lunedì 23 marzo 2026

ANGELUS 22 marzo 2026 Papa Leone XIV: liberare i cuori da egoismo, materialismo e violenza (Sintesi/commento, testo integrale e video)

ANGELUS

Piazza San Pietro
V Domenica di Quaresima, 22 marzo 2026


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Il Papa: liberare i cuori da egoismo, materialismo e violenza

All’Angelus in Piazza San Pietro a cui partecipano, come da tradizione, anche i partecipanti alla Maratona di Roma, Leone XIV commenta il Vangelo della resurrezione di Lazzaro e invita a uscire dai sepolcri che provocano solitudine e insoddisfazione e inducono a mettere in atto comportamenti contrari alla vita. Fama, beni materiali, relazioni effimere, dice il Pontefice, non rendono immortali


Lazzaro risorge nel corpo, esce da quella tomba per comando di Cristo con le mani e i piedi avvolti in bende e il volto coperto da un sudario, ma chiunque ha fede può risorgere nello spirito e uscire dai sepolcri della violenza, della superficialità, del materialismo. Luoghi virtuali e reali in cui non c’è vita, solo smarrimento e solitudine. A pochi giorni dall’inizio della Settimana Santa, il Papa nell’Angelus di questa domenica, 22 marzio, commenta il Vangelo di Giovanni che narra appunto l’episodio celebre in cui Gesù resuscita l’amico caro, fratello di Marta e Maria, morto in seguito ad una malattia.

Non affidarsi a ciò che passa

La resurrezione di Lazzaro “è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna”, dice Papa Leone nella catechesi. E questa resurrezine non si raggiunge attraverso cose effimere, non ha nulla a che vedere con il successo, il possesso di beni materiali, le relazioni fugaci.

La sua grazia illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa.

Liberare il cuore

Niente di finito può davvero estinguere la nostra sete interiore perché, ripete Leone XIV, “noi siamo fatti per Dio”. Solo Cristo è resurrezione e vita, solo chi crede in Lui non morirà in eterno, perciò il cristiano è chiamato ad un cambio radicale di mentalità.

Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità. In questi luoghi non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine.

Amare sul modello di Cristo

L’invito del Pontefice in questa quinta domenica di Quaresima è allora quello di uscire fuori da noi stessi e dalle tombe in cui ci rinchiudiamo per fare l’esperienza luminosa della resurrezione, dell’incontro con il Risorto, che cambia il nostro modo di essere, di agire e soprattutto di amare.

Anche a noi Gesù grida: «Vieni fuori!», spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza misura.
(fonte: Vatican News, articolo di Cecilia Seppia 22/03/2026)

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LEONE XIV
(testo integrale)


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa quinta domenica di Quaresima, nella Liturgia viene proclamato il Vangelo della risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45).

Nell’itinerario quaresimale, questo è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna, che riceviamo con il Battesimo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1265). Gesù oggi dice anche a noi, come a Marta, la sorella di Lazzaro: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25-26).

La Liturgia ci invita così a rivivere in questa luce, nella Settimana Santa ormai imminente, gli eventi della Passione del Signore – l’ingresso a Gerusalemme, l’ultima Cena, il processo, la crocifissione, la sepoltura – per coglierne il senso più autentico e aprirci al dono di grazia che racchiudono.

È infatti in Cristo Risorto, vincitore della morte e vivente in noi per la grazia del Battesimo, che tali avvenimenti trovano il loro compimento, per la nostra salvezza e pienezza di vita.

La sua grazia illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa. Niente di finito può estinguere la nostra sete interiore, perché noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui (cfr Confessiones, I, 1.1).

Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità. In questi luoghi non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine.

Anche a noi Gesù grida: «Vieni fuori!» (Gv 11,43), spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza misura.

La Vergine Maria ci aiuti a vivere così questi giorni santi: con la sua fede, con la sua fiducia, con la sua fedeltà, perché si rinnovi anche per noi, ogni giorno, l’esperienza luminosa dell’incontro col suo Figlio risorto.

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Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente, così come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e della violenza. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti. Ciò che li ferisce, ferisce l’intera umanità. La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio! Rinnovo con forza l’appello a perseverare nella preghiera, affinché cessino le ostilità e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignità di ogni persona umana.

Oggi a Roma si svolge la grande Maratona, con tantissimi atleti provenienti da tutto il mondo. Questo è un segno di speranza! Possa lo sport tracciare sentieri di pace, di inclusione sociale e di spiritualità.

Rivolgo di cuore il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi, in particolare a quelli venuti dalla diocesi di Córdoba in Spagna.

Accolgo con gioia i fedeli di Belluno e Pordenone, di Crotone e della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Roma. Saluto i giovani di Nave, diocesi di Brescia, il gruppo di cresimandi della diocesi di Firenze e i rappresentanti dell’Associazione Direttori di Albergo.

Auguro a tutti una buona domenica!

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