domenica 3 maggio 2026

Addio ad Alex Zanardi - Dieci frasi che raccontano Zanardi

Addio ad Alex Zanardi

Dieci frasi che raccontano Zanardi

La storia di Alex Zanardi si può raccontare in tanti modi. Offre spunti infiniti, si presta a mille angolazioni, e non esiste davvero un punto giusto da cui iniziare. Si potrebbe partire dai numeri, straordinari, che raccontano una carriera, anzi due, entrambe fuori scala. Oppure si potrebbero usare le parole. Le sue. Perché dentro frasi e aneddoti che negli anni ci ha lasciato c’è tutto: il pilota, l’atleta, l’uomo. Un essere umano, profondamente umano, che ha perso le gambe ma è stato capace di trovare molto di più. E allora forse il modo migliore per raccontare Zanardi è proprio questo: partire da quello che ha lasciato. Un modo diverso di guardare le cose.


L'ironia alla base di tutto, la fatica come mezzo di conquista:
Zanardi stupiva anche con le parole. 

“Quando pensi di aver dato tutto, tieni duro ancora cinque secondi”


La regola dei “cinque secondi” di Alex Zanardi sintetizza perfettamente il suo modo di vivere, il suo approccio alle cose. Zanardi raccontava che nei momenti di massimo sforzo, quando sei convinto di non averne più, è proprio lì che si fa la differenza. “Quante volte mi è successo di voler mollare, sfinito, pensando di essere molto più stanco degli avversari contro cui sto correndo. Allora mi dico: ancora cinque secondi, dai, cosa vuoi che siano. Chiudi gli occhi per lo sforzo, quasi ti fai del male per continuare a spingere… e poi, quando li riapri, ti accorgi che hanno mollato loro”. Vale per le gare, ma vale anche per la vita. Crederci cinque secondi in più di chi si ferma. “Quei momenti ci sono ovunque: nello sport, nel lavoro, negli affetti. Insomma, nella vita. Devi dirti: sono qui, ci provo”.

"Se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe ora non sarei così felice"


Spiazza perché è sincera, detta senza retorica, quasi con gratitudine. Nel 2001, al Lausitzring, Alex Zanardi perde entrambe le gambe in un incidente devastante. “Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa”, dice. È da lì che Zanardi inizia a costruire la sua seconda vita: non guardando a ciò che ha perso, ma a quello che può ancora diventare. “La mia Olimpiade ho cominciato a vincerla nel letto d’ospedale, quando non ho perso tempo a chiedermi ‘perché a me?’, ma ho iniziato a pensare: con quello che mi è rimasto cosa posso fare? Mi ha aiutato il mio essere curioso”. Accettare la realtà e ripartire da lì. "Arrendersi" non ha mai fatto parte del suo vocabolario.

“La vita è come il caffè: per addolcirla devi girare il cucchiaino”


Zanardi ha sempre rifiutato l’idea di restare fermo ad aspettare che le cose migliorassero da sole. Per lui servono movimento e iniziativa, anche quando è difficile. E con questo suo moto perpetuo, dalla velocità di una monoposto al sudore di maratone e Ironman, con la fatica che brucia le braccia sulla handbike, ha finito per ispirare un intero Paese. "Spero che questi successi convincano qualche ragazzo disabile a uscire di casa, a riprendere a vivere attraverso lo sport. La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport offre possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni", così Zanardi dopo la vittoria alla Milano City Marathon.

"Se qualcuno mi avesse predetto, anni fa, che sarei andato ai Giochi gli avrei risposto: cosa ti sei fumato? Io faccio il pilota"


Nel 2007 la sua prima gara. La Maratona di New York in handbike segna l’inizio pratico della sua seconda vita: Zanardi chiude quattordicesimo, ma apre la porta sulla sua carriera paralimpica. Un'idea che, fino a poco prima, gli sembrava fuori da ogni logica, ma che si rivela una traiettoria inattesa e potentissima: quattro ori e due argenti tra Londra 2012 e Rio 2016 e dodici titoli mondiali. "Così pochi? Peccato, ho iniziato tardi...", scherza Zanardi, con quella leggerezza diventata nel tempo una bussola. "Credo che ognuno di noi tenda a guidare il proprio destino – spiega – scegliendo quale orizzonte inseguire. Poi ogni tanto la vita decide per te… e lo fa anche con più fantasia. Se sai cavalcare quello che accade, magari riesci a trasformarlo in qualcosa di bello". Dieci anni dopo l’incidente che gli stravolge la vita, nel 2011, Zanardi torna a New York e vince la maratona.

"L'Ironman alle Hawaii? Lì è pieno di squali. Se sono intelligenti, mi vedono senza gambe e lasciano stare: 'lo hanno già assaggiato, non è buono...'"


Nuoto, bici, maratona, tutto di fila, senza pause. L'Ironman è una prova estrema, dove più che il fisico conta la testa. E anche lì, come sempre, Zanardi ci arriva a modo suo. Alla sua prima volta a Kona, alle Hawaii: "Sentivo intorno diffidenza e preoccupazione. Mi chiedevano: obiettivo? Finire un secondo sotto le dieci ore. Sembrava follia". Zanardi termina in 9 ore, 47 minuti e 12 secondi. Con anche un dettaglio non proprio secondario: gli squali. Una paura che accantona con la solita ironia. Sdrammatizzare, alleggerire e poi andare. Sempre avanti. Nel settembre 2019 a Cervia, Zanardi ferma il cronometro a 8 ore, 25 minuti e 30 secondi, stabilendo il primato mondiale paralimpico in un Ironman.

"Ho guardato il cielo e gli ho detto:
adesso hai veramente rotto, se era una prova io mollo"


Eppure, ogni tanto, è capitato anche a Zanardi di mollare. Perché dietro le imprese da supereroe c’è un uomo, "con debolezze e cadute, come chiunque". Gli succede poco dopo il rientro a casa dall’ospedale, dopo il primo incidente. Una giornata storta, in cui i problemi si accumulano: "Mia moglie doveva essere operata il giorno dopo, mio figlio era piccolo e piangeva per una otite, mamma aveva l’influenza. Ho guardato il cielo e gli ho detto: adesso hai veramente rotto, se era una prova io mollo". Sospirone. Poi, il giorno dopo, le cose si sistemano: "C’entrano bravi chirurghi e gli antibiotici, chiaro. Ma in quel momento non pensavo come un’opportunità ciò che era successo, come accadde poi. Ognuno ha un suo modo di percepire un problema, anche come insuperabile. Dio si occupi di loro. Io lo guardo e lo ringrazio di quello che è stato e sarà".

"Ho il fisico abbastanza tagliato per l'handbike"


Zanardi non ha mai raccontato la sua storia con toni pesanti. Anche quando parla del suo corpo, lo fa con leggerezza. Gli ha pur sempre consentito di fare sport, al centro, da sempre, dalla sua vita. Il ciclismo non è il suo primo amore ma, quando arriva, diventa il suo nuovo centro gravitazionale. La handbike, "una strana bici", la scopre quasi per caso, intravista sul tetto dell’auto di Vittorio Podestà mentre si giocano un parcheggio in un'area di sosta in autostrada. Quella bici “diversa”, lo incuriosisce, diventa presto "una figata pazzesca": gli restituisce allenamento, competizione, la possibilità di spingersi sempre un po’ più in là. D'altronde: "Ho il fisico tagliato per questo sport".

"Che mi piacerebbe avere due piedi, non sorprenderà nessuno,
ma tra due normali e uno solo di Lewis Hamilton..."


La Formula 1, il suo primo amore. Mai davvero abbandonato, mai messo da parte. Rimane lì, un filo che non si spezza, vissuto sempre con passione e con quello spirito bolognese che lo ha sempre contraddistinto. Dopo una delle tante imprese di Lewis Hamilton, Zanardi se ne esce così: "Che mi piacerebbe avere due piedi, non sorprenderà nessuno, ma tra due normali e uno solo di Lewis Hamilton, boia se mi accontenterei! Fortissimo!".

"Credo che la curiosità sia l'unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita"


L'ingrediente fondamentale della vita Zanardi lo rivela al David Letterman Show. Poi, durante l’intervista si appoggia una tazza di tè bollente sulle gambe, scherzando sui 'vantaggi' della sua disabilità. Il pubblico americano è in visibilio. Ma Zanardi ha appena rivelato una grande verità: tutto parte dalla curiosità, e la curiosità porta alla passione. E senza passione non si va lontano, soprattutto se il motore sono soldi o fama. “Se vuoi diventare il numero uno per i soldi o le veline non ce la farai mai. Forse ce la farai se lo fai per divertirti”. Forse il punto non è arrivare, ma avere sempre qualcosa che ti spinge a partire, divertendoti per strada.

“Ci si può drogare di cose buone. Una è lo sport”


Chiudiamo così. Lo sport è l’essenza della vita di Zanardi. Non può farne a meno o va in astinenza. Lo sport è rimettersi in moto ogni volta, misurarsi sempre, ma solo con se stessi: "Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era soltanto con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio".
(fonte:La Gazzetta dello Sport, articolo di Rebecca Saibene 02/05/2026)

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