ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 15 febbraio 2026
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Leone XIV: non basta non uccidere,
bisogna amare e rispettare la dignità umana
All’Angelus in Piazza San Pietro, Leone XIV parla di quella “giustizia superiore” che non si limita ad osservare i comandamenti per sentirsi a posto davanti a Dio, ma apre all’amore e ci impegna in esso. Tanti gli esempi mutuati dal Vangelo su cui il Pontefice si sofferma: con gli amici, i nemici, la moglie, il marito, i fratelli, fondamentale è cogliere l’esigenza d’amore
Non una giustizia minima ma un amore grande, non una coscienza pulita ma un cuore capace di amare, è il messaggio chiave della catechesi che Papa Leone pronuncia all'Angelus in Piazza San Pietro, finalmente assolata, nel primo appuntamento pubblico di questa domenica che lo porterà più tardi al civico 13 di Piazza Regina Pacis, per la visita alla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia lido e l’incontro con l’intera comunità, fatta di famiglie, giovani e anziani, malati, ma anche poveri e migranti.
Una giustizia superiore
Parlando di quella "Legge antica" che trova il vero compimento solo nell’amore di Cristo, il Papa riprende il “Discorso della montagna”, che Gesù pronuncia dopo aver proclamato le Beatitudini, e spiega come sia un invito a entrare nella novità del Regno di Dio, e ci riveli subito il vero significato dei precetti contenuti nella Legge di Mosè: non utili a “soddisfare un bisogno religioso esteriore e sentirsi a posto davanti a Dio", ma per "farci entrare nella relazione con Lui e con i fratelli”. Quindi non più solo una questione di coscienza pulita, ma una giustizia superiore che ci impegna ad amare.
Il compimento della Legge è proprio l’amore, che ne realizza il significato profondo e lo scopo ultimo. Si tratta di acquisire una “giustizia superiore” a quella degli scribi e dei farisei, una giustizia che non si limita a osservare i comandamenti, ma ci apre all’amore e ci impegna nell’amore.
Cogliere l’esigenza d’amore
E’ una novità che sconvolge ma non nega il passato, ci dice piuttosto che la Legge, data a Mosè e ai profeti, è solo una via per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto sulla storia, poi con la venuta di Cristo, entriamo in una relazione nuova, come figli del Padre, come fratelli tra noi. E allora cosa vuol dire rispettare la legge? Gli esempi che il Vangelo ci offre sono tanti e concreti e soprattutto riguardano la vita di tutti i giorni, le persone che amiamo, i nemici, gli avversari, e i nostri comportamenti.
Gesù ci insegna che la vera giustizia è l’amore e che, dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un’esigenza d’amore. Infatti, non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità. Allo stesso modo, non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione manca la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune.
La logica di Dio
Mentre invoca da Maria l’aiuto necessario a farci entrare nella logica del Regno di Dio e comprendere appieno questa rivoluzione dell’amore, Leone XIV arriva al cuore della Scrittura:
Il Vangelo ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio.
Al termine della preghiera mariana il pensiero del Pontefice è per le popolazioni del Madagascar colpite dalla furia del ciclone Gezani con oltre 40 morti e migliaia di sfollati che ancora non riescono a rientrare nelle proprie case.
(fonte: Vatican News, articolo di Cecilia Seppia 15/02/2026)
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LEONE XIV
(testo integrale)
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Anche oggi ascoltiamo dal Vangelo una parte del “discorso della montagna” (cfr Mt 5,17-37). Dopo aver proclamato le Beatitudini, Gesù ci invita a entrare nella novità del Regno di Dio e, per guidarci in questo cammino, rivela il vero significato dei precetti della Legge di Mosè: essi non servono a soddisfare un bisogno religioso esteriore per sentirsi a posto davanti a Dio, ma a farci entrare nella relazione d’amore con Dio e con i fratelli. Per questo Gesù dice di non essere venuto ad abolire la Legge, «ma a dare il pieno compimento» (v. 17).
Il compimento della Legge è proprio l’amore, che ne realizza il significato profondo e lo scopo ultimo. Si tratta di acquisire una “giustizia superiore” (cfr v. 20) a quella degli scribi e dei farisei, una giustizia che non si limita a osservare i comandamenti, ma ci apre all’amore e ci impegna nell’amore. Gesù, infatti, prende in esame proprio alcuni precetti della Legge che si riferiscono a casi concreti della vita, e utilizza una formula linguistica – le antinomie – proprio per far vedere la differenza tra una formale giustizia religiosa e la giustizia del Regno di Dio: da una parte: «Avete inteso che fu detto agli antichi», e dall’altra Gesù che afferma: «Ma io vi dico» (cfr vv. 21-37).
Questa impostazione è molto importante. Ci dice che la Legge è stata data a Mosè e ai profeti come una via per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto su di noi e sulla storia o, per usare un’espressione di San Paolo, come un pedagogo che ci ha guidati a Lui (cfr Gal 3,23-25). Ma ora Lui stesso, nella persona di Gesù, è venuto in mezzo a noi, il quale ha portato a compimento la Legge, facendoci diventare figli del Padre e donandoci la grazia di entrare in relazione con Lui come figli e come fratelli tra di noi.
Fratelli e sorelle, Gesù ci insegna che la vera giustizia è l’amore e che, dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un’esigenza d’amore. Infatti, non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità (cfr vv. 21-22). Allo stesso modo, non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione mancano la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune (cfr vv. 27-28.31-32). A questi esempi, che Gesù stesso ci offre, ne potremmo aggiungere altri ancora. Il Vangelo ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio.
Invochiamo insieme la Vergine Maria, che ha donato al mondo il Cristo, Colui che porta a compimento la Legge e il progetto della salvezza: Ella interceda per noi, ci aiuti a entrare nella logica del Regno di Dio e a vivere la sua giustizia.
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Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
sono vicino alle popolazioni del Madagascar colpite, a poca distanza di tempo, da due cicloni, con inondazioni e frane. Prego per le vittime e i loro familiari e per quanti hanno subito gravi danni.
Ricorre nei prossimi giorni il Capodanno lunare, celebrato da miliardi di persone in Asia orientale e in altre parti del mondo. Questa gioiosa festa incoraggi a vivere con più intensità le relazioni familiari e l’amicizia; porti serenità nelle case e nella società; sia occasione per guardare insieme al futuro costruendo pace e prosperità per tutti i popoli. Con gli auguri per il nuovo Anno, esprimo a tutti il mio affetto, mentre invoco su ciascuno la benedizione del Signore.
Sono lieto di salutare tutti voi, romani e pellegrini, in particolare i fedeli della parrocchia di San Lorenzo de Cadice, Spagna, e quelli venuti dalle Marche.
Do il benvenuto a studenti e professori della All Saints Catholic School di Sheffield e del Thornleigh Salesian College di Bolton, in Inghilterra, della Scuola di Vila Pouca di Aguiar in Portogallo, del Colegio Altasierra di Siviglia e della Scuola “Edith Stein” di Schillingfürst in Germania.
Saluto i partecipanti al Convegno nazionale del Movimento Studenti Cattolici – FIDAE; i cresimandi di Almenno San Salvatore e quelli di Lugo, Rosaro, Stallavena e Alcenago; i bambini della Scuola “San Giuseppe” di Bassano del Grappa e quelli dell’Istituto Salesiano “Sant’Ambrogio” di Milano; i ragazzi di Petosino e i giovani di Solbiate e Cagno.
A tutti auguro una buona domenica.
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