venerdì 17 novembre 2023

C’è modo e modo di usare la parola “patria” di Gabriella Caramore

C’è modo e modo 
di usare la parola “patria”
di Gabriella Caramore


pubblicato su Jesus -,Novembre 2023
ʼădāmȃ terra dei viventi




Patria: parola dal suono ambiguo, desueto, avvolta da una patina di antico, quando la sua difesa implicava la difesa dall'oppressione di patrie più potenti, la rivendicazione di giustizia, eguaglianza, libertà, la rivolta dei più deboli di fronte allo strapotere armato e arrogante di usurpatori di beni e predatori di dignità.



Oggi viene sventolata come una bandiera feroce da chi si propone di proteggere i confini da orde non di invasori, ma di essere umani in fuga da fame, miseria, guerre, persecuzioni. E viene brandita da chi, nello stesso tempo, è indifferente al lamento dei deboli che abitano quella stessa patria, imperturbabile di fonte al degrado morale e civile che la corrompe e la umilia. Non si rendono conto — ma chissà! — che perseverando nel negare soluzione a chi è in cerca di una patria che non ha, nello stesso tempo offendono la «terra dei padri» in ciò che ha mantenuto di decoroso, di "giusto", di generoso, di civile.

«Nostra patria è il mondo intero, / nostra legge è la libertà», diceva un canto anarchico di fine Ottocento. Facendo eco involontaria al monito biblico di ricordarsi che la terra non appartiene a nessuno, e che amare lo straniero è un «comandamento» vero e proprio, perché, dice il Signore, «mia è la terra, e voi siete presso di me come ospiti e forestieri» (Levitico 25,23).

Solo facendo chiarezza su questo mi sento di poter riservare — con pudore, quasi in segreto — alla parola "patria" un piccolo luogo dell'anima. Dove vive la lingua materna, la poesia, il canto, la bellezza dei paesaggi. La memoria, l'attesa, i legami. Il profumo dell'aria sentito un mattino nella casa dell'infanzia, il colore degli alberi una sera d'inverno. Molti e diversi istanti vissuti, nelle strade familiari e nelle strade di altre patrie, tenuti però insieme da un nucleo d'origine, profondo, nascosto. «Questo villaggio, o città, o regione, o nazione è il mio, ci sono nato, ci dormono i miei avi», scriveva Primo Levi. «Ne parlo la lingua, ne ho adottato i costumi e la cultura... Ne ho pagato i tributi, ne ho osservato le leggi...». Questo era il suo modo di vivere e morire "per la patria".

(Fonte: blog dell'autore)