mercoledì 2 ottobre 2013

Onore e disonore: chi perde la vita per soccorrere un ferito e chi (pur vestendo una divisa) ruba ad una ferita per giocare alle slot...

A terra due persone morte, una uccisa a coltellate, l’altra investita da un’auto scagliata contro di loro a tutta velocità. Intorno, vari feriti e gente in fuga. 
Di fronte a questo scenario, il primo e unico istinto di un Carabiniere, giunto sul luogo per fare i rilievi della sciagura, è rubare a una donna ferita la sua borsetta, appropriarsi del bancomat e correre a giocare in due sale slot. È l’ennesimo raccapricciante risvolto, emerso in queste ore, della già immane tragedia di Chiuduno (Bergamo), nella quale domenica 8 settembre ha perso la vita la dottoressa Eleonora Cantalamessa. Un martirio che ha commosso l’Italia, quello della giovane ginecologa, che non ha esitato a fermare l’auto su cui viaggiava e prestare soccorso a uno sconosciuto riverso sull’asfalto, l’indiano Baldev Kumar, accoltellato durante una rissa tra una dozzina di connazionali. 
Avrebbe potuto non vedere, la velocità o il buio sarebbero stati un alibi perfetto per tirare dritto di fronte a quel corpo sdraiato... Per chiunque, ma non per la dottoressa, da sempre appassionata nel vivere la medicina come un chinarsi verso il fratello più debole: Eleonora assisteva gratuitamente nel proprio studio le donne immigrate, sentiva come obbligo morale quello di restare medico anche dopo l’orario di lavoro, indossava il camice bianco come una pelle che non si sveste mai (lo stesso camice che il fratello le ha posto sulla bara nel giorno delle esequie). Non è morta per una fatalità, ma in conseguenza di un sì ripetuto quotidianamente fin dal giorno in cui giurò sulle parole di Ippocrate. Il suo gesto è stato quello del buon Samaritano, ha ricordato Papa Francesco. Anche D.T., 35 anni, aveva prestato giuramento all’Arma e aveva scelto di difendere il prossimo, di indossare una divisa che non si sveste mai, di stare sempre dalla parte giusta, ad ogni costo e a rischio della vita. 
Di seguire, per vocazione, l’esempio del Samaritano. Per questo è proprio il suo essere Carabiniere a rendere più incredibile e ingiustificabile la sua condotta: come ha potuto anche solo pensare di approfittare della tragedia, del dolore e della morte? Come ha potuto rubare, e a una donna ferita? (una barista rumena che si era fermata a prestare soccorso)...
L’esiguità stessa del furto, così sproporzionata rispetto all’enormità del gesto, così futile rispetto al disonore, non ne attenua la colpa, anzi, la rende più nera in contrasto con l’eroismo civile della dottoressa, la generosità della donna rumena, il senso del dovere dei colleghi dell’Arma inflessibili nel fare giustizia. Il militare è denunciato e sospeso, ma il mandante, cioè lo Stato biscazziere, non lo ha ancora arrestato nessuno. Così in questa Italia allo sbando ognuno si salva come può...

Vedi anche il nostro post precedente: