giovedì 21 marzo 2024

Memoria e preghiera per le vittime delle mafie - Don Luigi Ciotti: «Le mafie sparano di meno, ma sono sempre forti. Le vittime non sono solo nomi, ma persone... donne e uomini veramente liberi»

Don Luigi Ciotti:
«Le mafie sparano di meno, ma sono sempre forti.
Le vittime non sono solo nomi, ma persone... 
donne e uomini veramente liberi»

Memoria e preghiera per le vittime delle mafie
Alla vigilia della XXIX Giornata, l’assemblea nazionale di Libera e la veglia, a Santa Maria in Trastevere. Don Ciotti: «Liberare il passato dalle verità nascoste e manipolate». Il 21 marzo il corteo al Circo Massimo e la lettura dei 1.081 nomi delle vittime


Risuonano uno dopo l’altro nel silenzio della basilica di Santa Maria in Trastevere i 1.081 nomi delle vittime delle mafie. Alla presenza degli oltre 700 familiari che ieri, 20 marzo, sono giunti da tutta Italia per dare inizio al primo dei due appuntamenti promossi a Roma da Libera per la XXIX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Un pomeriggio all’insegna della memoria e della preghiera, iniziato con l’assemblea nazionale dell’associazione, durante la quale è intervenuto anche il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. «Il vostro impegno ci aiuta a non dimenticare e a diventare sempre più consapevoli di come le mafie cambino pelle, ma rimangano sempre uguali nella loro pericolosità – ha detto alle famiglie riunite nella basilica -. Il vostro sforzo è uno stimolo indispensabile per tutti noi. Non sentitevi soli, la Chiesa italiana vi è vicina».

Durante l’assemblea è risuonato il nome di Peppe Valarioti, consigliere comunale del Pci a Rosarno, ucciso dalla ‘Ndrangheta l’11 giugno del 1980, ricordato da Carmela Ferro, la sua compagna. I nomi di Angela Fiume, Fabrizio Nencioni e delle loro figlie Nadia e Caterina, così come quello dello studente di architettura Dario Capolicchio, vittime della strage dei Georgofili del 1993 a Firenze, rievocati da Teresa Fiume, la sorella di Angela. Il nome di Giovanni Mileto, colpito a morte da un proiettile vagante, la cui storia è stata raccontata da Rosa, la figlia. Il nome di Pietro Scaglione, il primo magistrato assassinato da Cosa Nostra il 5 maggio del 1971 a Palermo, ricordato dalla figlia Maria. E il nome di Filippo Ceravolo, 19 enne ucciso dall’Ndrangheta il 25 ottobre 2012. Martino, il papà, ha evidenziato come «più dell’80 per cento dei familiari delle vittime innocenti di mafia non conosce la verità e non può avere giustizia».

Appello al quale ha risposto Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, che ha annunciato una iniziativa legislativa in questo senso. «Nessuno si approfitti mai del dolore vostro e delle vostre famiglie», ha ammonito. Daniela Marcone, vice presidente di Libera ha menzionato ad esempio la legge «assurda» che esclude dal riconoscimento di vittime innocenti quelle precedenti al 1° gennaio 1961. E l’assessore capitolino alle Politiche sociali e alla salute Barbara Funari ha aggiunto: «Roma vuole essere una città libera dal silenzio».

L’assemblea è stata conclusa da don Luigi Ciotti: «Da 29 anni ci ritroviamo insieme per affermare con forza che il diritto di ogni persona è quello di essere chiamato per nome. E per liberare il passato dal velo delle verità nascoste e manipolate». Il sacerdote, presidente di Libera, ha ricordato, inoltre, che è importante anche «far emergere la positività e la bellezza della lotta di tante persone». Al punto che nella seconda giornata, quella odierna (giovedì 21 marzo) Roma sarà accompagnata da una rete di cittadini e volontari che in tanti posti d’Italia vivranno lo stesso momento. E oggi al Circo Massimo saranno letti di nuovo i nomi delle 1.081 vittime innocenti della mafia, 12 in più dello scorso anno. «Le mafie sparano di meno, ma sono sempre forti. Dobbiamo continuare insieme a costruire le memorie dei vostri cari», ha concluso don Ciotti.

Don Luigi Ciotti mette sulle spalle del vescovo Lamba la stola appartenuta a don Peppe Diana

Parole, le sue, che hanno anticipato la veglia presieduta da monsignor Riccardo Lamba, già vescovo ausiliare di Roma e dal 23 febbraio scorso arcivescovo eletto di Udine. Don Ciotti, alla fine del momento di preghiera nella basilica di Santa Maria in Trastevere – presente il parroco don Marco Gnavi -, con un gesto altamente simbolico ha preso la stola appartenuta a don Peppe Diana, ucciso dalla camorra a Casal di Principe il 19 marzo 1994, e gliel’ha messa sulle spalle.

«Le vittime – ha detto il presule – non sono solo nomi, ma persone. Dietro questi nomi ci sono storie, relazioni, momenti vissuti intensamente». Riferendosi, quindi, al brano evangelico letto nel corso della veglia («Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi») Lamba ha commentato: «Gesù ci ha donato la libertà attraverso il mistero della Pasqua. È una pagina del Vangelo che rispecchia pienamente la vita di queste persone, donne e uomini veramente liberi».
(fonte: Roma Sette, articolo di Giuseppe Muolo 21/03/2024)