lunedì 7 novembre 2022

Lorefice, j'accuse sui migranti: "Siamo responsabili delle vite sulle navi Ong"

Lorefice, j'accuse sui migranti:
"Siamo responsabili delle vite sulle navi Ong"

Intervista a Corrado Lorefice a cura di Giada Lo Porto.


«Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata», tuona l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice evocando l’omelia del cardinale Salvatore Pappalardo, e riferendosi al braccio di ferro tra il governo e le navi Ong in attesa di un porto. La citazione riporta agli anni bui del piombo mafioso, quando il generale Carlo Alberto dalla Chiesa fu ucciso nella sua auto con la moglie Emanuela Setti Carraro. Poche ore dopo, Pappalardo scrisse un’omelia entrata nella storia civile del Paese. 

Quella frase fu usata contro uno Stato senza forza morale, perché ha scelto di legarla alla vicenda Ong?

«Perché sono successore di un vescovo che l’ha tuonata dal pulpito in un momento tragico, quello dei fiumi di sangue causati dalla mafia. Mi sembra attualissima: c’è un’Europa che dimentica di avere precise responsabilità e un’Italia che si volta dall’altra parte. La legge del mare dice altro, se qualcuno è in pericolo dobbiamo salvarlo. Mentre si continua a perdere tempo ci sono uomini, donne, bambini, in balia del meteo. Questa è mancanza di civiltà». 

Stiamo ripiombando in anni bui? 

«Il mio cuore è ferito per la direzione che questo Paese sta prendendo. Il governo discute inutilmente sul fatto che le imbarcazioni battano questa o quell’altra bandiera. Su quelle navi ci sono vite di cui siamo responsabili, perché fanno parte dell’unica famiglia umana. Dobbiamo smetterla con la teoria dei “nostri o loro”. La dobbiamo smettere di essere i soliti Calimero. Per questo ho voluto fortemente utilizzare quelle parole. Se ieri Sagunto era Palermo, oggi è il Mediterraneo. E bisogna dirlo perché l’attuale situazione fa paura». 

Di cosa ha paura? 

«Temo che si faccia propaganda politica a basso prezzo sulla pelle della povera gente, come è già successo in passato. C’è una visione molto gretta, si continua a dire che queste persone sono quelle che ci impoveriscono e che rubano il nostro lavoro. La storia si ripete. Fatti che abbiamo già visto stanno di nuovo accadendo sotto i nostri occhi». 

Si riferisce alla campagna anti-migranti dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini? 

«Anche. E poi una serie di domande si affastellano nella mia mente. Domande che vorrei porre a tutti: sappiamo in Libia che ci sono i lager? Sappiamo che stiamo foraggiando le cosiddette vedette libiche che hanno l’ordine di sparare alle imbarcazioni? Siamo consapevoli, noi occidentali, di adeguarci sempre più a una mentalità che poco ha a che vedere con il concetto di umanità?». 

Il suo è un atto d’accusa anche all’indifferenza dell’uomo comune? 

«Sì, perché queste persone scappano da ciò che noi occidentali abbiamo ipocritamente creato nei loro Paesi: guerra, fame e cambiamenti climatici. Però quando vengono qui sono loro i nemici, gli usurpatori. È una visione terrificante». 

Lars Castellucci, vicepresidente della Commissione Interni del Bundestag, di Meloni ha detto: “Deve decidere se vuole essere un primo ministro o una provocatrice”. Lei cosa pensa? 

«Che dobbiamo smettere di perderci nelle provocazioni. In mare ci sono i nostri figli, la nostra gente. Ritroviamoci nelle cose essenziali, torniamo a essere umani, compassionevoli. Basta ascoltare chi vuole indurire il nostro cuore». 

Qual è secondo lei la soluzione? 

«Il governo deve indicare subito un porto sicuro di sbarco. È la cosa più urgente. Parlo con lei e sento la pioggia battente fuori. Mi dica, come si può avere l’anima in pace pensando a cosa stanno vivendo i nostri fratelli in mare?».
(fonte: La Repubblica Palermo 06/11/2022)