mercoledì 24 giugno 2026

#il parvenu, l’arrivista - Il breviario di Gianfranco Ravasi

#il parvenu, l’arrivista 
Il breviario di Gianfranco Ravasi


Gli arrivisti sono come le scimmie delle quali hanno l’agilità: durante la scalata si ammira la loro destrezza, ma una volta che sono arrivati in cima, non se ne vedono che le parti vergognose.

È certamente un po’ forte, ma colpisce nel segno questa considerazione dello scrittore francese Honoré de Balzac (1799-1850) nel suo romanzo Il giglio nella valle. Se stiamo all’originale, egli parla del parvenu, un termine che ho tradotto con «arrivista» ma che ha un sapore tutto particolare tant’è vero che lo usiamo anche noi in italiano per indicare gli arricchiti volgari, superficiali e ridicoli. Eppure, sono capaci di scalare i vari gradini della società con un’abilità sorprendente, seminando tutti i concorrenti, superando ogni ostacolo, sprezzando ogni rischio.

Ebbene, ciò che manca a loro è il pudore; non provano mai vergogna; ignorano cosa sia la decenza. E per questo che, giunti anche in posizioni di prestigio, si rivelano per quello che sono, parvenu, appunto. Basta che aprano bocca: nonostante la venerazione dei servi che li circondano, subito mostrano «le parti vergognose». Anche nella Bibbia ci sono ritratti sferzanti dell’arroganza dei prepotenti che non sono solo i governanti, come il re di Babilonia (Isaia 14) o il principe di Tiro (Ezechiele 28). Anche altri “arrivisti” comuni sono messi in scena: «Dell’orgoglio si fanno collana e indossano come abito la violenza, aprono la bocca fino al cielo e la loro lingua percorre la terra». 
È il Salmo 73 a dipingerli in una rappresentazione vivace e sarcastica. Uno dei danni che essi generano è l’imitazione. Continua il Salmista: «Il popolo li segue e beve la loro acqua in abbondanza», giustificandoli, anzi persino esaltando la loro spregiudicatezza.

(Fonte: “Il Sole 24 Ore”  - 21 giugno 2026)