venerdì 3 ottobre 2014

Lampedusa un anno dopo


3 ottobre 2013: 368 morti. L’Italia, il mondo intero ne era sconvolto. Indignato. Tutti erano concordi: non deve succedere mai più una tragedia del genere. Eppure, continua a succedere. Pochi ne parlano. I più non si accorgono. Abbiamo già versato una lacrimuccia il 3 ottobre. Mi sento tranquillo con la mia coscienza. 
Eppure è successo ancora e ancora. Nel 2014 sono morte altre 3072 persone in mare, senza contare quelle del naufragio di ieri, vicino alle coste libiche. E succederà ancora. Non basta fermare gli sbarchi in Libia. Gli sbarchi non finiranno, finché ci saranno persecuzioni e guerre inutili (anzi, utili solo a qualcuno) nella patria di chi cerca solo un po’ di pace, un briciolo di libertà.
Le associazioni per i diritti umani chiedono da tempo corridoi umani sicuri per i rifugiati, migranti. Ma nessuno ascolta. Nessun governo è pronto ad affrontare questo problema, nessun governo è disposto ad interventi mirati nei Paesi d’origine dei profughi. Ognuno ha diritto di vivere in pace nel proprio Paese. Chi deve lasciare la sua casa, è un orfano d’amore...

“Nel Mediterraneo si continua a morire a causa della migrazione” e “gli ultimi numeri degli annegati sono davvero raccapriccianti, superano le 368 vittime del 3 ottobre, ma se ne fosse morto solo uno già sarebbe stato di troppo. Avverto tanta indifferenza e ciò è disgustosamente triste”. Così parla monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, in un’intervista al settimanale diocesano “L’Amico del Popolo”, un anno dopo il naufragio al largo di Lampedusa nel quale morirono 368 migranti. “La presenza di questi fratelli in diverse aree del nostro Paese, la loro dislocazione in diverse case di accoglienza - osserva -, ha contribuito notevolmente a creare, laddove non esistevano già, o a rafforzare i presidi della solidarietà; nelle nostre comunità parrocchiali si registrano dei segnali incoraggianti, segni positivi di accoglienza e prossimità. I poveri sono sacramento di Cristo, sono la sua carne, Papa Francesco lo ripete da tempo esortandoci a non prendere le distanze dalle piaghe di questa carne: no, non possiamo chiudere gli occhi, né voltarci dall’altro lato”. A Lampedusa Papa Francesco ha compiuto il suo primo viaggio. Da allora, secondo il vescovo, è cambiata “la nostra opinione”, e quell’isola che “nel nostro immaginario era assurta a luogo di disperazione, a sinonimo di sbarchi”, ora ha “assunto un’altra connotazione che è quella della carità accogliente e della speranza”. (fonte: Sir)

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E’ passato un anno dalla strage al largo dell’isola di Lampedusa, dove morirono 368 eritrei: persone in cammino, persone in fuga, uomini, donne e bambini che avevano il diritto di essere accompagnati da una situazione di persecuzione e violenza a un luogo di pace, mentre hanno trovato la morte nel ‘nostro mare’. Papa Francesco ci ha fatto giustamente vergognare per essere stati incapaci di accompagnare e accogliere queste persone e famiglie...

Era il 3 ottobre 2013 quando 366 migranti morirono in un naufragio vicino alle coste di Lampedusa.
E un anno dopo l'isola ha deciso di ricordare quella tragedia, anche alla presenza dei vertici dell'Unione europea e delle alte cariche del governo italiano, per non dimenticare il dramma di chi ha tentato invano di sbarcare sulle coste italiane.
«God is love», «Henrick rip», «You are always in my heart», sono state le scritte dei sopravvissuti al naufragio realizzate sui cubi frangiflutti del molo, nell'ambito di un'iniziativa organizzata dal Comitato 3 ottobre. Lacrime e abbracci tra chi ha vissuto quei terribili momenti e che alla vista delle coste di Lampedusa è scoppiato in un pianto dirotto...


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