venerdì 30 gennaio 2026

Il palazzetto di Niscemi è vuoto, ma il cuore dei Niscemesi è grande!


Il palazzetto è vuoto.
Le luci sono accese, le brande allineate, le coperte piegate con cura. Tutto è pronto.
Eppure, lì dentro, non ha dormito nessuno. Nemmeno una persona.

A Niscemi la Protezione Civile ha fatto il suo dovere, come sempre: con ordine, responsabilità e rispetto. Ha preparato uno spazio sicuro, dignitoso, pronto ad accogliere chi, da un momento all’altro, si è ritrovato senza una casa. Un lavoro silenzioso, fatto di mani che sistemano, di occhi che controllano, di cuori che sperano di non dover essere davvero utilizzati.

E quel palazzetto, paradossalmente, è rimasto vuoto.
Non perché il bisogno non ci fosse.
Ma perché il bisogno è stato accolto altrove.

In questo angolo di Sicilia interna, 1.500 persone hanno dovuto lasciare le proprie case. Case vere, non numeri: cucine con il profumo del caffè del mattino, letti disfatti in fretta, fotografie rimaste appese alle pareti. La parola “sfollati” prova a contenerle tutte, ma non ci riesce. Perché dietro quella parola ci sono famiglie, anziani, bambini, storie che all’improvviso si sono fermate.

E quando tutto si ferma, succede qualcosa di sorprendente.
C’è chi ha preso la strada verso la casa in campagna, magari chiusa da mesi.
Chi ha trovato posto nei pochi B&B disponibili.
Ma la maggioranza ha trovato rifugio nelle case degli altri.
Case che si sono allargate senza fare rumore.
Divani diventati letti.
Tavoli apparecchiati per qualcuno in più.
Stanze cedute senza fare domande.
Parenti, amici, conoscenti.
E a volte persone che fino al giorno prima erano solo volti incrociati per strada.

Più di mille persone oggi mangiano e dormono sotto un tetto che non era il loro.
E nessuno ha chiesto: “Per quanto?”
Nessuno ha detto: “Solo per stanotte”.
C’è stato solo un gesto semplice, antico: “Vieni da noi.”
Non ci sono state direttive.
Non ci sono state attese.
Non ci sono stati proclami.
È successo tutto così, come succede al Sud: senza organizzarlo, ma facendolo.

Il Sud avrà mille difetti, è vero.
Li conosciamo bene, li raccontiamo spesso.
Ma ha un pregio che resiste al tempo, alle difficoltà, alle ferite: quando c’è bisogno, nessuno resta solo.
Qui la solidarietà non è un post, è una sedia spostata.
Non è una parola, è un piatto in più.
Non è un’emergenza, è un riflesso.
È la memoria di quando non c’era nulla e si divideva tutto.
È la consapevolezza che oggi aiuti tu, domani potresti averne bisogno tu.

E mentre il palazzetto resta vuoto, Niscemi dimostra che una comunità non si misura dagli spazi che prepara, ma dalle porte che apre.
Forse non farà notizia.
Forse non finirà nei titoli grandi.
Ma è in queste storie che si riconosce la parte migliore di questo Paese.
Una solidarietà che non fa rumore.
Che non aspetta istruzioni.
Che non chiede nulla in cambio.
Grande quanto una casa.
Forte quanto un popolo che, anche nei momenti più duri, sceglie ancora di condividere il pane, il letto e l’umanità.
(fonte: Resilienza bacheca Facebooke 28/01/2026)

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