venerdì 12 giugno 2026

La scuola sarà sempre meglio della merda

La scuola sarà sempre meglio della merda

Alberto Varinelli*, prete e insegnante, alla fine dell’anno scolastico si rivolge al ministro Valditara. Siccome dà come certo che il ministro non avrà modo e tempo di leggere la lettera, si permette di essere sincero. A cominciare dal titolo scelto, che è nobile nonostante: è tratto, infatti dalla celebre “Lettera a una professoressa”, della scuola di Barbiana, dove era parroco e, anche lui, insegnante, un certo don Lorenzo Milani.


Caro Ministro Valditara, un altro anno scolastico è terminato.

Non ho speranza alcuna che lei un giorno legga queste righe che le rivolgo. Tuttavia, qualora dovesse accadere, sono certo che saprà comprendere il titolo di questo scritto. Lei, che ha recentemente riformato la scuola italiana, sa bene che l’espressione “La scuola sarà sempre meglio della merda” è tratta da quel capolavoro redatto dalla Scuola di Barbiana, intitolato “Lettera a una professoressa”, che ogni persona che si accinge alla professione di docente, di qualunque disciplina, dovrebbe leggere.

Credo che Lucio, il giovane che aveva 36 mucche nella stalla, pronunciando questa frase riportata nel testo sopracitato, avesse ragione. Tuttavia, anche se gli scempi peggiori non riusciranno mai a rovinare la bellezza della scuola, mi permetto di condividere qualche riflessione, tra le tante che si potrebbero fare.

Si parla di “didattica per competenze”. E invece...

La prima: si parla molto di didattica per competenze. L’idea è decisamente interessante, in quanto si acquisisce, con questa modalità, un insegnamento essenziale della pedagogia contemporanea, ossia il fatto che “sapere” e “saper fare”, non debbano mai essere disgiunti.

Come si spiega, allora l’attuale modalità di assunzione dei docenti? Uomini e donne, che hanno affrontato seriamente anni e anni di studio, umiliati da test che non misurano veramente il sapere e nulla hanno a che vedere con il saper fare; così, rischiano di superare i concorsi persone che conoscono le cose più inutili e non chi veramente saprebbe, con passione, insegnare qualcosa ai nostri ragazzi.

Peraltro, è interessante che il governo di cui lei fa parte, a parole paladino della giustizia, sia stato ripetutamente condannato per la questione del precariato e, nonostante questo, continui, come nulla fosse, a spendere milioni in concorsi dove tanta gente che risulta idonea non sa se e quando potrà mai avere un posto di ruolo nella scuola.

Mi permetto un paio di osservazioni didattiche, Signor Ministro. Da prete dovrei esultare della lettura della Bibbia fin dalla scuola primaria, invece mi metto le mani nei pochi capelli che mi sono rimasti. Come verrà letto quel testo, come l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide? Come un poema epico? Le nostre maestre, per lo più laureate in Scienze della Formazione primaria, che forse non hanno nemmeno mai visto in vita loro una Bibbia, che cosa sapranno dire ai nostri ragazzi di questo testo, certamente fondamentale per l’umanità, ma che richiede competenze per essere letto?

Si dovrebbe dare molta importanza alla filosofia. E invece...

Mi riferisco, ora, a un altro grado di scuola, nello specifico la scuola secondaria di secondo grado. Ho letto della radicale revisione dei programmi del curriculum di filosofia nei licei. Mi ha colto un senso di angoscia profondo: senza mezzi termini, temo la sua riforma condurrà, pian piano, alla sparizione della filosofia dalle nostre scuole. Perché?

La mia personale impressione è che insegnare agli studenti a pensare, a leggere con spirito critico e con profondità di analisi le grandi questioni dell’umanità e del vivere quotidiano delle persone, faccia molta paura. Così, meglio togliere dalle scuole chi insegna a pensare, meglio evitare quei grandi autori che, condivisibili o meno, hanno formato il pensiero di generazioni e generazioni. Mi spaventa l’idea, sottesa alla riforma della scuola recentemente proposta, per la quale, fondamentalmente, ogni tipo di istruzione superiore dovrebbe essere finalizzata a imparare un lavoro, come se l’esercizio del pensiero forse tempo perso. Il pregio della nostra scuola è sempre stato quello di offrire ai ragazzi variegate possibilità, da quella di un apprendimento delle competenze e abilità necessarie per un lavoro pratico, offerte dalle scuole professionali, fino agli studi ad alto contenuto teorico, offerti dai licei: perché cambiare ciò che va bene?

Ci sarebbe bisogno di insegnanti specializzati per gli alunni disabili. E invece...

Un’ultima questione, Signor Ministro, che mi sta particolarmente a cuore. Penso con particolare commozione a quei “tesori”, così infatti li chiamava San Luigi Palazzolo, che sono i ragazzi disabili. Chiedo scusa, ma non riesco ad accettare che accanto a loro possa esserci chiunque.

Mi spiega, gentilmente, come può stare un laureato in farmacia, piuttosto che in scienze motorie, piuttosto che in agraria, accanto a una grave situazione di autismo o altre forme di disabilità? Perché la vicinanza alle persone più fragili deve essere delegata a chi non ha alcuna competenza in materia e, talvolta, nemmeno alcun desiderio di stare con queste persone, se non quello di uno stipendio e di punteggi in graduatoria, in attesa di passare ad altro impiego?

Perché tante persone specializzate, quali laureati in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche, devono vedersi sopravanzare da persone completamente incompetenti, loro che si sono specificamente formate per stare accanto a chi ha più bisogno?

No, non accetterei la risposta che per educare non ci vogliono una laurea o titoli specifici! Se permette, un bravo studente di liceo, dopo l’esame di maturità, saprebbe insegnare italiano, storia, geografia, matematica, scienze, religione, educazione fisica in una scuola secondaria di primo grado meglio di tanti laureati! Eppure, solo per i più fragili non serve una laurea o non servono competenze specifiche.

Questa è una vergogna! Caro Ministro, ritorno all’inizio: la scuola, grazie alla presenza dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro e ai quali non riesco a non voler bene, sarà sempre, sempre meglio della merda! Ma sarebbe sbagliato pensare di provare a migliorarla, la scuola, invece che distruggerla? La ringrazio per l’attenzione.

Cordialmente

Don Alberto Varinelli
(fonte:La barca e il mare 10/06/2026)


* Alberto Varinelli

Prete, è vicario parrocchiale presso la parrocchia di Seriate (BG). Insegna religione. Laureato in Scienze dell’educazione, è appassionato di dinamiche educative e della scuola. Cerca di trovare la mediazione tra la Parola di Dio e le esperienze dell’uomo.