#UOMINI E ANIMALI
Il Breviario di Gianfranco Ravasi
È solo per un eccesso di vanità che gli uomini si attribuiscono un’anima diversa da quella degli animali.
È alla penna non di rado avvelenata e alla lingua mordace di Voltaire che dobbiamo questa asserzione così paradossale. Lasciamo a parte la riflessione filosofica o teologica sull’antropologia e, quindi, sull’anima, un tema sul quale l’umanità da sempre si è accanita, interrogando, ipotizzando, affermando o negando. Noi puntiamo, piuttosto, sul comportamento degli umani che spesso esplode in manifestazioni definite “bestiali”. Certo, nella natura animale troviamo atti impressionanti per brutalità, talora per soddisfare bisogni animali come l’alimentazione o istinti come la sessualità generativa. Tuttavia nell’orizzonte umano, che si vorrebbe dotato di razionalità, c’è talora un aspetto sorprendente ma anche sconcertante che può sia giustificare il sospetto di Voltaire, sia smentirlo.
In positivo, infatti, c’è la gratuità dell’agire umano che può manifestarsi in modo nobile e concretizzarsi in atti d’amore che raggiungono livelli alti e assoluti di donazione. Come non ricordare il detto di Cristo, pronunciato alle soglie della sua condanna a morte, nell’ultima sera della sua vita terrena: «Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per la persona amata» (Giovanni 15,13)? È un valicare il mero istinto animale della conservazione. C’è, però, un’antitetica gratuità umana, ed è quella che si rivela nella crudeltà, nella violenza fine a sé stessa, nel sadismo della tortura, nell’assurdità delle guerre e così via. Si rimane basiti davanti a simili comportamenti che non sono “bestiali”, ma frutto di un’umanità perversa e “creativa” in modo degenere e infame. Per rendere, però, in altro senso positivo il motto di Voltaire, a suggello poniamo la voce del Salmista biblico: «Uomini e bestie tu salvi, Signore» (36,7).
(Fonte: “Il Sole 24 Ore” - 15 marzo 2026)
