenda divisione nella Chiesa, che non è la via della Chiesa. Ecco perché dobbiamo ristabilizzare queste questioni morali fondamentali, che ci uniscono», dice il cardinale Burke in un’intervista al National Catholic Register.
(fonte: Vatican Insider 16/11/2016)

Il 14 novembre 2016 è stata resa pubblica una lettera che quattro cardinali avevano scritto al papa (e – tanto per non sbagliarsi – mettendone a conoscenza il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede) il 19 settembre scorso perché facesse chiarezza in merito ad alcuni punti dubbi emergenti dalla lettura di 5 paragrafi dell’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris lateitia.
Si dà il caso che proprio in questi giorni stia studiando a fondo questo documento insieme ai miei studenti che frequentano il corso di “Diritto canonico”. Così stamattina ci siamo esercitati provando a rispondere ai cinque dubbi.
Premetto che non abbiamo potuto non constatare come la semplice lettura dei “numeri incriminati” fosse di per sé molto chiara e non desse adito a dubbi. E’ apparso perciò evidente che il vero dubbio dei quattro cardinali suona piuttosto come un dubbio unico: “Santità, hai volutamente scritto cose diverse da quelle che avevano sostenuto i tuoi predecessori? Abbiamo capito bene: stai dicendo cose nuove?”
Evidentemente la risposta affermativa pone un problema di continuità rispetto al passato che ai quattro non sembra sopportabile. La risposta negativa è di una tale certezza che i miei studenti hanno percepito la lettera (e la sua pubblica diffusione) non come una vera e propria domanda, ma come una provocazione.

Si sono in primo luogo preoccupati di inquadrare sistematicamente i dubbi dei cardinali. E’ stato semplice verificare che questi ultimi insistono su una piccola porzione dell’intera Esortazione, che nel suo complesso esprime un indirizzo complessivo sulla “Gioia dell’amore” e, dopo 290 numeri, trae qualche conclusione in ordine ad “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità” (uno capitolo di 21 numeri: fra questi, sei creano i problemi messi a fuoco). La lettura della parte “incriminata” deve infatti essere sostenuta dalle sezioni precedenti, altrimenti si rischia di considerare quelle affermazioni in senso assoluto, come se non fossero il risultato di un processo molto concreto: una tessera di un mosaico più vasto.

In ogni caso, la lettura del numero 300 offre un’indicazione molto chiara: tanto il Sinodo quanto l’Esortazione NON vogliono esprimere una “nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi”; piuttosto vogliono incoraggiare “ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari”. Un’attività che appartiene alla coscienza di ciascuna persona. Un’attività che i presbiteri devono accompagnare per aiutare a scegliere senza prescindere dalle esigenze evangeliche di verità e carità. In termini canonici questa si chiama prevalenza del foro interno rispetto al foro esterno. In termini evangelici questa immagine restituisce l’icona di Gesù che salva l’adultera dalla lapidazione che per legge le sarebbe toccata.

Così il numero successivo ricorda la tradizione ecclesiale che impedisce di esprimere una condanna senza possibilità di redenzione a carico di qualsiasi peccatore. La condanna del peccato non comporta necessariamente la condanna del peccatore: in termini giuridici il giudizio negativo sul fatto oggettivo non pregiudica l’imputabilità o la colpevolezza. In termini evangelici Gesù salva il ladro – colpevole – crocifisso accanto a lui – innocente.

Emerge in sostanza una tale centralità del discernimento pastorale da considerare “meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano”. Il papa “prega di ricordare l’insegnamento di san Tommaso”; i canonisti sanno che esiste un principio giuridicamente rilevante che chiamiamo “equità canonica”, temperato dall’elasticità normativa, che impedisce di trattare i fatti (i comportamenti) solo attraverso la lente morale. Per i padri sinodali uniti al vescovo di Roma, “un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone”.

Così – absit iniura verbis – i quattro meschini cardinali appaiono alla mia classe come i sacerdoti di antica memoria, intenti a ricordare le leggi di Mosè, seduti sulla cattedra per giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite. Cercano nella Tradizione scritta quella luce che altrimenti non giunge ai loro cuori.

In questo senso commettono anche qualche errore che persino i miei studenti riescono ad evitare. Ad esempio mischiano le fonti e dimenticano i criteri della loro successione nel tempo. Perché mai il tesoro divino che oggi è compreso alla luce della attuale riflessione ecclesiale dovrebbe essere ristretto nei precedenti canoni ermeneutici? In altre parole, perché Amoris laetitia non potrebbe completare Familiaris conosortio o Reconciliatio et paenitentia (cito questi atti, perché sono quelli che i quattro cardinali richiamano come fonti divergenti nel loro primo dubbio)? In particolare la ricerca della norma canonica assoluta è una tentazione che Francesco evita con accuratezza: Amoris laetitia NON è una norma canonica generale, ma un’esortazione ad intraprendere una strada evangelica diversa da quella imboccata in precedenza.

La questione più prettamente giuridica appare nel terzo dubbio. 
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Insomma, il diritto canonico insiste ampiamente sulla dimensione soggettiva, che travalica con ogni evidenza quella oggettiva, ma soprattutto propone la materia del contendere in termini molto più ampi della sola questione dei “divorziati risposati”.

Molto si potrebbe ancora dire, ma più urgenti questioni richiamano la nostra attenzione. I quattro anziani cardinali che ostinatamente si concentrano sul peccato dei divorziati risposati – mettendo così a dura prova la pazienza dei fedeli – non sanno che cosa si perdono a non gustare la gioia che nasce dall’amore che si vive nelle famiglie, che è giubilo anche della Chiesa.

Leggi tutto: "Quattro cardinali dubbiosi" di Pierluigi Consorti