Lacrime per l'addio a Nogaro, il vescovo che ha "scelto di diventare casertano". L'ultimo saluto sulle note di 'Bella Ciao'
Al Duomo di Caserta i funerali del vescovo emerito. Il ricordo di Lagnese e l'omelia del cardinale Battaglia: "Grazie per la tua testimonianza". Il feretro portato in spalla dai migranti

I funerali del Vescovo Nogaro
Una cattedrale gremita, una folla commossa. Caserta tributa l’ultimo saluto al vescovo emerito Raffaele Nogaro, morto a 92 anni nella giornata dell’Epifania.
Il 9 gennaio - lo stesso giorno in cui è stato ordinato vescovo nel 1983 - si sono celebrati i funerali del vescovo amico degli ultimi, pronto a sfidare le ingiustizie e a battersi per quella terra dove ha scelto di rimanere dopo aver concluso il suo ministero pastorale per raggiunti limiti di età.
Il ricordo del vescovo Lagnese
Nel corso delle esequie, officiate dal cardinale e arcivescovo metropolita di Napoli Mimmo Battaglia, il vescovo di Caserta Pietro Lagnese ha ricordato monsignor Nogaro, “il suo amore per tutti” e il suo “impegno per la giustizia”, testimoniato dalla sua amicizia e vicinanza con don Peppe Diana, ma anche l’impegno a tutela del territorio: “cave, rifiuti, donne vittime di tratta, l’università”. Un impegno che ha spinto Nogaro a restare a Caserta anche dopo la conclusione del suo ministero episcopale scegliendo di “diventare casertano”, ha ricordato Lagnese. “A Monsignor Nogaro sento di dire grazie per la testimonianza luminosa che hai dato a me e a tutto il popolo casertano”.
L’omelia del cardinale Battaglia
Il cardinale Mimmo Battaglia, nel corso della sua omelia, ha ribadito: “Oggi siamo in tanti a piangere per lui. Veniva da una terra di confine, il Friuli, dove ha imparato il senso dell’essenziale, della parola misurata, del lavoro paziente. Eppure la sua vita è stata destinata ad altre terre, più rumorose, più ferite. Sessa Aurunca prima e Caserta poi. Luoghi accolti come chiamata e diventati casa, responsabilità, destino”.
E alla fine del suo ministero, “ha scelto di restare accanto a questa terra - ha sottolineato il cardinale Battaglia - perché l’amore per questa comunità non conosce congedo”. Battaglia ha poi ribadito le qualità di Nogaro, il suo essere sempre accanto agli ultimi - alle “vittime della camorra, ai migranti” - assumendo anche “posizioni scomode”.
Un uomo di preghiera, ha sottolineato, ma una “preghiera che inchioda alla terra”. “Grazie per la tua mitezza coraggiosa, per la tua testimonianza di povertà e libertà”, ha detto Battaglia in conclusione della sua omelia.
La bara portata in spalla dai migranti e l’uscita dal Duomo sulle note di 'Bella Ciao'
A conclusione della messa, il feretro di Nogaro, circondato da due ali di folla, è stato portato in spalla da parroci della diocesi di Caserta e da migranti. All’uscita la folla ha intonato ‘Bella Ciao’, che Nogaro tanto amava, che ha accompagnato il vescovo emerito nel suo ultimo viaggio.
(fonte: Caserta News, articolo di Attilio Nettuno 09/01/2026)
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Caserta, l'addio al vescovo emerito sulle note di Bella ciao e le polemiche.
«Aveva chiesto lui di cantarla»
Il feretro di Nogaro portato a spalla dai «suoi» migranti, note e strofe dell'inno della Resistenza. Il Maestro Mantovanelli: «È stato lui prima di morire ad esprimere il desiderio di essere accompagnato da queste parole»
Le lacrime, stavolta, non si sono perse nella pioggia; ma sono diventate una preghiera silenziosa e corale. Il saluto ferito urlato dai migranti mentre portavano a spalla il feretro di monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo emerito di Caserta, scomparso il giorno dell’Epifania a 92 anni, al termine del rito funebre.
E addirittura l’inno della Resistenza, Bella ciao, cantato dall’artista Franco Mantovanelli sul sagrato: «Non è stata una mia iniziativa intonarlo — si è poi difeso Mantovanelli dall’ondata di commenti indignati rovesciatasi sui social — ma è stato monsignor Nogaro, prima di morire, a chiedere espressamente ai suoi collaboratori più stretti di essere accompagnato dalla musica e dalle parole di Bella ciao».
Caserta ieri mattina, in cattedrale, ha dato il suo ultimo saluto al vescovo che dal 1990 al 2009 ha guidato la diocesi, lasciando un’impronta forte di impegno appassionato lungo il percorso della sua missione pastorale e una testimonianza di inflessibile coraggio civile con le sue denunce contro la illegalità diffusa e la camorra, la corruzione politica e la devastazione ambientale. E aprendo la Chiesa casertana, e prima ancora quella di Sessa Aurunca, dove nel 1982 fu inviato appena nominato vescovo a Udine, agli immigrati e al dialogo interreligioso. Lo ha ricordato l’arcivescovo di Napoli, il cardinale don Mimmo Battaglia, durante la sua omelia: «Oggi la nostra assemblea — ha sottolineato commosso — è avvolta da un silenzio che non è assenza, ma ascolto. È il silenzio che si fa quando passa un profeta. È il silenzio che la terra assume quando una voce, che per anni ha gridato nel deserto, torna a Dio, non per lasciarci, ma per continuare ad abitare nel nostro cuore, nella nostra coscienza con una forza maggiore, amplificata dallo Spirito!».
Il duomo di Caserta era gremito di fedeli, amici, volontari, rappresentanti della comunità musulmana e di altre confessioni, come il pastore evangelico Giovanni Traettino, amico personale di Papa Francesco. Ma pochi, davvero pochi, i politici presenti. Unico parlamentare, Stefano Graziano, del Pd. Del resto, Nogaro non amava ricercare a tutti i costi formali sintonie con i rappresentanti politici. Anzi. Lui amava vivere il Vangelo. «Abitarlo», come ha detto Battaglia: «Padre Raffaele pregava accarezzando il suo crocifisso di legno, aggiustato con due cerotti, quasi a voler curare le piaghe del Signore».
Toccante la testimonianza del vescovo di Caserta, Pietro Lagnese, che ha assistito fino all’ultimo l’anziano pastore: «Soprattutto nelle scorse settimane — ha raccontato — era questa la sua preghiera: ricevere il dono di contemplare la bellezza del Signore. “Voglio vederlo!”: mi ha ripetuto più volte nelle ultime settimane. Sì, desiderava vederlo, desiderava vedere Colui che egli amava, e che gli era dolce chiamare “il mio Gesù”; “io lo amo”: mi diceva stringendo il crocifisso tra le braccia; lo stesso crocifisso che ha voluto che gli venisse messo tra le mani anche al momento della morte». Per poi aggiungere: «Padre Raffaele è stato un profeta anche per noi, suoi confratelli, e più in generale per tutta la Chiesa a cui ha sempre indicato la strada del rinnovamento evangelico. Come un vero profeta. Lui non ha mai parlato contro la Chiesa. Ma sempre per la Chiesa, soprattutto quando rischiava di smarrire la radicalità evangelica. La sua parola, talvolta scomoda e incompresa, non nasceva dal desiderio di dividere, ma dalla passione per una Chiesa più povera, più libera, più credibile, non clericale, non maschilista, più fedele al sogno del Maestro di Nazareth».
Papa Leone e il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, hanno inviato messaggi di cordoglio alla comunità casertana. Così il suo amico di lunghe e interminabili conversazioni Massimo Cacciari. «Tanti lo amavano — ha ribadito Lagnese — e nonostante le critiche e le strumentalizzazioni sulle sue denunce, molti gli hanno ricambiato affetto e stima».
Alla fine della funzione religiosa i rappresentanti di associazioni e gruppi che hanno condiviso un lungo cammino con monsignor Nogaro hanno poggiato sul feretro cartelli con dediche. E quando la salma ha raggiunto il sagrato prima di essere trasferita al cimitero cittadino è scattato un lungo applauso e si sono udite le note di Bella ciao : a decine l’hanno cantata sotto una pioggia battente a conferma della gratitudine per il vescovo partigiano «del coraggio e della libertà».
(fonte: Corriere della sera di Caserta, articolo di Angelo Agrippa 10/01/2026)
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L’addio a mons. Nogaro.
Mons. Riccardo Lamba, Arcivescovo di Udine: «Portavoce del grido dei poveri»

Il funerale di mons. Raffaele Nogaro a Caserta | Foto P. Russo, Caserta Eventi e Notizie
«Si è imbarcato sulla barca della Chiesa, ha affrontato la dura navigazione della vita ecclesiale, si è fatto portavoce del grido di tanti poveri, fragili, di tanti uomini disperati. È stato capace di portare la gioia, lo stupore dell’incontro con il Signore Risorto». Così mons. Riccardo Lamba ha ricordato il compianto vescovo friulano Raffaele Nogaro, scomparso all’età di 92 anni lo scorso 6 gennaio, nel corso di una Messa celebrata a Udine il 9 gennaio in contemporanea con le esequie del presule, svoltesi nella Cattedrale di Caserta.
Le parole dell’ultima omelia di Nogaro, pronunciata il 4 gennaio, sono state definite da mons. Lamba un «testamento spirituale. Ma anche – ha proseguito l’Arcivescovo di Udine – un’indicazione per continuare a navigare di giorno e di notte con la nostra Chiesa, con questa umanità che soffre, per portare ancora la gioia del Vangelo e l’amore di Gesù».
Presente al funerale a Caserta una delegazione dell’Arcidiocesi di Udine guidata dal vicario generale mons. Dino Bressan. «È stato un momento importantissimo e pieno di emozione – ha raccontato -; all’inizio della Messa il Vescovo della diocesi casertana ha ricordato il significato della presenza di Nogaro in quella terra». Nella sua omelia esequiale, il cardinale Domenico Battaglia, ricorda mons. Bressan, «ha definito Nogaro un “innamorato di Cristo” che ha scelto Gesù fin dall’inizio della sua vita cristiana, in particolare da quando era parroco del Duomo di Udine. Semplicemente scegliendo Cristo ha sposato la gente, le sue povertà e tutte le cause di fragilità. Senza dimenticare aspetti culturali, la lotta per l’università a Caserta, la lotta contro le mafie e la camorra in particolare, la lotta per la pace, ma anche il sostegno alle comunità terapeutiche per aiutare i giovani a uscire dal mondo della droga. E pure l’impegno per le vocazioni sacerdotali e religiose».
Nell’edizione de La Vita Cattolica in uscita il 14 gennaio prossimo sarà pubblicato un approfondimento sulle esequie di mons. Nogaro.
(fonte: La Vita Cattolica 10/01/2026)
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