giovedì 17 novembre 2016

Misericordia cemento di civiltà di Luigino Bruni

Rigenerazioni/6 - Fa avverare i nostri "per sempre".
E riesce a dare in premio se stessa



Misericordia cemento di civiltà 

di Luigino Bruni




“Vedo e scopro la mia stessa Luce negli altri, la Realtà vera di me, il mio vero io negli altri (magari sotterrato o segretamente camuffato per vergogna), e ritrovata me stessa mi riunisco a me resuscitandomi." (Chiara Lubich, La resurrezione di Roma. )


La misericordia è stato il cemento con cui abbiamo impastato nei secoli passati la nostra civiltà. Senza conoscere e amare la misericordia non comprendiamo la Bibbia, l’Alleanza, il libro dell’Esodo, Isaia, il vangelo di Luca, Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, Francesca Cabrini, don Bosco, le opere sociali cristiane, la Costituzione italiana, il sogno europeo, la vita insieme e gli amori dopo i campi di concentramento, le famiglie che vivono unite fino alla fine. È la misericordia che fa maturare e durare i nostri rapporti, che trasforma l’innamoramento in amore, simpatia e sintonie emotive in progetti robusti e grandi, che fa avverare i nostri “per sempre” pronunciati in gioventù, che impedisce alla maturità e alla vecchiaia di diventare solo una nostalgica narrazione di sogni infranti. La misericordia vive di tre movimenti simultanei: quello degli occhi, quello delle viscere (il rachàm biblico) e quello delle mani, della mente, delle gambe. Il misericordioso è prima di tutto qualcuno/a capace di vedere più in profondità. La prima misericordia è uno sguardo, che ricostruisce dentro la persona misericordiosa la figura morale e spirituale di chi le suscita misericordia. Prima di fare e di agire per “prendersi cura di lui”, il misericordioso lo guarda e lo vede diversamente. Scorge il “non ancora” oltre il “già” e il “già stato” che appare a tutti. Prima di essere un’azione etica, la misericordia è un moto dell’anima, con il quale riesco a rivedere l’altro nel suo disegno originale, prima dell’errore e della caduta, e lo amo al fine di ricrearlo alla sua natura più vera. Riesce a ricostruire dentro l’anima l’immagine spezzata, a ricomporre la trama interrotta. Vede che c’è una solidarietà inter-umana più profonda e vera di qualsiasi delitto, crede che la fraternità non viene cancellata da nessun fratricidio. Rivede ancora Adam dopo Caino
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"Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia". Una beatitudine meravigliosa, la sola che offre in premio soltanto se stessa. È la misericordia la promessa della misericordia. Ma quale misericordia troverà il misericordioso? Non abbiamo nessuna garanzia, lo vediamo tutti i giorni, che il mio essere misericordioso generi negli altri la misericordia verso di me. Forse c’è un nesso tra le misericordie offerte e quelle ricevute, ma il mondo è anche pieno di persone misericordiose che il giorno in cui si trovano nella condizione di aver bisogno di misericordia non la incontrano – o ne incontrano troppo poca in rapporto a quanta ne hanno offerta. Ci sono però due tipi di misericordia che certamente il misericordioso “trova”. La prima è quella che che abbiamo donato e che, donandola, si è moltiplicata. La misericordia, come e più delle grandi virtù, cresce con il suo esercizio. Si diventa più misericordiosi praticando la misericordia. Il dolore che asciughiamo negli altri diventa cibo che alimenta la nostra capacità di misericordia. Come i pioppi e le tamerici che curano e disintossicano terreni malati e avvelenati, che si nutrono delle sostanze nocive, che li fanno vivere e crescere. Se il mondo non fosse abitato dai misericordiosi – e sono più di quanti pensiamo – la terra sarebbe tutta avvelenata, e la fioritura della primavera non arriverebbe mai. Un’altra forma di misericordia che trova il misericordioso, veramente preziosa e sublime, è quella nei confronti di se stesso. Chi è capace, per gratuità e per virtù, di praticare la misericordia con gli altri si ritrova un giorno con il dono di occhi diversi con i quali guardare anche le dimensioni della propria vita che non vorrebbe ospitare e che lo fanno soffrire. In quel giorno le nostre viscere iniziano a muoversi nell’incontro faccia a faccia con la persona che non volevamo diventare e che invece siamo, con gli appuntamenti persi, con i bivi sbagliati, con la storia che non volevamo scrivere e che invece abbiamo scritto. 
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