sabato 4 luglio 2026

Leone XIV abbraccia Lampedusa: come Francesco vi accompagno e vi sostengo

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A LAMPEDUSA

Campo sportivo "Arena" in Località Salina
Sabato, 4 luglio 2026

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Leone XIV abbraccia Lampedusa:
come Francesco vi accompagno e vi sostengo

Il Papa nel campo sportivo "Arena" saluta la comunità dell'isola riunita per la Messa. Prima della celebrazione e dopo il saluto del sindaco, alcune parole per ricordare Papa Francesco e assicurare "che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia". Poi l'invito a rendere "il mondo di oggi e di domani sia più umano per tutti"

Il Papa benedice la stele con cui il noto Molo Favarolo di Lampedusa viene rinominato "Molo Papa Francesco"

I lampedusani la voce del Papa la ascoltano dopo circa un'ora dal suo arrivo, quando nel campo sportivo Arena della località Saline, Leone XIV spezza il silenzio che ha permeato la prima parte della visita e prende parola per ringraziare tutta la comunità per la calorosa accoglienza. Il primo pensiero è per Papa Francesco, il Pontefice che nel 2013 rese questo ruolo epicentro della tragedia migratoria e altare della solidarietà: “Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti”

Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia.

L'abbraccio del Papa alla comunità

Applausi fragorosi si elevano per il Pontefice da questa distesa di sedie e transenne, di cappellini bianchi e gialli, da dove sventolano bandierine con l'immagine scelta per la visita o le braccia che cantano l'immancabile Jesus Christ you are my life o intonano cori di "Si vede, si sente, Leone è qui presente". Il sole picchia forte, viene spruzzata acqua sui fedeli e ogni tanto una folata di vento o qualche nuvolone permette di respirare e aprire gli occhi. Circa 4 mila i fedeli presenti, tra cui il medico ed eurodeputato Pietro Bartolo e il cantante Claudio Baglioni, citato pure dal sindaco Filippo Mannino nel suo indirizzo di saluto.

Papa Leone tra i fedeli lampedusani (@Vatican Media)

"Qui per celebrare l'Eucarestia"

Il Papa attraversa la folla in jeep scoperta e benedice bambini e doni. Dal palco dalla impalcatura semplice dove è sistemata la statua della Madonna di Porto Salvo, patrona di Lampedusa, saluta i fedeli di Lampedusa e Linosa. Non è venuto a fare discorsi, Papa Leone. Lo dice lui stesso nel suo breve saluto: “Sono venuto a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi”. “Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione”, afferma.

Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti.

Un messaggio che dalla estrema punta dell'Europa, risuona quieto ma fragoroso in ogni angolo del Vecchio Continente.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio)


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Saluto di Papa Leone XIV


Signor Sindaco,
Grazie, grazie!
Signor Sindaco,
Eccellenza, distinte Autorità,
cari fratelli e sorelle!


Ringrazio il Signor Sindaco per il saluto che mi ha rivolto a nome del Comune di Lampedusa e Linosa, e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza!


Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio Predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia.


Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, più umano per tutti.


Grazie!