SOLO UN DIO CI SALVERA’
LA GUERRA È DEI BRUTI
di Raniero La Valle
(Pubblicato su Il Fatto Quotidiano - 01.07.2026)
Nel momento in cui si sta smantellando l’intero ordine mondiale quale lo si è costruito in 3000 anni di storia, dal Sinai al Palazzo di Vetro, dall’homo sapiens all’I.A. (Intelligenza Alienata), nell’ultima puntata della trasmissione 8½ è stato posto il problema di quale fosse oggi il punto più critico della situazione mondiale. La risposta più persuasiva è che il punto più critico non è dove oggi la tragedia è maggiore, e cioè in Israele, Palestina, Libano e Iran, ma a Kiev, che può ciecamente innescare la terza, ed ultima, guerra mondiale.
Nella generale inquietudine è stato osservato che oggi la politica non ha risposte a questa crisi, per l’estraneità alla ragione della maggior parte degli attuali capi politici, da Trump a Netanyahu a von der Leyen a Rutte. Ma un lampo ha attraversato il dibattito alla notizia che poche ore prima nel discorso in san Pietro per l’apertura del Concistoro, il Papa Leone XIV sorprendentemente aveva riproposto l’articolo di fede secondo cui “la guerra non è mai degna dell’uomo e non è mai benedetta da Dio”, dandone come motivazione che “il Creatore ci ha dotato di un’intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie magari dotate di armi iper-tecnologiche”.
La sorpresa è duplice. La prima, perché tale lettura cruciale non è stata avanzata in un normale esercizio del ministero petrino, ma insieme a 180 cardinali di tutto il mondo, non importa se erano “elettori ordinari”, “elettori di Curia” o “non-elettori” nell’ultimo Conclave, in un Concistoro straordinario, cioè in una forma in cui finalmente si realizza la mitica collegialità del potere pontificio voluta dal Concilio Vaticano II, e non semplicemente come nei vecchi Concistori per la nomina solitaria da parte del Papa, già detto “infallibile”, di nuovi cardinali. “So bene – ha detto il Papa - che non è il modo abituale di svolgere un Concistoro”.
La seconda sorpresa è che il tema della guerra viene affrontato in un contesto che non è quello del consueto dibattito politico o militare, o anche solo pastorale, ma nel quadro del tutto alternativo del conflitto oggi esistente tra “intelligenza e volontà” umane e la “iper-tecnologia” che oggi pretende sostituirle e superarle, a cominciare dalle nuove armi in tutti i teatri di guerra.
Non sappiamo se Prevost ai tempi del suo apprendistato a Roma abbia letto Dante e se qui lo abbia implicitamente citato, ma di certo ne ha ripetuto la lapidaria sentenza: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”.
Tutti nello studio di 8½ hanno espresso consenso e lode per tale intervento, sottolineando che il Papa è l’unico vero leader mondiale che con parole nette e comprensibili a tutti dice la verità su cose vitali per ognuno.
Ma Lucio Caracciolo ha aggiunto un’osservazione fulminante: “Ma il Papa non ha il governo”, vale a dire che non è sottoposto alla critica degli effetti. Dunque può parlare in modo sempre più forte, ma l’eco per il mondo può finire in una news o nelle notizie di coda dei telegiornali.
Questa osservazione è giustissima. Ma se davvero fosse lì, nel non essere come bruti, al limite dell’umano, il nodo di tutto per il futuro nostro e del mondo?
Qui è chiamata in causa non questa o quella ideologia o cultura, ma la modernità stessa quale si è costruita fin qui. Essa, a partire dal cristianissimo Grozio (1600) si è fondata sulla “ipotesi” che “Dio non ci sia e non si occupi dell’umanità”, perché siamo abbastanza adulti da cavarcela lo stesso. Finora, bene o male, ha funzionato. Intelletto e volontà non avevano bisogno di quella fondazione inattaccabile che secondo il Papa viene dal fatto che “Dio ci ha creati “a sua immagine e somiglianza”; vuol dire che tutto il resto, la libertà i sentimenti, l’etica, l’amore, la compassione sono unite per natura a intelletto e volontà; senza di queste l’Intelligenza passa ai bruti, non può giudicare, decidere, non può scegliere né di amare i nemici né di non uccidere né di rispettare l’altrui, né di curarsi della sorte del mondo. Questa è l’Intelligenza Artificiale, Scissa dall’uomo, artefatta, l’uomo non ce la fa a resisterle, schiacciata com’è da concentrazioni di denaro di milioni di miliardi di investimenti e profitti e da oligarchie dominanti potentissime il cui numero si conta sulle dita di una mano.
La democrazia, che pur ha liberato milioni di uomini, e continuerà a farlo, non ha risposte per questa sfida, non ce l’ha in agenda per le prossime elezioni.
Resta, negata, l’ipotesi esclusa. Ma se le si toglie l’embargo, se si ammette che Dio ci sia e si occupi di noi, ciò varrebbe a ripristinare potenzialità perdute e a saldare di nuovo intelletto e libertà, intelligenza e giudizio; non occorre la certezza, basta ridare dignità all’ipotesi rimossa, allora ii Papa non parlerebbe al vento ma si sveglierebbero miliardi di coscienze, e forse si riaprirebbe la partita non con i governi ma nella piazze, nelle palestre, nelle case, nelle fabbriche, sui mari di Crimea e di Gaza, la crudeltà sarebbe svergognata, il diritto ripristinato, le quotidiane rapine della verità impedite. Forse a questo portava Heidegger quando disperava della tecnica moderna, non più in alcun modo “strumento”, e diceva “ormai solo un Dio ci può salvare”. Un Dio, ma in carni umane.
Oltre la politica, oltre le Chiese, potrebbe allora promuoversi un grande movimento mondiale, degno del cambiamento d’epoca, e approntare istituzioni di prevenzione e controllo a presidiare, disarmando le bestie, i limiti intransitabili di questo magnifico umano, sostenute ma indipendenti dai governi, una autogestita “Intelligens Humanitas”.
(Fonte: social dell'autore)