domenica 12 aprile 2026

VEGLIA DI PREGHIERA PER INVOCARE IL DONO DELLA PACE 11/04/2026 - Leone XIV: preghiamo per la pace, si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio (cronaca/commento, testi e video integrali)


PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO PER INVOCARE IL DONO DELLA PACE


VEGLIA DI PREGHIERA 

PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di San Pietro
Sabato, 11 aprile 2026

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Il Papa: preghiamo per la pace,
si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio

Al termine del Rosario per la pace nella Basilica di San Pietro, Leone XIV esorta ad affrontare “come umanità e con umanità quest’ora drammatica della storia”. In un mondo in cui “sembrano non bastare i sepolcri”, il Pontefice denuncia le “inderogabili responsabilità dei governanti” e il “delirio di onnipotenza” che trascina “persino nei discorsi di morte” il nome di Dio. Il Suo, al contrario, è un regno senza droni, banalizzazioni del male o ingiusti profitti, ma fondato su dignità e perdono



“Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.”

Mettersi in ginocchio per trovare, nella preghiera, “una briciola di fede” e non arrendersi all'apparente “destino già scritto”: quello di sepolcri che non bastano più a contenere corpi annientati “senza diritto e senza pietà”. Pretendere invece di mettere in ginocchio gli altri, accecati dal "delirio di onnipotenza", dalla banalizzazione del male e dagli ingiusti profitti, fino a trascinare “persino nei discorsi di morte il Nome santo di Dio". Si staglia così, prorompente e accorata, la riflessione di Papa Leone XIV al termine del Rosario per la pace di oggi, 11 aprile, nel crepuscolo di Piazza San Pietro, che assume la coreografica rappresentazione della lotta tra il buio “di quest’ora drammatica della storia”, al cui banco vengono evocate le “inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni” e di quei tavoli in cui “si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”, e la luce del Regno di Dio, che spezza la “catena demoniaca del male”, intrecciata di droni e vendette. Con una certezza, “gratuita, universale e dirompente”, su chi avrà l’ultima parola:

Siamo un popolo che già risorge!

Fedeli di diverse etnie pregano insieme (@Vatican Media)

"La guerra divide, la speranza unisce"

Leone prende parola dopo la recita dei Misteri gloriosi, intervallati da meditazioni dei Padri della Chiesa. Una preghiera espressione di quella fede che, per bocca di Gesù, “sposta le montagne”. Ringrazia i fedeli presenti, circa 7mila in Basilica e 3mila all'esterno, e quanti uniti spiritualmente da tanti altri luoghi del mondo.

La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia.

Il Papa in preghiera (@Vatican Media)

"Niente ci può chiudere in un destino già scritto"

La preghiera, medita il Papa, non è “rifugio” per scappare dalle responsabilità, né “anestetico” per fuggire “il dolore che tanta ingiustizia scatena”. Piuttosto, è la “risposta alla morte” che invita ad alzare lo sguardo e a rialzarsi dalle macerie.

Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà.

"Mai più la guerra!"

Numerosi, i conflitti di oggi, ma non nuovi. Si rinfrescano quindi di attualità, benché drammatica, le parole dei Papi sulle guerre. Leone XIV ricorda quelle di san Giovanni Paolo II nel contesto della crisi irachena del 2003, in cui Papa Wojtyła, ricordando un’ulteriore esperienza di conflitto vissuta in prima persona, quella della Seconda guerra mondiale, esortava specialmente i giovani a dire, al pari di san Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra!”

Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità.

"Un argine a quel delirio di onnipotenza"

Lungi quindi dall’essere un atto puramente passivo, la preghiera, riflette il Papa, “educa ad agire”, congiungendo le “limitate possibilità umane” con le “infinite possibilità di Dio”. Così, pensieri, parole e opere disgregano il male, mettendosi al servizio del Regno celeste.

Un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita.

"Basta con l'idolatria di se stessi e del denaro"

Dal sogno di un mondo “di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli”, la realtà muta in un “incubo notturno” popolato da nemici e minacce, anziché da “chiamate all’ascolto e all’incontro”.

Basta con l’idolatria di se stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.

Leone XIV cita quindi san Giovanni XXIII, che nella sua enciclica Pacem in terris, scriveva che “dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana”, e riprendendo a sua volta le parole “lapidarie” di Pio XII aggiungeva “nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra”.

"Inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni"

Le parole dei Pontefici si sommano alle “energie morali e spirituali” di miliardi di persone che ancora credono e scelgono la pace. E tra di esse, sono le voci dei più piccoli le più meritevoli di ascolto.

Ascoltiamo la voce dei bambini!

Una bambina presente in Basilica di San Pietro (@Vatican Media)

Il Papa menziona le lettere che riceve da quanti vivono in zone di conflitto, e come in esse si percepisca la “verità dell’innocenza” e la “disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio”.

Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!

"Torniamo a credere nell'amore"

A tali oneri, tuttavia, non viene meno l’intera società umana, che “ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole”. E lo fa convertendo i cuori e le menti a un "Regno di pace", costruito negli ambienti che si vivono quotidianamente, “rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro”.

Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!

"Come una roccia che si scava goccia dopo goccia"

Leone XIV si sofferma poi sulla natura della preghiera mariana del Rosario, con di fianco a lui la statua di Maria Regina Pacis, trasferita lo scorso 9 aprile in Piazza San Pietro dall’omonima parrocchia romana nel quartiere Monteverde. Sul ritmo regolare di tale orazione, che richiama a un’armonia che si fa spazio “così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento”. Tempi “lunghi della vita”, ma “segno della pazienza di Dio”.

Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite.

Citando un altro Pontefice, il suo predecessore Francesco, il Papa sottolinea il bisogno di “artigiani di pace” che agiscano con “ingegno e audacia” in quell’“architettura” nella quale intervengono le varie istituzioni della società.

"A servizio della riconciliazione e della pace"

A sottolineare l’universalità della pace, nella successione dei Misteri gloriosi sono fedeli provenienti dai cinque continenti ad accendere altrettanti lumi, attingendo la fiamma dalla Lampada della pace proveniente da Assisi. La preghiera, poi, termina, ma non l’impegno nell’orazione, che Leone XIV invita a rinnovare sulla via del ritorno a casa.

La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale.

Fedeli africane accendono un lume (@VATICAN MEDIA)

"Siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza"

Concludendo la riflessione, il Papa cita il suo messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, dove auspicava che ogni comunità potesse diventare “casa della pace”, per mostrare che essa “non è un’utopia”.

Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza.

"Una pace nuova"

Pochi minuti prima della recita del Rosario, il Papa saluta i fedeli raccolti in Piazza San Pietro, per seguire il momento di orazione dai megaschermi. "Grazie per la vostra presenza, per aver voluto rispondere a questa chiamata", è la sincera riconoscenza espressa dal Pontefice.



Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze.
(fonte: Vatican News, articolo di Edoardo Giribaldi 11/04/2026)

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Testi integrali

Saluto del Santo Padre sul sagrato della Basilica prima dell’inizio della Veglia ai fedeli presenti in Piazza San Pietro


Carissimi fratelli e sorelle, buonasera! Benvenuti!

Un saluto molto fraterno, molto grande a tutti voi. Grazie per la vostra presenza, per aver voluto rispondere a questa chiamata, a questo invito a unirci tutti con la nostra voce, con i nostri cuori, con la nostra vita a pregare per la pace. La pace ce l’abbiamo tutti nei nostri cuori. Che la pace davvero regni in tutto il mondo e che siamo noi portatori di questo messaggio.

Dio ci ascolta, Dio ci accompagna! Gesù ci ha detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Lui è presente con loro. In questi giorni dell’Ottava di Pasqua noi crediamo profondamente nella presenza di Gesù risorto fra noi.

Adesso, uniti nella preghiera del Santo Rosario, chiedendo l’intercessione della nostra Madre Maria, vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova; che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze; che noi vogliamo essere discepoli di Gesù Cristo uniti come fratelli e sorelle, uniti tutti in un mondo di pace.

Pregate con noi! Grazie per la vostra presenza! Che Dio accompagni voi e i vostri cari oggi e sempre.

Vi do da qui la benedizione, poi preghiamo insieme dalla Basilica e potete seguire con gli schermi. Grazie di nuovo per la vostra presenza.

[Benedizione]

Grazie a tutti, buona preghiera.

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Riflessione del Santo Padre Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace


Cari fratelli e sorelle,

la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo la parola di Gesù, sposta le montagne (cfr Mt 17,20). Grazie per avere accolto questo invito, radunandovi qui, presso la tomba di San Pietro, e in tanti altri luoghi del mondo a invocare la pace. La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà.

San Giovanni Paolo II, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: «Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai più la guerra!”, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità» (Angelus, 16 marzo 2003). Faccio mio questa sera il suo appello, tanto attuale.

La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.

Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: «Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana». E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra» (Lett. enc. Pacem in terris, 62).

Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra. Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!

Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!

Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiera, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione: la pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento. Sono i tempi lunghi della vita, segno della pazienza di Dio. Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite. Come ci ha insegnato Papa Francesco, «c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia» (Lett. enc. Fratelli tutti, 225). C’è infatti «una “architettura” della pace, nella quale intervengono le varie istituzioni della società, ciascuna secondo la propria competenza, però c’è anche un “artigianato” della pace che ci coinvolge» (ibid., 231).

Cari fratelli e sorelle, torniamo a casa con questo impegno di pregare sempre, senza stancarci, e di profonda conversione del cuore. La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale. «In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia» (Messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2026).

Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. «Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza» (S. Giovanni Paolo II, Preghiera per la pace, 2 febbraio 1991).

Carissimi, la pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:

Signore Gesù,
tu hai vinto la morte senza armi né violenza:
hai dissolto il suo potere con la forza della pace.
Donaci la tua pace,
come alle donne incerte nel mattino di Pasqua,
come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito,
respiro che dà vita, che riconcilia,
che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre,
che col cuore straziato stava sotto la tua croce,
salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine
e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora
sa generare, sa custodire, sa amare la vita.
Ascoltaci, Signore della vita!


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