venerdì 4 marzo 2022

Maurizio Patriciello QUEL PADRE CHE PIANGE IL FIGLIO, COME UN PESO SULLE NOSTRE ANIME

Maurizio Patriciello

QUEL PADRE CHE PIANGE IL FIGLIO,
COME UN PESO SULLE NOSTRE ANIME
 
Basta questa foto per farci capire che la guerra è, e sempre sarà, un'inutile strage, una carneficina da evitare a tutti i costi. Pace! Ce lo chiede quel rimasuglio di coscienza che ci ritroviamo in petto. Pace! Ce lo chiede questo vecchio padre al quale è stato rapinato il più prezioso dei suoi tesori 


La tentazione è forte: meglio non guardare, meglio fingere di non sapere ciò che continua ad accadere alla porta di casa nostra. L’istinto di sopravvivenza scalcita, vorrebbe prevalere. In fondo – ci diciamo - che cosa possiamo fare noi, poveri mortali, per mettere fine a questa guerra assurda? Pregare, certamente; digiunare, pure. Ma le notizie che continuano ad arrivare dall’ Ucraina mettono in subbuglio la nostra mente, i nostri sentimenti, i nostri affetti. Una guerra può essere raccontata in tanti modi, da tanti punti di vista. Può essere minimizzata, le si può cambiare il nome. Col passare dei giorni, la stanchezza fisica e psicologica, prende tutti, vicini e lontani. La primavera è alle porte, le campagne si vanno vestendo di fiori e di colori, c’è voglia di vivere, non di morire. Lasciando agli storici di oggi e di domani le analisi economiche e politiche che, a seconda delle varie letture, vengono e verranno date, ci vogliamo soffermare sulla verità più profonda di questa e di ogni guerra. E continuare a gridare la nostra delusione, la nostra amarezza, lo scandalo che ci angoscia.

Si, siamo terribilmente scandalizzati per ciò che sta accadendo. Per le incapacità, le miopie, le politiche più o meno interessate, che in questi anni non hanno saputo – o non hanno voluto - intercettare i pericoli che correvano i fratelli e le sorelle non solo ucraini, ma europei. Noi non vogliamo entrare nella logica infame della guerra. Non c’interessano i numeri più o meno alti dei morti, dei feriti, dei profughi. Per quanto ci riguarda, una sola vittima innocente ha già superato il limite della decenza. E tra le vittime innocenti includiamo anche i giovani chiamati a difendere le loro famiglie, la loro patria, la loro libertà e tanti loro coetanei dell’altra parte, spinti con la forza ad andare ad ammazzare. Ci sono cose che si tengono accuratamente nascoste nel raccontare una guerra. Il linguaggio deve essere felpato. La gente s’impressiona. I morti, per esempio, non hanno nome, non hanno volto, non hanno storia. Finiscono col diventare un numero. Così, si dice che una bomba – una stupida bomba senza testa e senza cuore – è caduta – come se avesse deciso di “cadere” da sola – su un palazzo e ha fatto sei vittime. Già, sei vittime. Chi erano? Come si chiamavano? Con chi stavano? Quanti anni avevano? E chi c’era con loro nella cantina di quel palazzo, dove si erano illuse di essere al sicuro? Chi si prende cura, adesso, dei loro vecchi nonni, dei bambini scampati – per adesso – alla morte?

La guerra non esiste. Esistono gli uomini che si fanno la guerra. Una foto, una semplice foto, a volte, riesce a fare molto più di cento articoli di giornali. La guerra raccontata dalle foto. Una di queste è arrivata fino a noi. Arriva da Mariupol, la città ucraina bombardata dai russi. Ci vuole coraggio per guardarla. Nella gelida sala di un obitorio di fortuna, coperto da un lenzuolo insanguinato, giace il corpo martoriato di un giovane. Riverso sulla salma, un uomo – il padre - vecchio, devastato, incredulo, piange tutte le lacrime che gli restano. Insieme al figlio hanno ucciso la speranza. E con la speranza la sua stessa vita. Per lui la guerra è già finita. Da questa guerra è stato sconfitto. Lo hanno distrutto gli uomini che fino a ieri gridavano “pace”. Che fino a ieri promettevano – con parole che hanno il sapore della menzogna – che avrebbero lavorato sempre e solo per la libertà. Che inneggiavano alla dignità della persona umana. Basta questa foto per farci capire che la guerra è, e sempre sarà, una “inutile strage”. Una carneficina da evitare a tutti i costi. Che “ con la guerra tutto è perduto”. Pace! Ce lo chiedono i bambini. Pace! Ce lo chiede quel rimasuglio di coscienza che ci ritroviamo in petto. Pace! Ce lo chiede questo vecchio padre al quale è stato rapinato il più prezioso dei suoi tesori. Pace! Ce lo chiede lui, questo giovane – che non conosciamo ma che amiamo - col corpo dilaniato da una bomba stupida, insieme a tutti i morti che hanno pagato con la vita la follia e il delirio di onnipotenza, di chi non ha compreso che il potere gli fu dato solo per servire e impegnarsi indefessamente per il bene del proprio popolo e del mondo intero.
(fonte: Famiglia Cristiana 04/03/2022 )