sabato 12 settembre 2026

Il cardinale Zuppi: “educare è liberare la persona per restituirle il futuro”

SCUOLA.
Educare quando tutto sta cambiando 
di Marco Rossi-Doria 

Prefazione di Matteo Maria Zuppi
«La scuola come atto di speranza radicale»

C’è una parola che è la chiave di lettura di queste pagine e di tutta la vita dell’autore, sulla quale sostare prima ancora di cominciare a leggere. È la parola “educare”, dal latino educere, tirare fuori. Non riempire, dunque, ma liberare. Non depositare nozioni in un contenitore vuoto, ma accompagnare qualcuno a diventare quello che già, in qualche modo, è chiamato a essere. Marco Rossi-Doria lo sa bene: lo ha vissuto con i piedi, con le mani, con il cuore e con la mente negli anni passati a essere, più che a fare, l’educatore nelle scuole delle periferie di Napoli, nelle aule dove lo Stato arriva tardi e spesso con le mani vuote di soluzioni e con troppi proclami. Lo dimostra con la chiarezza di chi ha visto le cose da vicino, senza le protezioni del distacco accademico.
È il motivo che mi ha spinto a scrivere queste considerazioni, nutrite da un’amicizia con l’autore che dura dal liceo classico “Virgilio”, a Roma, in anni segnati dalla passione per una scuola diversa. ...



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Il cardinale Zuppi:
“educare è liberare la persona per restituirle il futuro” 


La scuola non può essere ridotta a un luogo dove si trasmettono nozioni o si misurano prestazioni. Per il cardinale Matteo Maria Zuppi, educare significa anzitutto liberare la persona e restituirle un futuro. È il messaggio della prefazione al libro di Marco Rossi-Doria Scuola. Educare quando tutto sta cambiando, pubblicata da Avvenire. Un testo che evoca – pur senza citarlo – il saggio di Giulio Girardi “Educare per quale società”.

Zuppi parte dal significato stesso della parola educazione, richiamandone l’etimologia latina: “Educare, dal latino educere, significa tirare fuori. Non riempire, dunque, ma liberare. Non depositare nozioni in un contenitore vuoto, ma accompagnare qualcuno a diventare quello che già, in qualche modo, è chiamato a essere”. Per il presidente della CEI questa è la vera missione della scuola: aiutare ogni ragazzo a sviluppare le proprie potenzialità, soprattutto nei contesti più fragili e nelle periferie educative.

Secondo il cardinale, parlare oggi di istruzione non è soltanto una questione pedagogica, ma una scelta civile che riguarda il destino della comunità. “Parlare di scuola e di educazione non è un esercizio tecnico o pedagogico. È un atto politico nel senso più alto del termine, nel senso della polis, della città in cui si vive insieme, della comunità che si costruisce o si lascia sgretolare”. La qualità della scuola, osserva, coincide con la qualità della democrazia e della convivenza sociale.

Zuppi denuncia poi una delle grandi contraddizioni del sistema educativo italiano: mentre il merito viene continuamente evocato, permane un profondo divario nelle opportunità formative. “Viviamo un tempo in cui la parola ‘merito’ è al centro dell’istruzione ma resiste il fallimento formativo”, scrive, ricordando che il merito deve essere realmente accessibile a tutti e che spetta alla scuola creare le condizioni perché ogni studente possa esprimere il proprio talento.

Richiamando l’esperienza del maestro di strada Marco Rossi-Doria, il cardinale affronta il tema del cosiddetto “fallimento formativo di massa”, ribaltando la prospettiva tradizionale: “Quando un bambino esce dalla scuola senza saper leggere davvero, senza riuscire a capire un testo, senza gli strumenti minimi per orientarsi nel mondo, non è un fallimento suo. È il fallimento di tutti noi”. L’insuccesso scolastico, dunque, non rappresenta la sconfitta del singolo, ma il segnale di una responsabilità collettiva della società e delle istituzioni.

Nella parte conclusiva della prefazione, Zuppi affida alla scuola una delle definizioni più intense del suo intervento. Citando Georges Bernanos, afferma che il futuro appartiene a chi sa sperare e conclude: “La scuola, la vera scuola, è un atto di speranza radicale. Dire a un bambino: siediti qui, impara, questo serve per te, è affermare che il futuro esiste, che vale la pena costruirlo, che il presente non è l’ultima parola su nessuno”.

Per Zuppi, in un’epoca dominata dalla velocità, dalla logica del mercato e dalla cultura della performance, l’educazione rimane il gesto più rivoluzionario: accompagnare ogni persona verso la pienezza di sé e custodire la speranza che nessun bambino sia mai condannato dalle proprie condizioni di partenza.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Chiara Lonardo 08/09/2026)