lunedì 13 aprile 2026

REGINA CAELI 12/04/2026 Papa Leone XIV: la fede nasce dall’incontro, riscoprire l’Eucaristia domenicale (Sintesi/commento, testo e video)

REGINA CAELI

Piazza San Pietro
Domenica, 12 aprile 2026

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Il Papa: la fede nasce dall’incontro,
riscoprire l’Eucaristia domenicale

Al Regina Coeli, Leone XIV invita a nutrire e sostenere la spiritualità, pur tra le difficoltà, e a non rinunciare alla Messa, fonte di vita cristiana e missione che rende i fedeli testimoni di carità e portatori di pace nel mondo


Un invito a rinnovare la fede a partire dall’incontro personale con Cristo Risorto, vissuto nella comunità e nutrito dall’Eucaristia. È questo il cuore delle parole pronunciate da Leone XIV durante il Regina Coeli in piazza San Pietro oggi, 12 aprile, nella seconda Domenica di Pasqua, dedicata alla Divina Misericordia.

Riconoscere il Risorto

Richiamando il Vangelo di Giovanni sull’apparizione di Gesù all’apostolo Tommaso, il Papa, affacciato dal Palazzo Apostolico vaticano, sottolinea, rivolgendosi ai circa 18mila fedeli presenti in piazza nonostante il tempo incerto e a quanti lo seguono attraverso i media, come il discepolo incontri il Signore “otto giorni dopo”, nel contesto della comunità riunita. Un dettaglio che diventa indicazione per ogni credente: proprio nella comunità e nei segni della Pasqua è possibile riconoscere il Risorto.

Ed è lì che Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nella ferita del suo costato e a credere.

Una scena che, prosegue il Pontefice, ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù Risorto, sui luoghi per trovarlo, su come riconoscerlo e credere in lui. In merito, nell’episodio evangelico sono presenti “indicazioni precise":

Tommaso incontra Gesù l’ottavo giorno, nella comunità riunita e lo riconosce nei segni del suo sacrificio.

Nutrire e sostenere la fede

Da quella esperienza scaturisce la sua professione di fede, “la più alta di tutto il quarto Vangelo” anche se “non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi”, riconosce Leone XIV evidenziando come le fede abbia bisogno di essere continuamente “nutrita e sostenuta”. È in questo contesto che il Papa ribadisce il valore centrale della domenica. L’ “ottavo giorno”, diventa infatti il tempo privilegiato per l’incontro con Cristo nella celebrazione dell’Eucaristia, che è “indispensabile” per la vita cristiana.

In essa ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità, offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, per poi essere a nostra volta testimoni della sua Resurrezione, come indica il termine “Messa”, cioè “invio”, “missione”.

Fedeli in piazza San Pietro (@Vatican Media)

Sulle orme dei martiri africani di Abitene

Dal Papa poi una riflessione sull’ormai imminente viaggio apostolico in Africa, la cui partenza è prevista per domattina, e in particolare sulla “bellissima testimonianza” resa nella Chiesa africana dei primi secoli dai Martiri di Abitene, che “di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore”.

È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano.

Mani capaci di sofferenza e tenerezza

Attraverso l’incontro eucaristico anche le mani dei fedeli si tramutano in “mani del Risorto”: diventano “testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace” nei segni scolpiti da lavoro, sacrifici, malattia, sofferenza e tempo, così come “nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità”.

Testimoniare carità e portare riconciliazione

Infine, l’appello, “in un mondo che ha tanto bisogno di pace”, ad essere “assidui e fedeli” all’incontro eucaristico con il Risorto, per ripartire da lì come “testimoni di carità e portatori di riconciliazione”.

A guidare questo cammino, lo sguardo alla Vergine Maria, “beata perché, per prima, ha creduto senza vedere”.

Uno scorcio della piazza gremita di fedeli (@Vatican Media)

(fonte: Vatican News, articolo di Lorena Leonardi 12/04/2026)

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LEONE XIV
(testo integrale)


Cari fratelli e sorelle, buona domenica e ancora buona Pasqua!

Oggi, seconda Domenica di Pasqua, dedicata da San Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia, nel Vangelo leggiamo dell’apparizione di Gesù risorto all’apostolo Tommaso (cfr Gv 20,19-31). Il fatto avviene otto giorni dopo la Pasqua, mentre la comunità è riunita, ed è lì che Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nella ferita del suo costato e a credere (cfr v. 27). È una scena che ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù Risorto. Dove trovarlo? Come riconoscerlo? Come credere? San Giovanni, che narra l’evento, ci dà delle indicazioni precise: Tommaso incontra Gesù l’ottavo giorno, nella comunità riunita e lo riconosce nei segni del suo sacrificio. Da questa esperienza scaturisce la sua professione di fede, la più alta di tutto il quarto Vangelo: «Mio Signore e mio Dio!» (v. 29).

Certo, non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta. Per questo, nell’“ottavo giorno”, cioè ogni domenica, la Chiesa ci invita a fare come i primi discepoli: a riunirci e a celebrare insieme l’Eucaristia. In essa ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità, offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, per poi essere a nostra volta testimoni della sua Resurrezione, come indica il termine “Messa”, cioè “invio”, “missione” (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1332).

L’Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana. Domani partirò per il Viaggio apostolico in Africa, e proprio alcuni Martiri della Chiesa africana dei primi secoli, i Martiri di Abitene, ci hanno lasciato in merito una bellissima testimonianza. Di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore. È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano. È attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano “mani del Risorto”, testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti, come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità.

Cari fratelli e sorelle, in un mondo che ha tanto bisogno di pace, questo ci impegna più che mai ad essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il Risorto, per ripartirne come testimoni di carità e portatori di riconciliazione. Ci aiuti a farlo la Vergine Maria, beata perché, per prima, ha creduto senza vedere (cfr Gv 20,29).

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Dopo il Regina Caeli

Cari fratelli e sorelle,

oggi molte Chiese orientali celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano. A tutte quelle comunità rivolgo il mio più cordiale augurio di pace, in comunione di fede nel Signore Risorto. Lo accompagno con più intensa preghiera per quanti soffrono a causa della guerra, in modo particolare per il caro popolo ucraino. La luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace. Non venga meno l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma di questa guerra!

Anche all’amato popolo libanese sono più che mai vicino in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio. Il principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica.

Mercoledì prossimo si compiono tre anni dall’inizio del sanguinoso conflitto in Sudan. Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano! Rinnovo il mio accorato appello alle parti belligeranti affinché facciano tacere le armi ed inizino, senza precondizioni, un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida.

Ed ora do il benvenuto a tutti voi, romani e pellegrini, in particolare ai fedeli che hanno celebrato la Domenica della Divina Misericordia nel Santuario di Santo Spirito in Sassia.

Saluto la Musikverein Kleinraming, della Diocesi di Linz in Austria, e i fedeli venuti dalla Polonia; come pure i giovani del Collège Saint Jean de Passy di Parigi e quelli di diverse nazionalità del Movimento dei Focolari. Saluto il pellegrinaggio della comunità di San Benedetto Po e i cresimandi di Santarcangelo di Romagna e San Vito.

Domani partirò per un viaggio apostolico di dieci giorni in quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Vi chiedo per favore di accompagnarmi con le vostre preghiere. Grazie!

Buona domenica a tutti!

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