venerdì 2 maggio 2014

Per iniziare il mese dedicato alla Madre di Dio: Con Maria… Come Maria…

Con Maria… Come Maria…
Per iniziare il mese dedicato alla Madre di Dio

di don Antonio Savone

Introduzione
La presentazione che il vangelo ci consegna di Maria ha qualcosa di simile a un dipinto con queste caratteristiche: poche pennellate, molto spazio bianco, colori tenui, contorni non totalmente definiti, soggetti semplici e senza pretesa, atmosfera di sacro silenzio. Le poche pennellate cadono armoniosamente in posti appropriati; grazie ad esse anche lo spazio bianco diventa denso di significato. Il tutto invita a spiare il mistero e riconoscerlo operante nella trama dei giorni di Maria.


Dal «quomodo fiet» al «fiat»
Il primo momento: l’annuncio dell’angelo.

Il turbamento
La sua prima reazione è quella del turbamento, tipico di chi è consapevole di trovarsi di fronte a qualcosa che lo trascende infinitamente, ad una novità insospettata di cui non riesce a cogliere subito il senso. Non si tratta di un dubbio scaturito dall’incredulità, bensì del senso di stupore di fronte alla sproporzione tra la grandezza della proposta e la limitatezza effettiva della capacità di realizzazione. È l’atteggiamento dell’umile e del riflessivo, di chi cioè è cosciente della propria piccolezza e si avvicina al mistero con timidezza e discrezione, attento a penetrarne il senso. È il sentimento del povero che sa meravigliarsi di fronte ai doni gratuiti. Come mi pongo di fronte agli annunci a me consegnati dalla Parola di Dio, dall’azione dello Spirito Santo in me, da ciò con cui la vita mi chiede di misurarmi? Come mi pongo rispetto alla mia chiamata, a quella che in qualche modo è per me una sorta di annunciazione? Quale consapevolezza mi attraversa?

Il chiarimento
La seconda reazione di Maria è una richiesta di chiarimento. Maria invoca luce: Quomodo fiet istud? («Come avverrà questo?») e manifesta il dilemma del suo voler acconsentire, ma non saper come. Ella domanda a Dio che cosa dovrà fare per essere in grado di obbedire. Lo spirito di Maria è come quello del salmista quando prega Dio dicendo: «Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò i tuoi prodigi… Dammi intelligenza perché osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore» (Sal 119,27.34).
Dopo che l’angelo le ha manifestato in che modo è resa protagonista, luogo e testimone di «grandi cose», Maria accetta con piena disponibilità, passando così dal quomodo fiet, «come avverrà», al fiat, «avvenga». Il fiat di Maria, come quello insegnatoci da Gesù nel Padre nostro (Mt 6,10), è un abbandono fiducioso e un desiderio gioioso di realizzare la volontà di Dio. Con il suo fiat ella ricapitola tutta la schiera degli obbedienti nella fede nell’Antico Testamento e inaugura il nuovo popolo pronto ad ascoltare la voce di Dio che ora parla per mezzo del suo Figlio.
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«Camminare in fretta» e «conservare tutto nel cuore»
La premura del cammino verso Ain Karim, come poi la sollecitudine alle nozze di Cana, mostrano lo stile attivo, intraprendente, creativo, risoluto di Maria.
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«Vedere un segno» e «essere segno»
Maria parte da Nazaret e si mette in cammino dietro un «segno» datole dall’angelo: «Vedi, anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio» (Lc 1,36). Questo fatto deve essere per Maria una prova della potenza di Dio a cui «nulla è impossibile» (Lc 1,37).
Maria cammina verso la montagna animata dalla fiducia in Dio. Ma tale fiducia è rafforzata dal «segno» offertole da Dio; in realtà, ella stessa è un segno di Dio dato all’umanità, «un segno di speranza e di consolazione». Infatti Maria segna l’aurora che precede il sorgere del sole, segna l’irrompere della salvezza nella storia, segna «la pienezza del tempo» (Gal 4,4). 
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Dal fiat al magnificat
Mentre Maria percorre in fretta le vie tortuose della montagna, dentro di lei si snoda un itinerario interiore di fede che va dall’adesione docile del fiat all’esplosione gioiosa del Magnificat, dall’essere visitata da Dio all’essere visita di Dio per altri.
Salendo sulla montagna Maria sente di non essere sola. Il Figlio di Dio è presente, nascosto in lei.
Con il suo camminare per vie scomode per raggiungere l’altro a casa sua, Maria inaugura lo stile di Dio, lo stile di servizio, di abbassamento, di solidarietà verso chi ha bisogno.
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«Avvolgerlo in fasce» e «cercarlo con ansia»
Nel racconto della nascita di Gesù Luca riporta il gesto delicato di Maria: «Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia» (Lc 2,7). È un gesto semplice che esprime tutto l’affetto materno, tenero e rispettoso di Maria verso questo bambino che è Figlio di Dio e figlio suo.
Ci sono i giorni in cui più chiaramente avvertiamo la presenza del Signore nella nostra vita, quelli in cui non ci è difficile manifestargli attenzione e premura. Ma vengono anche quelli in cui sembra farsi assente, i giorni in cui sembra non confermare quanto pure abbiamo già vissuto con lui.
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Dal fiat al facite
Maria è diventata Madre di Dio perché ha «creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45): così Elisabetta rilegge il fiat di Maria. Alla pienezza di grazia da parte di Dio corrisponde la pienezza di fede da parte di Maria.
Abbandonata a Dio completamente, impegnata nell’avanzare costantemente nella «peregrinazione della fede», Maria si è sintonizzata lentamente e profondamente con Dio. Per la sua viva fede ella arriva a una forte intesa con lui, a un acclimatamento di tutto il suo essere con il progetto di Dio, ad avere un’intuizione del pensiero di Dio, a saper discernere spontaneamente la sua volontà, a sentir palpitare dentro di sé il cuore di Dio. 
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Da «Ecco concepirai un figlio» a «Ecco tuo figlio»
Maria è Madre di Dio. È l’unica in tutto l’universo e in tutta la storia umana a poter dire, rivolta a Gesù, ciò che gli dice il Padre celeste: «Tu sei mio Figlio; io ti ho generato!» (Sal 2,7; Eb 1,5). Maria, la Madre di Dio, è l’epifania di uno dei misteri, dei paradossi più alti del cristianesimo, delle sorprese d’amore più sconcertanti di Dio fatte all’umanità.
Ma l’essere madre per Maria non è una realtà statica che si acquista una volta per sempre. Lungo la sua«peregrinazione della fede» ella ha fatto un cammino di crescita e di maturazione nella sua maternità vivendo tutta una gamma di sentimenti materni
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L’avanzare nella peregrinazione della fede è per Maria contemporaneamente un avanzare nello sviluppo della sua maternità. Come la peregrinazione della fede culmina nell’evento pasquale del Figlio, così anche il cammino di maternità.
A Nazaret Maria iniziava il suo cammino di maternità accettando il progetto misterioso di Dio: «Ecco concepirai un Figlio»; ora è questo Figlio che le propone una nuova maternità universale.
A Cana, Maria si poneva in mezzo facendo la mediatrice tra il suo Figlio e gli uomini; ora è il suo Figlio che fa da mediatore tra lei e gli uomini dicendole: «Donna, ecco il tuo figlio!». Il racconto di Giovanni termina con: «E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19,27). Da quel momento, mentre l’umanità redenta accoglie la Madre, Maria accoglie ogni figlio che le è affidato personalmente dal suo Figlio e lo introduce nel suo cuore materno, per sempre.

È così anche per noi: tutto parte dall’accoglienza di un progetto di Dio su di noi per scoprire, alla fine, che tale progetto ha a che fare con il prenderci cura di fratelli e sorelle a noi affidati dal Signore Gesù.