lunedì 27 aprile 2015

La Chiesa è donna, è madre

Con un’affermazione netta papa Francesco non dice che la Chiesa è “anche” donna e “anche” madre, ma proprio che “è donna” e che “è madre”, punto, e che si dice “la” Chiesa e non “il” Chiesa. Che significa? Che conseguenze hanno queste affermazioni? Che direzione sul femminile papa Francesco sta indicando? Tornato da Rio de Janeiro aveva detto che non è stata fatta ancora una profonda teologia della donna, e nell’intervista rilasciata qualche settimana dopo a padre Antonio Spadaro aveva aggiunto che “è necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”, ma lui stesso, continuando il discorso, faceva capire sin da allora che quello delle donne non è solo un problema di spazi, perché “le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate”. Da allora sembra che il papa sia andato via via disegnando una specie di road map, con passaggi per gradi. Parlando con padre Spadaro chiedeva di “approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa” e di “lavorare di più per fare una profonda teologia della donna”. Solo come passaggio successivo, dati questi presupposti, aggiungeva: “si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all’interno della Chiesa”, sapendo che “il genio femminile è necessario nei luoghi dove si prendono decisioni importanti”. Il problema delle donne nella Chiesa riguarda dunque la loro identità profonda, e solo successivamente ruolo, funzioni, spazi. E’ un discorso che il papa ha aperto e mai chiuso, pur riprendendolo in più occasioni, come una pennellata che via via si aggiunge a un quadro incompleto.
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A Manila, nell’incontro con i giovani universitari, ha detto parole preziose sul femminile. Non erano previste, e sono state la risposta al pianto di una ragazzina di 12 anni, poco più che una bambina. Doveva portare la sua testimonianza di ex ragazza di strada, ma non è riuscita a terminare l’intervento, sopraffatta dalle lacrime.
Papa Francesco, per il quale la realtà è più importante delle idee, anche delle belle idee che lui stesso aveva preparato in vista di quell’incontro, ha parlato a braccio, lasciando da parte l’inglese, per una lingua a lui più congeniale e familiare. Ha detto tra l’altro che «la donna sa vedere le cose con occhi diversi dagli uomini. La donna sa fare domande che noi uomini non riusciamo a capire. Fate attenzione: lei oggi ha fatto l’unica domanda che non ha risposta. E non le venivano le parole, ha dovuto dirlo con le lacrime».
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Come vedono le donne? In che cosa i loro occhi sono diversi da quelli degli uomini? In che senso il loro sguardo sulle stesse cose e sullo stesso mondo e sulla stessa Chiesa, e dentro la stessa Chiesa può dare una luce nuova, diversa, complementare, e quindi ha una novità da esprimere che riguarda tutti?
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