martedì 27 ottobre 2026

Guerra e pane

Guerra e pane


Nei giorni scorsi, diverse navi mercantili che trasportavano grano e cereali sono state colpite da attacchi con droni nel Mar Nero, in particolare al largo delle coste della Bulgaria e nelle zone economiche esclusive della regione.

Per sé, si tratta di una notizia che non fa scalpore: è uno dei tanti eventi di una guerra che sembra non finire mai. Ma fa capolino un elemento nuovo: le navi colpite trasportavano cereali e, soprattutto, grano. La guerra ucraina sta diventando anche la guerra del grano e quindi del pane. Il quale non è un cibo qualsiasi: è il cibo per eccellenza, il cibo di base. Perfino quando qualcuno mangia poco o per carenza o per punizione, si dice che è “a pane e acqua”. Come a dire che il pane è l’ultimo cibo che resta quando tutti gli altri sono venuti a mancare. Quando, per disgrazia, manca anche quello, rimane solo la fame.

Viene in mente, anche in questo caso, il significato del termine “compagno”. Quella parola sembra derivare da “cum” e “panis”, “colui con il quale si mangia il pane insieme” e, naturalmente, siccome si condivide la mensa e soprattutto quell’elemento essenziale, si condividono anche le idee, gli stili di vita. La parola è stata poi segnata da significati politici: i partiti di sinistra la usavano – e qualche volta, timidamente, la usano ancora – per designare coloro con i quali non si condivide non tanto il pane, quanto il resto, tutto il resto: le visioni politiche, le lotte sindacali, i grandi progetti…

Ora, la guerra, è la negazione di tutto questo, l’esatto contrario. E’ probabile che i generali che hanno bombardato le navi con il grano non si dilettino gran che con delle raffinatezze linguistiche su compagno e “cum panis”. Hanno semplicemente bombardato. Con questo ci hanno detto che la guerra è la fine di ogni forma di compagnia. Lo sapevamo già, ma quegli zelanti protagonisti della guerra si sono incaricati di ricordarcelo un’altra volta.
(fonte: LA BARCA E IL MARE, articolo di Alberto Carrara 21/10/2026)