venerdì 30 marzo 2012

Viaggio Apostolico in Messico e nella Repubblica di Cuba (23-29 marzo 2012) / Seconda tappa: Cuba


Dopo l’abbraccio caloroso e travolgente di un intero popolo che in Messico si è stretto attorno al «Papa col sombrero», Benedetto XVI affronta a Cuba un abbraccio pieno d’insidie. Nell'ultimo Paese comunista dell’emisfero occidentale qualcosa sta cambiando e dal Pontefice c’è chi si aspetta una benedizione e chi invece una scomunica.

E’ già una visita storica. Il governo cubano ha concesso tre giorni di vacanza a tutto il paese per ascoltare "con attenzione e grande rispetto" il messaggio Benedetto XVI arrivato nell'isola come "Pellegrino della carità". Decine di migliaia di persone nelle strade dall'aeroporto alla piazza della rivoluzione a Santiago sono la prova immediata dell’attenzione e dell’importanza che il governo comunista attribuisce a questa visita. 


Dopo il sombrero, una ghirlanda di fiori per Benedetto XVI. Singolari ma differenti i due omaggi più caratteristici con i quali i messicani prima e i cubani poi hanno voluto dimostrare al Papa tutto il loro affetto. Differenti non tanto, o almeno non solo nella forgia, ma soprattutto nel significato che essi hanno assunto per il Pontefice. 


Si chiude con un incontro illustre la visita di Benedetto XVI a Cuba. Il Pontefice ha incontrato all'Avana Fidel Castro. Il colloquio, iniziato intorno alle 12.30 locali (le 19.30 in Italia), è durato circa mezz'ora e ha avuto luogo nella Nunziatura apostolica dell'Avana, dopo la messa celebrata dal Pontefice nella Plaza de la Revolucion


I viaggi del Papa non sono mai facili. Ma di tutte le visite pastorali compiute in giro per il mondo da Benedetto XVI quella che si è conclusa ieri sera a Cuba è stata forse la più difficile, sottoposta continuamente ai rischi di strumentalizzazione politica e seguita con particolare severità dai mass-media internazionali. Le cortesie diplomatiche, le strette di mano e gli incontri cordiali con le autorità (il presidente Raul) e con i simboli (l’ex presidente Fidel) dell’ultimo baluardo del comunismo occidentale non devono farci perdere di vista l’essenziale, vale a dire il messaggio di speranza di un uomo vestito di bianco che si è presentato umilmente come «pellegrino della carità».

Vedi anche il nostro precedente post: