sabato 24 ottobre 2026

Le violenze di Milano. Un preoccupante segnale di pericolo


Le violenze di Milano. 
Un preoccupante segnale di pericolo


“Le borse in vetrina qui costano quanto lo stipendio di mio padre. Questo è l’unico modo per farci sentire, lo facciamo anche per i nostri genitori”. Le parole di un manifestante 16enne tra le barricate di fuoco di piazza Duomo.

E’ la notizia che ho letto nel sito del “Fatto Quotidiano”. Le violenze che hanno segnato le manifestazioni studentesche di Milano ripresentano lo schema solito. La ragione dello studente arriva a risposta delle “Bombe carta, scontri, vetrine sfondate, i poliziotti presi a calci e colpiti con le pietre”: così il titolo del sito del Corriere riassume le violenze di sabato.

In momenti di crisi i benpensanti hanno sempre ragione e i malpensanti hanno sempre torto. Questo per l’opinione pubblica “vasta". Mai come in questi momenti gli estremi soffrono amnesie: i ragazzi violenti dimenticano i diritti dei cittadini-vittime. Dall’altra parte i cittadini-vittime dimenticano le ragioni dei violenti. Molti dei quali, a loro volta, dimenticano le loro buone ragioni e si mettono semplicemente a saccheggiare i negozi. Per cui, alla fine, si prova meraviglia nel leggere la notizia del Fatto Quotidiano e sapere che una borsetta vale quanto un mensile”. Anzi, a quanto si sa, spesso una borsetta vale molto più di un “normale” stipendio.

Ora, questo scandalo che si consuma dentro piazza Duomo a Milano, tra chi spacca e chi espone, rimanda a scenari molto più vasti nei quali gli aspiranti trilionari possono fare direttamente politica o influenzare pesantemente chi la fa: sono potenti semplicemente perché sono ricchi. Si vedano le dichiarazioni di Elon Musk, nei giorni scorsi a proposito di Ucraina e Zelemsky.

Nel momento di crisi che stiamo attraversando, non spaventano le ragioni della maggioranza. Spaventa l’eccesso di quelle ragioni. Il “troppo” delle ragioni di una parte, infatti, può arrivare a giustificare il troppo della risposta dell’altra parte.

Ma alla fine è necessario notare che è difficile, molto difficile, costruire una buona democrazia sull’equilibrio degli eccessi.
(fonte: articolo di Alberto Carrara 19/10/2026)